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domenica 3 dicembre 2017

Il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia



Ecco il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia
#appelloaipatrioti 

Congresso Fdi, Meloni: "Voglio vincere con il centrodestra"



da ilgiornale.it

Al PalaRubini al lavoro circa 4mila delegati da tutta Italia del partito guidato da Giorgia Meloni. In un incontro coi giornalisti la presidente di Fdi ha detto che vuole "vincere con il centrodestra, l'unico che può dare un governo coeso all'Italia".

Meloni ha ammesso che vi sono ancora "diverse sono le cose da chiarire" nella coalizione, e tal proposito ha annunciato che si ci sarà un incontro con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Poi ha confermato di essere la candidata alla presidenza del Consiglio di ministri di Fratelli d'Italia, "arrivando dove gli italiani mi faranno arrivare". "Siamo la terza via del centrodestra", ha aggiunto Meloni, che vuole ribadire "prima gli italiani, prima la difesa del nostro lavoro e della nostra identità" perché non vogliamo che "modelli esotici sostituiscano gli italiani". E' ovvio, ha quindi sottolineato, che la leadership nel centrodestra non risolve tutta la questione. Il caso siciliano, ha aggiunto, dimostra che non si vince al centro o con identità sbiadite e un voto a Fdi rappresenta "un voto contro gli inciucio e senza futuri inciuci con Pd e Cinque Stelle": Fdi, ha aggiunto la Meloni, ha messo in sicurezza la storia della destra in Italia, ora però serve un salto di qualità.

venerdì 28 aprile 2017

Meloni a «La Verità»: «Voglio vincere per non consegnare l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana»



da giorgiameloni.it

L’intervista di Luca Telese.


«La Francia non è l’Italia. Io sono italiana, cerco risposte per l’Italia. Però la Francia è un grande Paese europeo, ci ha dato una indicazione importante: ha dimostrato che i partiti tradizionali non esistono più, che l’asse destra sinistra non risponde ai problemi della realtà, che gli elettori francesi dicono No alle politiche di restaurazione: questa per noi è una indicazione importante, utile per vincere le elezioni a casa nostra». A tratti, quando parla del voto per l’Eliseo, Giorgia Meloni sbuffa. In questi giorni si è impegnata in un sorprendente lavoro di mediazione tra Berlusconi e Salvini (e oggi spiega perché). Non gli piacciono gli esterofili, dice, detesta i «macroniani della domenica sera». Spiega che su quel dato elettorale si è fatta «propaganda», aggiunge perché secondo lei la partita italiana per il centrodestra «è aperta».

Onorevole Meloni, borse e mercati festeggiano il risultato del primo turno in Francia. «Ah sì?». Dicono che se sono stati fermati i populisti a Parigi saranno fermati anche a Roma. Sorriso. «Io non mi definisco populista, semmai sono sovranista, e con orgoglio. Ma se populista è un modo per associarci alla Le Pen ed esorcizzarci, non mi sottraggo».
Cosa si può dire a mente fredda dopo le prime analisi fatte a caldo? «Un fatto è innegabile: i francesi hanno distrutto i partiti tradizionali. Non era mai successo che fosse contemporaneamente fuori dal ballottaggio sia gollisti che socialisti».
Cosa significa? «Una cosa che ripeto da tempo anche in Italia. Le vecchie geografie politiche non esistono più». Cioè? «Io sono una persona con una storia di destra convinta che le categorie destra e sinistra siano inadeguate a rappresentare questo tempo: oggi, a maggior ragione, la partita è alto contro basso, grande contro piccolo, globalizzazione contro nazioni, centro contro periferie, mercati finanziari contro mercati rionali».

Renzi ha tirato un sospiro di sollievo, dopo questo voto, però. «Davvero? Qualcuno dovrebbe spiegargli che lui non è il Macron italiano, come vorrebbe far credere. Semmai Renzi è l’Hollande italiano, il potere costituito che la gente non vuole». Perfida. «No, semmai analitica». Ma Hollande non si è nemmeno ricandidato! «Vero. E dopo il referendum Renzi avrebbe fatto bene a seguire l’esempio. Con i suoi insuccessi Hollande ha portato il Partito Socialista al 6%».

Questo che significa? «Il Pd è oggi in una crisi di strategia e di consensi simile. Sul nuovo asse politico che ho descritto sta sempre dalla parte dei più forti». Esempio? «La sinistra radical chic ha scoperto il problema degli sbarchi solo il giorno in cui sono stati assegnati 20 profughi a Capalbio». Addirittura. «È storia. Fino all’estate scorsa eravamo solo noi brutti, razzisti e cattivi a sollevare il problema: poi quando gli immigrati se li sono ritrovati davanti alle loro case di lusso a Capalbio, il sindaco de Pd ha levato gli scudi dicendo che accogliere gli stranieri svalutava le case e rendeva il clima invivibile. Ma dai! Pensi a Tor Sapienza lo sapevano da anni, che li di centri per l’accoglienza ce ne sono 12 e del problema della svalutazione delle case non frega a nessuno».

Si è appassionata al confronto delle primarie? «Ho adorato Emiliano quando Renzi gli ha detto: “Prometti che se vinco non mi farai opposizione?”. E lui: “No”, secco. Renzi ci è rimasto di sasso. Ma è letteratura per addetti ai lavori. Il confronto era di una noia mortale». Secondo lei chi ha vinto il confronto? «La pubblicità». Perché lei dice che in Francia si è votato contro la restaurazione? «Perché i cosiddetti populisti Le Pen, Mélenchon e Dupont-Aignan, che ha preso poco meno del 5% con un partito sovranista di desta anti-euro, insieme hanno il 51%. Non solo…». Cosa? «Molto dei voti di Fillon, un altro 20%, sono stati conquistati con una campagna tutta a destra, fondata su parole come ordine e sovranità. Dove andranno ora?».

Non le piace Macron? «Ha un tratto in comune con alcuni dirigenti della sinistra italiana: è un socialista che cerca di far dimenticare di esserlo stato. Con l’aggravante di non essere solo un fiancheggiatore dei banchieri, ma direttamente un banchiere». Riuscirà a cambiare pelle? «Ha basato la sua campagna sullo slogan “bisogna ricostruire l’Europa”. Quando lo dicevo io mi davano della sfascista».

Quindi avete la stessa idea? «No. Perché luì lo dice strumentalmente, per prendere voti da chi è stanco dell’Europa e portarli al servizio degli usurai a capo dell’Unione. Del resto mentre l’Europa veniva asservita a questi signori lui non era nelle piazze ma al governo come Hollande. Il modello italiano più vicino a lui è Monti: sarà un bel ballottaggio».

Perché? «Ho visto la La Pen davanti alla fabbrica in crisi dire ai lavoratori che se dovesse vincere salverebbe quella fabbrica, applaudita. E invece Macron spiegare loro che il mercato produce questi effetti inevitabili, fischiato». Vede che è populista? «Certo. Se la partita è, come è, tra restaurazione e rivoluzione, contro la dittatura di finanza e speculazione, non ho dubbi da che parte stare». Quale? «Quella del mio interesse nazionale». Però al secondo turno in Francia si coalizzano tutti contro la Le Pen. È l’ultima eredità del passato: la «disciplina repubblicana». «Ho notato che Mélenchon, candidato della sinistra radicale, con intelligenza non ha dato indicazioni di voto. Ovvio: ha passato tutta la campagna a dire, ed è vero, che Macron è il guardiano del sistema».

Dica la verità, si aspettava più voti per la Le Pen? «No, in Francia c’è ancora la “conventio ad excludendum”, che si trasforma in un tutti contro uno. Ma noto con soddisfazione che le questioni su cui noi ci battiamo da anni ormai sono entrate nel senso comune, non sono più tabù».

Perché? «I cosiddetti populisti hanno già vinto quando il dibattito politico si sposta sui loro terreno e insegue le loro ricette». Ovvero? «Prenda l’immigrazione: oggi, astutamente, Minniti fa finta di contrastarla. Il loro ultimo slogan è: “Sicurezza è una parola di sinistra”».

Si sente insidiata? Sorriso. «Macché! Ci fanno pubblicità. Ogni volta che lo ripetono ci danno ragione retroattivamente. E poi se fanno tutto questo parlare e poi nel decreto sicurezza invece di affrontare il problema dei furti e delle rapine mettono il daspo ai writers…». Populismo, secondo i suoi detrattori, è usare la demagogia per catturare consensi. «Dostoevskij, diceva che “populista è colui che ascolta”. Per la condizione nella quale opera, la Le Pen ha fatto un miracolo. Quando finalmente potremo andare a votare noi, faremo la nostra parte».
Il governo Gentiloni rafforza Renzi? «A me pare che Gentiloni abbia rafforzato Gentiloni, e quindi abbia indebolito la leadership del Pd». Questo governo le piace più o meno del precedente? «Dal punto di vista logico, dopo il referendum, siamo passati da governi non scelti dagli elettori, a governi costituiti contro di loro. Una nuova magia del centrosinistra». Ma è più o meno popolare di quello di Renzi? «Più impopolare di quello Renzi è impossibile: però siamo ad un altro miracolo politologico».

Quale? «Un governo nato con l’unico scopo ufficiale della legge elettorale che si occupa di tutto tranne che di legge elettorale». Però gestisce le emergenze. «Ah, per fortuna. Così vedremo cosa si inventano su Alitalia. L’ha visto il video di Renzi del 2015 che sta scalando YouTube? “Vorrei chiedervi di allacciarvi le cinture! Perché qui stiamo decollando davvero: il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia!”». Non maramaldeggi, adesso. «Al contrario. Sono angosciata per questa crisi, proprio perché penso, all’esatto opposto di Renzi, che la crisi di Alitalia sia anche la crisi dell’Italia. Perdiamo posti di lavoro, capacità industriale, sovranità. Servono risposte, non slogan».

Ma davvero adesso lei sta mediando tra Berlusconi e Salvini? «Certo, sì. Vede, sono molto diversa da come mi raccontano. È che ho un solo obiettivo. Non far vincere le elezioni all’establishment del Pd o ai pasticcioni del M5S». Addirittura? «Ma lei ha capito con chi stanno in Francia i grillini? Ho letto dichiarazioni acrobatiche».

È così importante? «Beh, sì: visto che loro sono proeuro ma anche contro l’euro, contro le Ong ma a favore dell’immigrazione incontrollata, in abito da sera, contro il liberismo ma anche dentro l’Alde, il gruppo dei liberisti. Che però li caccia. Fantastico. La posizione sulla Francia è la cartina di tornasole di questo caos». Lei è preoccupata perché ha visto la virata a destra di Grillo, l’intervista ad Avvenire, il dialogo con il mondo cattolico conservatore… «Peccato che alla Camera fossero impegnati a presentare l’unico emendamento che chiedeva l’eutanasia nella discussione sul testamento biologico».

Anche loro sono oltre la divisione destra-sinistra. «No, loro sono gente di sinistra che si nasconde per prendere voti a destra. Sono l’assenza di visione e l’esaltazione della politica fatta solo per il consenso. E questo produce una sostanziale incapacità di governare, come abbiamo visto a Roma. Io sto ancora aspettando la funivia». Vi rubano voti a destra? «Alla lunga no, la gente non è stupida. A patto che, ed è il motivo per cui mi impegno a mediare, noi restiamo uniti». Ma c’è un punto di equilibrio? «Io credo di si. Abbiamo i contenuti, le forze, i voti, le identità: Berlusconi è anche quello che ha sfidato la Merkel e Sarkozy. È più populista che popolarista. A destra oggi manca solo un portabandiera». Che sarà anche il leader? «Siamo, e restiamo, tutti leader. Un portabandiera scelto con le primarie è la figura che guiderà la campagna elettorale alla vittoria. Siamo più forti, abbiamo cultura di governo, non possiamo consegnare l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana».

venerdì 22 gennaio 2016

Giorgia Meloni, la sfida a Renzi: "Lo Stato risarcisca le vittime dei clandestini"



da liberoquotidiano.it

"Noi chiediamo che lo Stato risarcisca le vittime dei reati commessi da persone che non dovevano essere lì in quel momento, dunque beneficiari di svuota carceri e clandestini. Se liberi per incapacità dello Stato di gestire determinate emergenze, è
giusto che paghi lo Stato e risarcisca le vittime". È la proposta di Giorgia Meloni, uno dei punti centrali del "pacchetto sicurezza" messo a punto da Fratelli d'Italia-An. "Sfidiamo il governo a valutare questo pacchetto - dice la presidente di Fdi-An -, ci accusano sempre di soffiare sul fuoco della demagogia e della propaganda, queste sono proposte concrete". Per la Meloni, "la
sicurezza è una precondizione di libertà, lo strumento principe che lo Stato ha per difendere i più deboli. Con questo pacchetto, cerchiamo di intervenire a 360 gradi", partendo dalla "certezza della pena, un principio che vogliamo ripristinare. In Italia ci sono stati 5 decreti svuota-carceri in 4 anni, in galera non ci si finisce più. Noi vogliamo combattere il lassismo buonista che ha finito per farci trovare davanti a uno Stato più vicino ai carnefici che alle vittime". "Nell'ultimo anno - rimarca - tra i denunciati a piede libero gli stranieri sono stati il 54,2%, tra gli arrestati il 62%, tra i detenuti il 42,3%".

Il registro delle moschee - Il pacchetto, come ricordato in conferenza stampa dall'ex ministro Ignazio La Russa, prevede anche "l'istituzione del registro pubblico delle moschee" e disposizioni in materia di imam: tra queste l'obbligo dell'uso della lingua italiana durante i sermoni. "L'incremento della spinta terroristica legata al fondamentalismo islamico e la crisi economica - rimarca il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli - costituiscono un combinato disposto che dovrebbe convincere anche i più riottosi a intervenire sul fronte sicurezza".

martedì 31 marzo 2015

«ChemChina renderà Pirelli globale L’Italia deve attrarre investimenti»



L’acquisizione di Pirelli e di altre grandi aziende da parte di cinesi, indiani, ecc., non sono mere operazioni di mercato ma rientrano nelle strategie nazionali e militari di questi Stati. Il loro obiettivo, infatti, è comprare le società per impadronirsi della tecnologia, dei brevetti e del know how, per poi successivamente abbandonarle. Un tempo queste cose si facevano tramite azioni di spionaggio, ora si fanno con operazioni finanziarie. Uno Stato sovrano non lo consente, i nostri Governi fantoccio sì.

Giorgia Meloni


da corriere.it

La scelta di China National Chemical Corporation «era la migliore per la Pirelli». Marco Tronchetti Provera lo aveva capito tre anni fa, quando ha incontrato per la prima volta Ren Jianxin, e adesso che è stata avviata la svolta, con la firma degli accordi che sanciscono l’alleanza, è soddisfatto per essere riuscito ad assicurare il futuro del gruppo milanese imbarcando un socio con le spalle larghe e un accesso privilegiato a un mercato sterminato. «Cuore e testa resteranno in Italia» assicura Tronchetti, al quale il nuovo socio cinese ha chiesto di rimanere alla guida per altri cinque anni insieme all’attuale management. «ChemChina - racconta - si è dimostrata molto aperta nel considerare un valore il radicamento di uomini e tecnologie in Italia, valore che è stato garantito con apposite clausole negli accordi».
  
Eppure c’è chi lamenta che l’Italia ha perso un pezzo pregiato della sua industria
«Questa è un’operazione che rende Pirelli più forte, ne ribadisce il radicamento e rafforza il ruolo del management. Continuiamo a guidare noi, portando avanti i piani di sviluppo stabiliti e senza alcun rischio per l’occupazione, né in Italia né negli stabilimenti esteri». 

Qualcuno si è chiesto se il Fondo strategico o F2i non potessero rappresentare delle alternative per tenere Pirelli italiana.
«Non ha molto senso in questo caso invocare l’intervento di fondi pubblici per garantire l’italianità. Uomini, tecnologie e sede in Italia sono garantiti dagli accordi e il partner cinese ci rafforza in un mercato enorme».  

I sindacati dicono che se in Italia ci fosse stata una politica industriale Pirelli non avrebbe scelto un partner cinese.
«Mi preoccupano certi sussulti che sanno di antico. La vera politica industriale si fa creando le condizioni per attrarre investimenti, che creano posti di lavoro, dando spazio alla formazione e allo sviluppo di tecnologie per far leva sulle eccellenze che fortunatamente ancora esistono nel Paese. Se guardo fuori dall’Italia vedo che le case automobilistiche vanno a produrre in Gran Bretagna, in Germania e in Spagna. Solo ultimamente, per fortuna, Fca ha ripreso a creare posti di lavoro. Perché queste difficoltà in Italia? La risposta non può essere certo un nazionalismo di maniera che parla in modo superficiale di politica industriale». 

E la sua risposta qual è?
«In Italia è mancato un progetto per il futuro dell’industria. Oggi abbiamo la possibilità di diventare il Paese delle opportunità per gli italiani e gli stranieri. Se abbiamo perso competitività per molti anni è proprio perchè le scelte di politica industriale del passato hanno impoverito il Paese. Per decenni abbiamo sentito dire che piccolo è bello, ma il piccolo per crescere ha bisogno della dimensione, che porta a ragionare in grande tutti gli attori del mercato creando una società più aperta. L’Italia invece non ha creato le condizioni per attrarre i grandi e per far crescere le aziende medie. Quando un’azienda decide di uscire dall’Italia ci si dovrebbe chiedere perché. Certo, a pensarci i “lacci e lacciuoli” invocati da Guido Carli, erano nulla. Oggi c’è un nodo gordiano, di cui ha beneficiato chi conosceva le scorciatoie per evitare i nodi e la corruzione è dilagata. Troppo spesso, di fronte a un problema, si è fatta una nuova legge senza guardare a quelle che andavano eliminate perché la nuova potesse funzionare. E tutto è diventato sempre più complesso». 

Questo governo ha visione di politica industriale?
«Ha lo sguardo giusto sul mondo e l’agenda giusta. Il Jobs act è un atto di vera politica industriale».

Renzi era stato messo al corrente che stava negoziando con ChemChina. Ci sono state interferenze?
«Nessuna. Alla vigilia della firma ho spiegato al premier il progetto industriale. Ha colto che per Pirelli è una grande opportunità».  

Perché proprio ChemChina?
«Abbiamo scelto ChemChina perché non c’è sovrapposizione e ci consente di avere un accesso diretto al mercato cinese dei pneumatici giganti. La nostra intenzione era di stabilizzare il segmento “industrial” che in Pirelli ha una dimensione non ottimale. Il futuro per questo mercato, e non solo, è l’Asia e dunque è lì che stavamo guardando. Pirelli ha la tecnologia, prodotti competitivi e una redditività elevata, che potrà dare valore grazie anche alla capacità produttiva e alla presenza sul mercato di Aeolus (la controllata di ChemChina negli pneumatici, ndr ). Raddoppiamo da subito la produzione. A fianco di questo proseguirà la strategia di sviluppo nel segmento premium, che ha una crescita tripla rispetto al consumer, e in cui abbiamo investito molto in questi anni aprendo nuove fabbriche. Il mio compito sarà occuparmi del processo di riorganizzazione, rendere Pirelli più forte e solida e creare i presupposti per la continuità costruendo il percorso di successione».

Successione che slitta al 2021. Ha già individuato chi la sostituirà?
«In Pirelli sono importanti due caratteristiche: visione e capacità di gestione e oggi ci sono tante persone capaci nel gruppo. Io farò ciò che è utile all’azienda perchè continui su questo percorso, avendo il dovere, e in base agli accordi anche il diritto, di indicare il mio successore»

Cosa cambia adesso nell’alleanza in Russia?
«Pur diventando cinese il primo azionista, gli accordi in Russia sono tutti confermati. La Russia è importante per il mercato dei prodotti “winter” ed è diventata una base produttiva molto competitiva». 

I soci di Camfin venderanno o resteranno?
«Chi crede nel progetto ci seguirà in questo nuovo tratto di viaggio della Pirelli. Al momento tutti hanno deciso di proseguire».

Lei però non sarà più presidente della Pirelli in questo viaggio. Le dispiace?
«Mi fa sentire più giovane. Dopo una certa età diventano tutti presidenti».

lunedì 9 marzo 2015

Contro Renzi, con i Marò e con Stacchio: Fratelli d’Italia conquista Venezia

 secoloditalia.it

Venezia avvolta dal tricolore, con diecimila persone in piazza. La città lagunare si è presentata così nel giorno della riuscita manifestazione di Fratelli d’Italia. Il corteo, guidato da Giorgia Meloni e da Ignazio La Russa, contro la politica del governo Renzi e sui temi della sicurezza e contro il malaffare e la corruzione ha attraversato le vie e i calli della città. Partito dalla stazione ferroviaria  ha toccata vari punti della città lagunare fino a campo San Geremia dove è stato tenuto il comizio conclusivo. Alla manifestazione hanno partecipato  migliaia di persone. Una folta presenza popolare che ha confermato il successo della iniziativa. E confermato la voglia di opposizione che sale nel Paese nei confronti del governo guidato da Matteo Renzi.

Fratelli d'Italia con il benzinaio Stacchio

Più volte durante la manifestazione che Fratelli d’Italia ha tenuto questo pomeriggio a Venezia è risuonato il nome del benzinaio di Nanto Graziano Stacchio, che ha sparato nelle scorse settimane al rapinatore di una gioielleria, uccidendolo. “Graziano Stacchio ce l’ha insegnato, legittima difesa non è un reato” è lo slogan ripetuto dai partecipanti al corteo insieme all’invocazione “di uno Stato che protegga e non che condanni chi si difende”.

La crisi del Paese al centro dell'intervento della Meloni

Il tema del fisco, quello della immigrazione, la crisi profonda dalla quale si fatica ad uscire e che colpisce soprattutto il ceto medio e il mondo delle piccole  medie imprese, l’artigianato, il commercio, i problemi di ordine pubblico e il terrorismo internazionale alimentato dal fondamentalismo islamico sono stati affrontati da Giorgia Meloni nel comizio finale.

Il commovente ricordo dei Marò

Sul palco anche Gianluca Salviato, il tecnico veneziano che era stato rapito in Libia nei mesi scorsi, che ha concluso il suo intervento con la frase ‘Viva l’Italia’. Nel corteo, caratterizzato da striscioni, anche slogan in ricordo dei Marò trattenuti in India. In un’altra zona di Venezia, in campo Santa Margherita, contemporaneamente, gruppi dei centri sociali, formazioni della sinistra e rappresentanti dell’Anpi hanno dato vita a una ‘contromanifestazione’. Le forze dell’ordine hanno seguito le due iniziative, secondo un piano predisposto dal questore Angelo Sanna.

mercoledì 4 marzo 2015

Cesare Battisti verrà espulso dal Brasile!





 da repubblica.it

SAN PAOLO - L'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, Cesare Battisti, sarà espulso dal Brasile. Lo ha annunciato per primo il sito Estadao, citando fonti giudiziarie. "Siamo stati informati della decisione ma ancora non c'è una data", ha detto l'avvocato di Battisti Igor Sant'Anna Tamasauskas citato dal sito. Il governo federale brasiliano gli aveva concesso lo status di rifugiato politico nel 2009. Il legale ha sottolineato come con questa sentenza si cerchi di "modificare una decisione del Tribunale Supremo federale e del presidente della Repubblica". Fu nell'ultimo giorno del suo mandato che il presidente Lula rifiutò la richiesta di estradizione presentata dall'Italia.

Secondo quanto scrivono anche altri quotidiani, tra cui O globo, il giudice federale di Brasilia, Adverci Rates Mendes de Abreu, ha accolto una richiesta della Procura federale per considerare nullo l'atto del governo per la concessione del soggiorno a Battisti. "Si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile. Pertanto annullo l'atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiedo che venga applicato il procedimento di espulsione", ha sentenziato il giudice federale. "Gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L'espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l'Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo", ha precisato.

Il magistrato ha deciso che si può iniziare la procedura di espulsione verso la Francia o il Messico, i Paesi attraverso i quali l'ex terrorista passò dopo la fuga in Italia e dove visse prima di arrivare in Brasile. La sentenza non è stata ancora pubblicata, ma, dopo la pubblicazione, sarà possibile presentare ricorso. I legali di Battisti, Pierpaolo Cruz Bottini e Igor Sant'Anna Tamasauskas, però possono ricorerre in quattro istanze, fino al Tribunale supremo e hanno detto che presenteranno appello. I tempi per una decisione definitiva potrebbero quindi essere lunghissimi.  

Le reazioni. "La corte federale brasiliana ha ordinato l'espulsione di un criminale e di un assassino come battisti. Lo aspettiamo a braccia aperte", ha scritto su Twitter Giorgia Meloni.

"Speriamo che ora Cesare Battisti sconti le sue pene", ha commentato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi). "Finalmente Cesare Battisti sarà estradato dal Brasile. Abbiamo vinto un'importante battaglia contro i tanti, i troppi che lo hanno coperto e difeso in questi anni. Adesso speriamo paghi il conto", ha dichiarato in una nota Daniela Santanché di Forza Italia. "L'estradizione di Battisti è un atto dovuto, un atto di giustizia verso tutte le vittime del terrorismo", ha affermato il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. "Un'estradizione arrivata fin troppo tardi" conclude Portas. "Speriamo che la decisione del giudice Federale brasiliano sull'estradizione di Battisti metta fine alla latitanza ingiusta e dorata di un omicida", così su Twitter il segretario del Psi, Riccardo Nencini.


Membro del gruppo dei Pac, Battisti è stato condannato in Italia in via definitiva a due ergastoli e a svariati anni di carcere per 4 omicidi compiuti negli anni '70, insurrezione armata, possesso illegale di armi, rapina e furto. Ha vissuto per anni latitante in Francia, grazie alla cosiddetta "dottrina Mitterand". Quando nel 2004 le autorità francesi lo arrestarono e concessero l'estradizione verso l'Italia, Battisti riuscì a fuggire rifugiandosi in Brasile. Fu arrestato a Rio de Janeiro nel 2007. La richiesta di estradizione proveniente dall'Italia venne rifiutata nel gennaio 2009 dall'allora ministro della Giustizia, Tarso Genro, che creò un'aspra polemica fondando la sua decisione sul timore di una presunta persecuzione di Battisti in Italia per le sue idee politiche.

La Corte Suprema annullò nel novembre dello stesso anno la delibera di Genro concedendo l'estradizione, condizionata però alla decisione finale di Lula, che decise invece per il no all'estradizione. Decisione ratificata con la concessione della libertà all'ex membro dei Proletari armati per il comunismo concessa dal Supremo Tribunale Federale l'8 giugno 2011. 
 

domenica 1 marzo 2015

La Lega a Roma: tanta Meloni, poco Salvini




 da tribunaitalia.it

#RENZIACASA – In una Piazza del Popolo quasi gremita di persone, sfilano sul palco gli ospiti di Matteo Salvini: dal rappresentante degli esodati Claudio Ardizio, al pescatore ligure Lorenzo Viviani, passando per Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap

A parlare c’è anche Simone Di Stefano, esponente di Casapound. Insomma, la destra sociale italiana e romana al gran completo. Appare in un videomessaggio anche Marine Le Pen, e a concludere il comizio c’è proprio lui, Salvini, l’aspirante leader del centrodestra. Ma a rubare la scena è stata Giorgia Meloni, Presidente dei Fratelli d’Italia. Con la solita veemenza che la contraddistingue, non ha risparmiato nessuno. Da Marino (a cui segretamente – ma neanche tanto- vorrebbe sottrarre la poltrona di sindaco di Roma), al Presidente del Consiglio (“Renzi è il figlio segreto di Vanna Marchi”), passando per le istituzioni europee, accusate di non prestare attenzione alle esigenze dei popoli del vecchio continente.

CHI E’ IL VERO LEADER? - Il discorso di Salvini è risultato noioso, monotono. Usa le stesse parole per esporre gli stessi concetti, somigliando sempre più al suo nemico Renzi. Ma a differenza del leader del Carroccio, l’ex sindaco di Firenze qualche volta cambia il tono di voce, non martellando le orecchie degli ascoltatori insistendo sulla stessa nota. Matteo Salvini avrà forse convinto chi voleva convincere, ma un vero politico si vede anche nella verve che mette per esprimere i propri pensieri. E’ sembrato quasi stanco, infiacchito, spossato, con una voce fastidiosamente gracchiante. Tutto il contrario la Meloni, che col suo tono squillante e vivace ha saputo colpire gli astanti e attirare l’attenzione anche di chi la ascoltava per semplice curiosità.

“Basta sbarchi, l’ISIS controlla le coste libiche. Vogliono mandarci Prodi? Mandiamoci Prodi, così gli introduce l’euro e li uccidiamo in qualche mese”, così esclama parlando della situazione libica. I temi sono inevitabilmente gli stessi di Salvini, ovviamente, ma lo stile e lo spirito sono profondamente diversi.

“L’unico Nazareno che rispettiamo è Gesù”, ha commentato la Meloni, che fa dell’ironia un suo punto di forza. Ironia che non sorride a Salvini, che ha saputo solo inventare una misera battuta: “Non dite vaffanculo che se no Renzi ci mette sopra una tassa” 
Isis, patto del Nazareno, ma non solo.

Colpisce proprio dove voleva colpire, quella sinistra odiata e con la puzza sotto il naso che, culturalmente, non può non attaccare: “Basta tasse, ci stanno ammazzando! Lo so che alla sinistra piacciono tanto, anche se poi l’intellighenzia della sinistra, uno come Gino Paoli, nasconde i soldi in Svizzera per evadere il fisco. Soldi presi in nero dalle feste dell’Unità”.

Non poteva non regalare qualche parola anche al sindaco Marino: “Marino verrà posizionato fra le catastrofi della storia millenaria della città appena dopo il sacco dei Lanzichenecchi e l’incendio di Nerone. Non vogliamo vedere Roma ridotta così”.

Insomma, più che la consacrazione di Salvini, oggi è stata la giornata di Giorgia Meloni. Ma questo, spetterà agli elettori di destra deciderlo.

giovedì 26 febbraio 2015

Meloni a La Repubblica: «Sarò con Matteo per costruire una destra giovane»




giorgiameloni.com


In piazza con Salvini, sabato a Roma, il 7 marzo a Venezia, dove porterà quest’intesa con la Lega, onorevole Giorgia Meloni? 
 «Siamo in piazza insieme per dire no a questo governo dei poteri forti, delle grandi lobby, dei potentati economici, dell’Europa dei banchieri, dell’immigrazione senza controllo, della “troika” tutta italiana: Monti-Letta-Renzi. Puntiamo a costruire un’alternativa credibile a tutto questo, partendo da una destra moderna, giovane, all’altezza delle sfide. Sabato partecipiamo noi, con una delegazione, alla manifestazione promossa dalla Lega a Roma. Sarà nostra invece la piazza organizzata a Venezia il 7 marzo con lo slogan “Difendiamoci”: dalle tasse, dalla criminalità dilagante, dai clandestini, dall’Isis alle porte».

Salvini è stato contestato a Roma, al Campidoglio lo hanno accusato di razzismo. Temete incidenti? 
 «Non faccio l’avvocato di Salvini. Ma di razzismo sonostata accusata anche io, solo perché dico no a questa forma di finta solidarietà che si vuole far passare attraverso l’apertura dei confini a tutti gli immigrati, per poi farli vivere come bestie. Qui rischiamo una deriva in stile banlieue. Incidenti sabato non ne temo. Le minacce arrivano dai soliti noti in cerca di visibilità, quattro fanatici del facciamo casino».

Con la Lega presenterete liste comuni? Magari alle regionali al Sud? 
«Non credo proprio. Ognuno presenterà le proprie. Ma il centrodestra per come lo abbiamo conosciuto in Italia è morto, va costruito qualcosa di completamente nuovo. E bisogna ricostruirlo partendo dalle primarie, per fare sintesi e unità».

Berlusconi non ne vuol sapere. «Pazienza, sene farà una ragione e ce la faremo noi del suo dissenso. È finita la politica dell’uomo solo al comando, dei cerchi magici, dei diktat, è il momento di voltare pagina».

Gianfranco Fini nell’intervista a Repubblica l’ha definita “mascotte di Salvini”, “una delusione”, il vostro un “lepenismo d’accatto”.  
«Fini mi ha ferito solo quando ha ucciso la destra italiana. Oggi, quando lui mi accusa, mi critica, acquisisco la consapevolezza di andare nella direzione giusta. Io non sono la mascotte di nessuno. Altri forse lo sono dei poteri forti, della massoneria, delle grandi lobby. Penso che l’esperienza Monti sia quanto di più lontano si potesse immaginare dalla storia della destra italiana».

Ma il legame con Marine Le Pen c’è, la porterete in Italia? 
«Ci siamo incontrate a cena poche settimane fa. Portarla in Italia per una manifestazione è nelle nostre intenzioni. Ma non ci sogniamo di dar vita a un clone italiano del partito lepenista, l’Italia non è la Francia, le condizioni politiche non sono sovrapponibili, noi vogliamo costruire un modello tutto italiano».

venerdì 20 febbraio 2015

Fiaccolata di Fratelli d'Italia al Pantheon




Poche ore alla fiaccolata di Fratelli d’Italia nel cuore della Capitale, al Pantheon,  per dire no agli sbarchi e al business degli scafisti. «L’intelligence britannica conferma quanto sosteniamo da giorni: l’Isis usa i barconi dei profughi per infiltrare terroristi. Stop sbarchi», scrive su Twitter  Giorgia Meloni lanciando la mobilitazione di piazza che da questo fine settimana terrà impegnati i militanti sul territorio nazionale.

Al Pantheon le luci di Fratelli d'Italia.

“Fermiamoli: luci contro il terrorismo” è lo slogan delle fiaccolate previste in tutta Italia per chiedere al governo Renzi lo stop immediato agli sbarchi finché l’Isis non sarà sconfitto e di porre immediatamente in discussione in sede Onu e Nato la necessità di un intervento per pacificare la Libia. Le fiaccole già corrono sul web con un tam tam virale che sotto gli hashtag #Fermiamoilterrorismo, #DifendiamolItalia, #BastasBarchi hanno raccolto centinaia di adesioni. «Non possiamo consentire a dei terroristi di fare la selezione  all’ingresso delle nostre coste: stop totale dell’accoglienza dei profughi». Tra gli appuntamenti (che verranno pubblicati sul sito ufficiale di Fratelli d’Italia)  anche quello in Lombardia di domenica 7 marzo a piazza San Babila a Milano.

Guerra agli scafisti.

Razzismo e intolleranza non c’entrano. Quella di Fratelli d’Italia, ha spiegato Fabio Rampelli capogruppo a Montecitorio, «è una dichiarazione di guerra agli scafisti,  perché è l’unico modo per salvare vite umane e contemporaneamente aumentare la sicurezza dei cittadini  togliendo un ulteriore strumento di morte al terrorismo islamico». Con la cooperazione europea (che finora è mancata) è possibile, spiega, «fermare i barconi della morte prima che salpino» a condizione di avere un governo forte capace di essere ascoltato e non deriso al tavolo di Bruxelles.

lunedì 20 ottobre 2014

Politica. Meloni (Fdi) a Reggio Calabria: “Italia lasciata sola dall’Ue sull’immigrazione”



da barbadillo.it

“L’Italia è stata completamente abbandonata dall’Unione Europea che è incapace di prendersi le proprie responsabilità”: è questa la presa di posizione del presidente nazionale di FdI-An, 

Giorgia Meloni, durante la manifestazione nazionale del partito a Reggio Calabria.
“Dicono a noi – ha spiegato  - che dobbiamo fare i compiti a casa, ma gli stessi compiti l’Europa non li fa. E il Governo accetta di essere abbandonato. Chiediamo che l’Europa si carichi del fenomeno dell’immigrazione. È un fenomeno che l’Italia non può affrontare da sola. Un anno dopo Mare Nostrum Fratelli d’Italia viene a Reggio Calabria per dire che questa iniziativa è stata un’operazione fallimentare, sia sul piano del tentativo di governare il fenomeno migratorio, sia sul piano umanitario”.

Preferenza nazionale


Per la Meloni “il risultato fallimentare è costituito dai cento milioni di euro spesi solamente per Mare Nostrum, più i 30 euro che costa qualunque immigrato richiedente asilo o metta piede sul nostro territorio nazionale. Anche qui è curioso: lo Stato italiano spende 30 euro al giorno per ogni immigrato, che sono 900 euro al mese. E nella stessa nazione si ritiene che un anziano possa vivere con una pensione sociale di 480 euro”.

lunedì 21 luglio 2014

Palermo, in migliaia alla Fiaccolata per Paolo Borsellino


da lagazzettapalermitana.it

Erano migliaia le persone alla Fiaccolata partita da Piazza Vittorio Veneto in memoria di Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. In testa al corteo il tradizionale striscione “Paolo Vive” del Coordinamento “Comunità ‘92”. A seguire un tappeto di giovani e intere famiglie con le fiaccole in mano. Particolarità di quest’anno la presenza in piazza di un lungo striscione tricolore di 25 metri tenuto da ragazzi provenienti da tutta Italia. Presente anche uno striscione con una frase di Borsellino, riportata dalla moglie Agnese nel suo libro, “Solo chi ama veramente la patria ama se stesso”.
“Vogliamo simbolicamente colorare di tricolore la Fiaccolata – dichiara Davide Gentile portavoce del Forum XIX Luglio – perché Paolo Borsellino amava e serviva la patria ed il popolo italiano. Per essa è morto, prima ancora che per quelle istituzioni che gli voltarono le spalle”.
Molti giovani indossano delle magliette che riportano lo storico motto del Fronte della Gioventù “Meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino”. Una risposta anche alla presenza del figlio Massimo oggi in via D’Amelio.
“Proviamo profondo rammarico – continua Gentile – per la presenza di Massimo Ciancimino in via D’Amelio. Non solo la storia del padre ma anche quella sua personale è incompatibile con la memoria di Paolo Borsellino. La sacrosanta richiesta di giustizia non può trasformare Ciancimino in icona della legalità. Massimo Ciancimino stia lontano dalla nostra manifestazione, per nessuno e soprattutto per lui sono ammesse passerelle il 19 luglio”.
Tante le associazioni, oltre quaranta presenti alla Fiaccolata giunta alla sua diciassettesima edizione promossa dal Coordinamento “Comunità ‘92” e dal “Forum XIX Luglio” con il patrocinio del Comune di Palermo e dell’ Universitá degli studi di Palermo. Tra i partecipanti anche esponenti di Fratelli d’Italia tra cui il Presidente nazionale Giorgia Meloni e Gianni Alemanno.

giovedì 22 maggio 2014

Mezzo chilometro di tricolore a via del Corso. Il day after la “sorpresa” di Fratelli d’Italia


da secoloditalia.it
Una coreografia perfetta dal forte impatto emotivo che ha lasciato stupiti passanti, turisti e persino gli agenti in borghese. «È stata una grande manifestazione di popolo, realizzata all’antica maniera, con gioia e volontà, l’Italia non è finita se non molliamo», commenta soddisfatto Fabio Rampelli, ideatore della “sorpresa” confezionata da Fratelli d’Italia a conclusione della lunga marcia elettorale. Il day after è un tam tam di commenti che inondano la rete in una rincorsa virale di tweet, blog e forum. 
Un enorme striscione tricolore lungo quasi mezzo chilometro ha percorso via del Corso da piazza Goldoni verso piazza del Popolo, storica piazza della destra. Un serpentone di decine e decine di giovani, donne e anziani con la t-shirt “io voto italiano”, che hanno tenuto in mano per oltre un’ora i lembi del gigantesco tricolore facendolo ondeggiare come un’onda ideale dall’Altare della Patria fino alla piazza ai piedi del Pincio. Un capolavoro di sartoria realizzato dalla storica Azienda Tessile Romana di largo Argentina, cucita a mano dagli «italiani, non dai cinesi». «È stata una indimenticabile giornata tricolore! Grazie a tutti, uno per uno!», scrive su Twitter Andrea De Priamo, responsabile capitolino di Fratelli d’Italia e organizzatore della kermesse insieme a decine di volontari. In testa al corteo Giorgia Meloni, in jeans, maglietta e scarpe da ginnastica, Fabio Rampelli, Guido Crosetto, Marco Marsilio e Marco Scurria, candidato ed eurodeputato in carica di Fratelli d’Italia. Poco dietro i sindaci con la fascia tricolore. 
A riprendere lo spettacolo dall’alto non solo una piattaforma aerea ma anche un drone che volteggiava in testa al corteo. «Votate! Qualunque cosa vogliate, ma votate, perché se non votate voi sceglie qualcun altro al posto vostro. Noi vogliamo andare in Europa per rappresentare l’Italia orgogliosa che non prende ordini – ha detto la Meloni dal palco di piazza del Popolo sommersa da bandiere e palloncini sulle note di Rino Gaetano – Un voto a Fratelli d’Italia è un voto per l’Italia, mentre un voto per il Pd è un voto per la Germania della Merkel come lo è un voto per Forza Italia o il Nuovo centrodestra che sono nel Ppe guidato dalla cancelliera tedesca. L’Italia non si difende votando Grillo che vorrebbe fischiare l’inno nazionale o la Lega che vuole la scissione della Padania e del Veneto». In serata la chiusura ufficiale al Salone delle Fontane all’Eur e poi il rush finale per raggiungere il quorum del 4 per cento. «Ce la faremo – ha detto Caterina, una militante – non sono i sondaggisti che decidono chi è un partito grande e chi no, non lo decide la televisione e non lo decidono i poteri forti. Il potere più forte di tutti sono gli italiani».

lunedì 5 maggio 2014

Nasce Gioventù Nazionale


da secoloditalia.it

“Impugna il presente, costruisci la vittoria per un’Italia libera e sovrana”. Nella location di piazza Garibaldi al Gianicolo Giorgia Meloni e Marco Perissa hanno battezzato Gioventù Nazionale, il nuovo movimento giovanile di Fratelli d’Italia che nasce all’insegna della migliore tradizione della destra under 30. «Dovete essere un movimento autonomo. Siateavanguardia», è il tweet di benvenuto dell’ex ministro della Gioventù che ha sottolineato la natura di «movimento libero, autonomo e indipendente» durante l’incontro sulla terrazza del Gianicolo poco prima che il tradizionale colpo di cannone sotto la statua equestre di Garibaldi suggellasse l’evento. «È un atto di coraggio dare finalmente piena autonomia ai giovani, cosa che pochissimi partiti fanno. È un importante passo avanti – ha detto la Meloni davanti ai giornalisti – perché i giovani di Fratelli d’Italia non avranno bisogno della benedizione degli “adulti” per essere se stessi. Anzi, disegnino strade nuove, e ci dicano quando sbagliamo, li ascolteremo. Non si chiudano nella logica burocratica dei dirigenti, perché al primo posto ci sono la politica e la loro indipendenza». «Conquistatori hanno inciso sul marmo la storia della civiltà, giovani ribelli hanno versato il loro sangue per difendere i nostri confini, pionieri hanno solcato nuovi orizzonti, con il tricolore sulle ali per riprendersi il presente, costruire il futuro per un’Italia libera e sovrana» si legge nel manifesto dove per la prima volta compare il logo dell’organizzazione. Anche i social, tra Twitter e Facebook, sono inondati dalla notizia in un rimbalzo di commenti all’hastag  #FdIAn. La speranza si rimette in cammino!”. «Ci sono tanti bei segnali di una riscossa in costruzione, ma questo vale più di ogni altro: Nasce un nuovo Movimento giovanile, la specie si rigenera, la catena generazionale non si spezza. Impugna la vittoria!» è il commento di Fabio Rampelli su Facebook. Nel corso della manifestazione è stato presentato il logo ufficiale del movimento insieme alla piattaforma programmatica. Marco Perissa, classe 1982, già presidente della Giovane Italia, è l’attuale leader di Gioventù Nazionale, «ma è solo un incarico transitorio – ha spiegato Giorgia Meloni – si stanno costituendo i circoli giovanili che presto apriranno il tesseramento che culminerà in un congresso, naturalmente in piena autonomia». La nostra priorità – ha spiegato il neopresidente – è quella di dimostrare al nostro popolo che c’è ancora qualcuno in Italia che ha la voglia di difenderlo e la capacità di rappresentarlo. L’obiettivo è spostare l’asticella del dibattito politico italiano dai temi che sono lontani dall’interesse dei cittadini e riportarlo sui temi scottanti che toccano la vita delle persone.

giovedì 3 aprile 2014

Meloni “Insieme a Le Pen per uscire dall'euro”



da affaritaliani.it

Giorgia Meloni è atterrata a Bruxelles per incontrare Marine Le Pen in vista delle prossime elezioni europee. In una intervista esclusiva adAffaritaliani.it il leader di FdI spiega: “Con Marine condividiamo molte battaglie, a partire dalla lotta contro questo euro, un marco tedesco travestito”. E aggiunge: “Renzi è andato dalla Merkel in cerca di approvazione. Una cosa mai vista”.
L'INTERVISTA
Onorevole Meloni, oggi ha avuto un lungo colloquio con il leader del Front National, che cosa vi siete detti?
"In vista delle prossime elezioni europee, abbiamo avviato un giro di consultazioni con quelle le forze che condividono con noi l'esigenza di modificare la struttura delle istituzioni europee, di restituire i diritti e la sovranità ai popoli e di dire basta alla gabbia dell'Euro.  Abbiamo incontrato forze che non si sono piegate ai ricatti dei grandi partiti e che condividono con noi la sfida di costruire un'Europa schierata con i popoli e non con le caste: i Conservatori e Riformisti e la Le Pen, con la quale ci siamo congratulati per eccezionale risultato delle amministrative".
Vi presenterete da alleati alle elezioni?
“No, Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale correrà da sola”.
Il Front National ha una storia di collaborazione con la Lega Nord che dura ormai da alcuni mesi. Eppure Fratelli d'Italia è un partito più affine a quello francese, penso ad esempio alla questione dell'unità nazionale, un valore fondante sia per voi che per la Le Pen, e che invece vede la Lega su posizioni opposte. Perché il Fn ha scelto Salvini come alleato e non voi?
“Qui non stiamo facendo una gara con la Lega in cui in premio c'è l'alleanza con il Fn. Oggi ho ascoltato le valutazioni che Marine Le Pen fa sul rapporto con l'Europa e con l'euro e mi sono ritrovata a condividerne molte. Ho avviato con questo movimento dei contatti che mi sembrano interessanti pur mantenendo ciascuno le proprie diversità”.
Farete un gruppo unico a Strasburgo una volta che si saranno chiuse le elezioni?
“Decideremo dopo il voto a quale famiglia europea aderire. Certamente rispetto a singoli temi si può di volta in volta trovare delle sinergie con il Front National”.
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale chiede che l'Italia abbandoni l'euro e torni alla lira?
“Assolutamente sì. Noi non abbiamo una moneta unica, l'euro non è la sintesi delle economie che compongono l'Europa. Abbiamo piuttosto adottato il marco tedesco cambiandogli nome. Questo ha avuto come effetto quello di rafforzare le economie più forti e indebolire quelle più deboli”.
Ci sono delle vie di mezzo tra il rimanere con questo euro e tornare alla lira. Non si può trovare un compromesso? Qualcuno parla di un euro a due velocità...
“Noi arriviamo alla richiesta di uscire dall'euro dopo aver tentato tutte le altre strade. Dopo aver chiesto la revisione dei trattati, dopo aver chiesto un euro che fosse completamente diverso, dopo aver chiesto che all'unione monetaria si accompagnasse anche una unione politica e di regole comuni. Ma abbiamo sempre trovato porte chiuse, non mi sembra che ci sia la disponibilità da parte di chi comanda in Europa di prendere altre strade. Mettendo sul piatto della bilancia stare nell'euro a queste condizioni e stare fuori io voto per la seconda, se non altro perché risparmiamo qualcosa come 60 miliardi di euro l'anno che sono quelli che l'Ue ci costa”.
Chi è che comanda in Europa?
“E' innegabile che la Germania ha un peso preponderante nell'Unione. Lo vediamo in tutte le decisioni prese qui a Bruxelles e lo abbiamo visto quando c'è stata l'introduzione della moneta unica”.
Perché gli Stati mediterranei, ma anche l'Irlanda, non chiedono alla Germania di uscire dall'euro allora?
“Potrebbe accadere, ma la vedo difficile. Di fatto non esiste l'euro senza la Germania. L'euro è tarato su Berlino”.
Secondo lei Renzi riesce a tenere testa alla Merkel?
“Io ho visto un premier che è andato dalla Merkel con la sua riforma del lavoro perché fosse bollinata e approvata. Una cosa che non si è mai vista. Dopo aver dichiarato grandi intenzioni bellicose è andato dalla Cancelliera e le ha detto che avremmo rispettato tutti i trattati. Poi è andato a parlare con la Commissione europea ed è stato liquidato con un sorrisino. E' intollerabile che il nostro premier sia trattato così da delle persone che dovrebbero solo andare a casa e che ci hanno imposto politiche economiche disastrose”.
Martedì è stato da Cameron, sembra che abbia avuto il suo appoggio, no?
“Renzi ha parlato con Cameron e lì, a Londra, ha esaltato i dati sulla disoccupazione inglese, incensando le loro performance economiche. Ha dimenticato però che in Gran Bretagna non c'è l'euro, ma la sterlina. E che c'è una banca centrale che si comporta come tale e non si occupa solo di mantenere sotto controllo l'inflazione”.
Il vostro programma su certi temi coincide con quello di Grillo. Prevede una alleanza con il Movimento 5 Stelle?
“Credo che Grillo prima debba chiarire che cosa vuole fare. Sull'euro ad esempio non si capisce se voglia fare un referendum oppure no. E comunque non mi sembra che i grillini siano disponibili al dialogo”.

martedì 28 gennaio 2014

Passa la fiducia sulla privatizzazione di Bankitalia.



Quello che è successo a Montecitorio qualche giorno fa...

da secoloditalia.it

Bankitalia, a dispetto del nome, non è la Banca degli italiani. Tanto più da oggi, giorno in cui la Camera ha dato la fiducia al decreto Imu-Bankitalia (con 335 sì e 140 no) nel quale si stabilisce di fatto la privatizzazione del più grande istituto di credito italiano. Il via libera al decreto legge (è la quindicesima fiducia per il governo Letta) è passato con il no di Fratelli d’Italia, Sel, Forza Italia e Movimento Cinquestelle.Mentre in Piazza Montecitorio si svolgeva il flash mob di Fratelli d’Italia contro «la rapina ai danni degli italiani» e al microfono si alternavano Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Giorgia Meloni, Marco Scurria e Antonio Guidi, in aula Massimo Corsaro ha contestato metodo e merito del provvedimento. «Avete utilizzato il “treno” di questo dl per inserire qualcosa che con l’Imu non c’entra niente, come la governance della Banca d’Italia,  un argomento delicato che il Parlamento avrebbe dovuto ampiamente discutere». Con l’aumento di 46 volte del capitale, infatti, si passa da 156mila euro a 7,5 miliardi di euro, le banche dovranno pagare una tantum soltanto il 12 per cento di tasse, 800 milioni di euro, a fronte di dividendi che arriveranno al 6%. «Avete introdotto banche private, assicurazioni, fondi pensione private a capitale straniero – ha puntualizzato il deputato di FdI – ci state consegnando alla finanza internazionale che ha già dimostrato di non avere a cuore l’economia dell’Italia». Stessa linea fuori dal Palazzo: “Giù le mani dalla banca degli italiani!”: è il testo dello striscione che ha accompagnato la manifestazione nella quale militanti e simpatizzanti del partito guidato dalla Meloni hanno distribuito un volantino raffigurante Enrico Letta, Angelino Alfano e Fabrizio Saccomanni in versione “Banda Bassotti” con la scritta “Questa è una rapina! Con un decreto legge rubano la Banca d’Italia per regalarla alla grande finanza internazionale”.  La fiducia ha evitato al governo Letta di affrontare gli oltre 700 emendamenti presentati da FdI e da altri partiti di opposizione. Anche i Cinquestelle hanno fatto sentire la loro voce. «Stanno svendendo la banca degli italiani, con chi sta regalando gli ultimi pezzi di sovranità che ci restano – ha tuonato in aula Sebastiano Barbati poco prima del sit-in al centro dell’emiciclo dei colleghi pentastellati (poi allontanati) – ditelo ai cittadini, che sui loro investimenti prendono lo zero virgola qualcosa per cento, che state garantendo agli azionisti un rendimento addirittura del 6 per cento senza rischi! 450 milioni di euro sottratti alle casse dello Stato, 450 milioni di euro che dovrete coprire con nuove tasse». Contraria anche Forza Italia che ha respinto sia la parte riguardante l’Imu («il governo aveva promesso la cancellazione totale della tassazione sull’abitazione principale», ha dichiarato Daniele Capezzone), sia la parte su  Bankitalia («un esproprio a danno dei cittadini e un regalo a qualche grande banca. Non nascondiamoci dietro un dito»).