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sabato 30 gennaio 2016

Chi si dovrebbe nascondere...


Martedì sera, in occasione dell’incontro istituzionale tra il premier Renzi e il presidente dell’Iran Rouhani in Campidoglio, alcune statue di nudo esposte nei Musei Capitolini sono state coperte con dei pannelli per non offendere la sensibilità di Teheran. Una scena già vista a Firenze, quando una statua di nudo esposta a Palazzo Vecchio è stata coperta per non infastidire lo sceicco principe ereditario degli Emirati Arabi. Il livello di sudditanza culturale di Renzi e della sinistra ha superato ogni limite di decenza. A questo punto ci chiediamo che cosa avrà in mente Renzi per l’arrivo in Italia dell’emiro del Qatar previsto in settimana: coprire la Basilica di San Pietro con un enorme scatolone?

lunedì 21 dicembre 2015

Gioventù nazionale in corteo a Firenze contro Renzi, marionetta delle banche




da secoloditalia.it

A casa del premier per tirargli le orecchie. Centinaia e centinaia di ragazzi di Gioventù nazionale, l’organizzazione under trenta di Fratelli d’Italia, sono scesi in piazza a Firenze contro il governo Renzi, mai come in queste ore sprofondato nelle sabbie mobili del trasformismo e dell’ipocrisia con il corto circuito sociale scaturito dal provvedimento “salvabanchieri”.

A Firenze contro Renzi

«Nella città dove ha mosso i primi passi politici la marionetta delle banche e dei poteri forti Renzi, abbiamo ribadito che questa generazione non arrende – ha dichiarato Marco Perissa, leader di Gioventù nazionale – slogan contro la “buona scuola”, che è l’ennesima presa in giro nei confronti degli studenti, contro il nuovo Isee, che uccide il merito e il diritto allo studio,  contro la mancanza di vere politiche sul lavoro, che condannano i nostri coetanei alla precarietà, alla disoccupazione o peggio alla fuga dall’Italia per trovare fortuna. Noi non ci stiamo.  Arrabbiati, liberi e fieri di sventolare le nostre bandiere, raccontiamo una generazione che si riappropria del futuro negato. «Con i piedi nel fango e lo sguardo rivolto alle stelle, lanciamo la nostra sfida», dicono i ragazzi arrivati da tutta Italia nel capoluogo toscano.

Gioventù nazionale non molla

L’obiettivo della grande mobilitazione popolare nella città di Dante è quello di lanciare un forte messaggio contro l’emergenza dell’immigrazione clandestina, gestita in modo fallimentare da una sinistra che ha aperto i confini dell’Italia con rischi enormi per il tessuto sociale, economico e culturale dell’Italia che, dopo gli attacchi di Parigi, deve confrontarsi con il pericolo del terrorismo. Lunga la lista degli errori dell’ex rottamatore ,inquilino abusivo di Palazzo Chigi. «Il pericolo dell’infiltrazione del fondamentalismo islamico, lo Ius soli e la cittadinanza rapida, le cooperative rosse che gestiscono il business milionario dell’accoglienza, lo sfruttamento della manodopera a basso costo, l’abbandono delle nostre periferie, l’assenza di un futuro per i nostri giovani, l’abolizione del reato di clandestinità, l’insicurezza e la criminalità – si legge in una nota di Gioventù nazionale – la subordinazione verso un’Europa che non tutela i nostri interessi, la concessione di diritti agli stranieri che i nostri connazionali si vedono negati, l’abusivismo e il degrado nei nostri centri storici, l’assenza di una politica estera di respiro mediterraneo e continentale sono solo alcuni dei problemi che, da italiani, abbiamo il dovere di affrontare e risolvere».

Casaggì: prima gli italiani

Violata la roccaforte di Renzi al grido di “Prima gli italiani”. «Una grande mobilitazione identitaria che ha centrato l’obiettivo: rappresentare il dissenso popolare e portarlo nelle strade, nella città del premier», spiegano i ragazzi di Casaggì Firenze (centro sociale di destra) che hanno sfilato per le vie di Firenze insieme a Gioventù nazionale. «Il riscatto dei tantissimi italiani che il buonismo ipocrita ha lasciato indietro: una maggioranza silenziosa e stanca, composta dai tanti lavoratori che mantengono in piedi questo sistema con le proprie tasse e si vedono scavalcati nelle graduatorie per le case popolari da chi è arrivato in Italia pochi mesi prima, dalle tante famiglie povere che si sacrificano silenziosamente per sbarcare il lunario, dai pensionati senza più una dignità, dai residenti di quelle periferie che stanno subendo la crisi economica e la violenza di un immigrazione incontrollata che viene pagata soltanto dagli ultimi». La marcia dei giovani di destra a Firenze è stata un messaggio chiaro al governo del “Boldrini-pensiero”.

domenica 13 dicembre 2015

Prendi i soldi e scappa!





AL VIA LA CAMPAGNA WEB CONTRO GOVERNO E GOVERNANCE BANKITALIA. LA BOSCHI SENZA DIGNITÀ: DOVREBBE DIMETTERSI». 

 “Un governo che decide di tutelare gli interessi delle banche a discapito di migliaia di risparmiatori, sacrificandoli all’UE e alle lobby di potere in nome di una politica finanziaria scellerata, è un governo di “rapinatori”. Spostare l’onere del risanamento sulla collettività,  così come prevede il decreto salva-banche, dovrebbe essere considerato un atto illegittimo oltre che incostituzionale. Una vera e propria rapina. I correntisti  truffati, al contrario,  devono essere risarciti dal sistema bancario non dai fondi pubblici. Il macabro valzer delle responsabilità seguito al suicidio del povero pensionato di Civitavecchia la dice lunga sulla trasparenza adottata dal governo nella gestione della crisi finanziaria.

Ora Renzi, che, con la complicità di Bankitalia,  ha regalato la salvezza a Banca Etruria, Banca Marche, Cassa risparmio Ferrara e Cassa risparmio Chieti, spieghi agli italiani come si fa a definire “solido” un sistema bancario che si salva  a colpi  di decreto.
Per Banca Etruria, inoltre, il governo con il commissariamento ha procurato un danno irreversibile di svalutazione immediata delle obbligazioni subordinate e il blocco delle azioni. Il gruppo dirigente che nel 2013 aveva autorizzato l’emissione di obbligazioni nonostante fosse al corrente che la banca era in sofferenza – tra cui anche il padre del ministro Boschi –  ne esce pulito e senza subire conseguenze di alcun tipo. In pratica, il governo ha legalizzato la perdita di 787 mln, una vergogna su cui l’istituto di via Nazionale avrebbe dovuto vigilare e invece si è opportunamente defilato.

Ci auguriamo che la commissione parlamentare – richiesta anche da noi – non sia una pantomima e faccia finalmente luce sul funzionamento del sistema del credito italiano, ma soprattutto accerti le responsabilità di chi ha sbagliato sulla pelle delle famiglie finite sul lastrico, assicurando i colpevoli alla giustizia.

Per questo, oggi lanciamo la campagna web “Renzi, Boschi e Padoan: Prendi i soldi e scappa”, citando il famoso film di Woody Allen nei panni di un goffo rapinatore per denunciare la ” colpevolezza” di Renzi e dei ministri coinvolti e per chiedere le dimissioni, oltre della Boschi- se avesse un minimo di dignità- di Ignazio Visco – che già chiedemmo settimane fa in piena solitudine –  e l’istituzione di un fondo di solidarietà finanziato dalla Banche per risarcire gli italiani truffati”.

Così in una nota, Federico Mollicone, responsabile nazionale Comunicazione FdI-An.

mercoledì 8 ottobre 2014

Giù le mani dall'articolo 18





Questa notte i ragazzi della sezione "Colle Oppio" di Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia, hanno attaccato diversi striscioni sui muri della città di Roma per protestare contro le proposte del governo Renzi di abolire l'articolo 18 per alcune categorie, ed in particolare per i più giovani.
"La crisi non si combatte riducendo i diritti, ma aumentandoli" ha dichiarato Francesco Todde, responsabile della sezione. "L'idea di abolire i diritti perché non tutti ne possono usufruire è semplicemente ridicola: l'articolo 18 è frutto di lotte sociali importanti, e andrebbe piuttosto esteso a tutti i lavoratori".
"Abolito l'articolo 18 i lavoratori saranno alla mercé del datore del lavoro, senza diritti e sottomessi alla concorrenza fondata non sulla qualità e sul merito, ma sulla disponibilità e sulla sottomissione. Abolire l'articolo 18 significa ripristinare la schiavitù, e cancellarlo proprio per i più giovani comporterà un aumento di precarietà e una riduzione delle già poche tutele a favore dei ragazzi, già gravemente penalizzati.
Nessun posto di lavoro verrà creato con questa folle misura. Piuttosto chiediamo a Renzi di procedere all'immediata abolizione delle tasse sul lavoro, e l'estensione delle tutele previste dall'articolo 18 anche ai lavoratori che oggi non usufruiscono di questo diritto".

da tusciatimes.eu

ROMA- Questa notte i ragazzi della sezione “Colle Oppio” di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, hanno attaccato diversi striscioni sui muri della città di Roma per protestare contro le proposte del governo Renzi di abolire l’articolo 18 per alcune categorie e in particolare per i più giovani. 

«La crisi non si combatte riducendo i diritti, ma aumentandoli». ha dichiarato Francesco Todde, responsabile della sezione. «L’idea di abolire i diritti perché non tutti ne possono usufruire – continua – è semplicemente ridicola: l’articolo 18 è frutto di lotte sociali importanti, e andrebbe piuttosto esteso a tutti i lavoratori. Abolito l’articolo 18 i lavoratori saranno alla mercé del datore del lavoro, senza diritti e sottomessi alla concorrenza fondata non sulla qualità e sul merito, ma sulla disponibilità e sulla sottomissione. 

Abolire l’articolo 18 significa ripristinare la schiavitù, e cancellarlo proprio per i più giovani comporterà un aumento di precarietà e una riduzione delle già poche tutele a favore dei ragazzi, già gravemente penalizzati. Nessun posto di lavoro verrà creato con questa folle misura. Piuttosto – conclude – chiediamo a Renzi di procedere all’immediata abolizione delle tasse sul lavoro, e l’estensione delle tutele previste dall’articolo 18anche ai lavoratori che oggi non usufruiscono di questo diritto».


da romatoday.it

"Giù le mani dall'art. 18", il blitz di 'Gioventù nazionale' sui muri di Roma
"Abolire le tasse sul lavoro. Non i diritti. Giù le mani dall'articolo 18”. E' questa la scritta che nella notte è comparsa su alcuni muri della città. Il blitz contro il governo Renzi è della sezione 'Colle Oppio' di Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. “La crisi non si combatte riducendo i diritti, ma aumentandoli” ha dichiarato Francesco Todde, responsabile della sezione. “L'idea di abolire i diritti perché non tutti ne possono usufruire è semplicemente ridicola: l'articolo 18 è frutto di lotte sociali importanti, e andrebbe piuttosto esteso a tutti i lavoratori”.
Per Gioventù nazionale l'abolizione dell'articolo 18 andrebbe a pesare sulle condizioni dei lavoratori “alla mercé del datore del lavoro, senza diritti e sottomessi alla concorrenza fondata non sulla qualità e sul merito, ma sulla disponibilità e sulla sottomissione” continua la nota che spiega l'azione di protesta.
Colpiti anche i più giovani:“Abolire l'articolo 18 significa ripristinare la schiavitù, e cancellarlo proprio per i più giovani comporterà un aumento di precarietà e una riduzione delle già poche tutele a favore dei ragazzi, già gravemente penalizzati. Nessun posto di lavoro verrà creato con questa folle misura”.

domenica 15 giugno 2014

«Niente paragoni con Renzi, Tintin aveva il “padre” fascista»: polemica sul “fumetto maledetto”


da secoloditalia.it

Matteo Renzo come Tintin? È la provocazione simpatica quanto spregiudicata de l’Internazionale, il settimanale goscista di politica estera. Con un certo brio il direttore Giovanni De Mauro ha rivisitato per il numero in edicola la copertina dell’album Tintin au pays de l’or noir, sostituendo il mitico personaggio di Hergè  con una caricatura del fiorentino; al suo fianco, sostituendo l’irascibile comandante Haddock e i Dupont, l’impaginatore ha posto Alexis Tsipras, Marine Le Pen e l’albionico Farange. Solo il delizioso Milou, il fedele amico a quattro zampe di Tintin, ha mantenuto il suo fiero aspetto canino.
Uno scherzo grafico, nulla di più. Eppure vi è chi non ha gradito. Sulla rete — vedi le pagine FB dedicate al piccolo belga — un plotone di zelanti guardiani del “fumetto politicamente corretto” ha subito aggredito il buon De Mauro indignandosi per la scelta. Tintin o non Tintin, Renzi o non Renzi, per le prefiche ultrademocratiche Hergè rimane un nome maledetto. A distanza di trentun anni dalla sua morte non vi è pace per il maestro belga. Nonostante il successo mondiale del personaggio, i riconoscimenti e la nuova giovinezza cinematografica spielberghiana (a proposito, è in lavorazione la nuova puntata della saga), vi è chi non perdona  ad Hergè il suo “passato maledetto”. Già, per le solite sentinelle il papà di Tintin era un fascista, un collaborazionista. Dunque da dimenticare, altro che copertine su una rivista democratica.
Stupidaggini. Il personaggio Hergè fu molto più complesso, intrigante delle letture affrettate e interessate vergate dai suoi denigratori e dai suoi esegeti e travalica le censure (vedi il denso catalogo del Musée Hergè, editato in Italia dall’Ippocampo) operate dalla disinvolta vedova Fanny.
Figlio del Belgio cattolico — un cattolicesimo antimodernista e conservatore — del primo dopoguerra, Georges Remy (il suo vero nome) condivise le ansie e i sogni dei suoi coetanei — insofferenti della pingue normalità de le plat pays — trasformandoli in disegni. In avventure. Approdato dal movimento scout — un passaggio centrale della sua formazione — alle pagine di un quotidiano cattolico vicino a Charles Maurras, Le Vingtième Siécle, Georges iniziò a tratteggiare un mondo immaginario che rispecchiava il suo impianto valoriale: coraggio, fede, onestà, lealtà, disinteresse. Amicizia. Tintin ne fu la proiezione assoluta.
Nella redazione Hergè incontrò un giovane scalpitante giornalista, Leon Degrelle. I due divennero amici — un legame che Hergè non smentirà mai — condividendo l’ammirazione per Maurras e la passione per le belle donne; negli anni seguenti l’artista illustrò le copertine di alcuni libri del pirotecnico redattore evitando però di seguirlo nell’avventura politica di Rex, il partito filofascista belga. Concentrato sul suo personaggio, chiuso nelle sue fantasie, Georges si tenne lontano dalle asprezze e le cattiverie della lotta partitica.
Il suo mondo era Tintin, solo Tintin. Ed è soltanto seguendo il suo protagonista possibile delineare lo scenario interiore, il pensiero di Hergè:  un personalissimo caleidoscopio in cui s’intrecciano Baden Powell e Verne, Maurras e il National Geographic, Hitchcock, Lèvi-Strauss e Albert Londres. Le coordinate rimangono solide: un convinto e mai smentito anticomunismo (a Tintin au pays des Soviets seguirà nel 1954L’Affaire Tornesol ambientato in piena guerra fredda), un iniziale paternalismo colonialista tipico dell’epoca (Tintin au Congo) ma anche un forte fastidio verso l’aridità dell’americanismo, l’avidità del capitalismo (Tintin en Amerique) ed una sempre maggior simpatia — superando schemi consolidati —  per i popoli oppressi (i pellerossa in particolare).
Il punto di svolta — la maturità artistica — verrà nel 1936 conLe lotus bleu, la grande avventura tintinesca nella Cina in guerra. Pagina dopo pagina, tavola dopo tavola, Hergè trasformò il suo album in una denuncia contro l’invasività degli occidentali — in particolare i mai amati anglo-sassoni — e l’imperialismo nipponico. Tintin scopriva la geopolitica… Ma l’album più significativo dell’anteguerra rimane Le Sceptre d’Ottokar, realizzato alla vigilia del conflitto. Da buon nazionalista belga, Remy non amava i vicini tedeschi e confidava nel re Leopoldo III, considerandolo garanzia di concordia e indipendenza nazionale. La vicenda, ambientata in una Sildavia di fantasia, s’ispirava all’inutile conquista italiana dell’Albania del 1939. Tintin, grazie a Milou, salverà il trono di re Muskar XII — un omaggio al suo amato sovrano impegnato in una difficile lotta per la neutralità — e la libertà del piccolo regno balcanico ma nulla potrà contro i panzer germanici che invasero il Belgio nel maggio 1940.
Convinto dall’appello di Leopoldo III a rientrare in patria dopo un frettoloso esilio in Francia, Hergè riprese a lavorare sui quotidiani brussellesi e fiamminghi, controllati abbastanza blandamente dall’autorità tedesca d’occupazione. Nessuno — al di là degli entusiasti tintinophlies —  ci fece caso. Georges, come tutti, cercava di sbarcare il lunario e, rinchiuso nella sua bolla creativa, disegnò di gran lena tre album e — sempre fedele a Leopoldo, prigioniero nel suo castello alla periferia della capitale — si tenne distante dagli ambienti collabòs.Come raccontò Degrelle, partito volontario sul fronte dell’Est, Remy rimase estraneo ad ogni impegno politico. Una scelta forse di comodo ma comprensibile: l’artista, monarchico maurrasiano e cattolico, poco o nulla poteva condividere con i separatisti fiamminghi di Van Severen o con i rexisti ormai marginali e in piena deriva filotedesca.
Alla vigilia dell’arrivo degli alleati, la non gloriosa resistenza belga — un fenomeno marginale sino al 1943 — cercò di farsi perdonare il suo prudente attendismo e iniziò a stilare liste di “traditori”. In mancanza di grandi nomi (Degrelle e il meglio della sua gente — compreso il fratello di Georges Simenon — stavano battagliando contro i sovietici e gli industriali filo-tedeschi erano intoccabili) gli improvvisati “patrioti” cercarono vittime tra i giornalisti, gli intellettuali, gli artisti. Alla rinfusa, senza pietà. Nel settembre 1944 il timido, leopoldista e molto invidiato Hergè si ritrovò improvvisamente incarcerato, poi scarcerato e infine bandito. Relegato tra gli “incivici”, i maledetti.
Un trauma inatteso e pesante che lo segnerà per tutta la vita. «È stato orribile, orribile», diceva il maestro ogni volta raccontava quell’esperienza. Per fortuna d’Hergè le motivazioni non ressero: «Se lo avessimo trascinato in giudizio ci saremmo coperti di ridicolo», commentò un arcigno responsabile della denazificazione.
Nel settembre 1946 usciva — finanziato da due callidi editori “patrioti” — la rivista interamente dedicata a Tintin. Un successo pieno. L’avventura poteva ripartire. Ciò nonostante Georges presenziò, in segno di solidarietà, al processo contro 26 colleghi de Le Soir imputati di “intelligenza con il nemico”, aiutò l’amico Jacques Van Melkebeke — imprigionato, a causa delle sue matite,  “per tradimento” —  e, più tardi, raggiunse in Svizzera il detronizzato Leopoldo ormai  in esilio. Atti di coraggio nel segno dell’amicizia e della fedeltà. I suoi valori di sempre.

giovedì 1 maggio 2014

Renzi: tutto fumo e niente lavoro!




da secoloditalia.it

Portare un grande spinello di carta a Palazzo Chigi da consegnare rabbiosamente a Renzi. Senza tregua la battaglia di Fratelli d’Italia- Alleanza nazionale. Un gruppo di militanti ha manifestato davanti la sede del governo a pochi minuti dall’avvio del consiglio dei ministri, per protestare contro il decreto stupefacenti che ha ricevuto il via libera finale alla Camera. L’obiettivo era quello di consegnarlo al premier ma la sicurezza della piazza è intervenuta, impedendone l’ingresso. La protesta è proseguita tra slogan e manifesti soprattutto contro Renzi, il “pusher di frottole” come lo ha definito Fabio Rampelli, un premier che “Vende fumo emaniente lavoro”, recita un manifesto. Intanto in rete l’hastag lanciato su twitter – #renziaccanna – è tra i più gettonati delle ultime ore. A piazza colonna arriva anche il presidente dell’Assemblea di Fli, Ignazio La Russa, con una proposta: «Facciamo l’analisi del capello a tutti i parlamentari in modo da verificare se c’è chi ha fatto uso di droghe negli ultimi sei mesi». Il decreto legge sulle droghe «di fatto apre la strada per la liberalizzazione delle droghe leggere». Si tratta di «una marcia indietro di 15 anni», spiega. «Già due volte come capogruppo di An proposi ai parlamentari di tutti i partiti di sottoporsi al test volontario del capello che permette di scoprire l’uso di droghe negli ultimi sei mesi». Con La Russa era presente in piazza Fabio Rampelli. I due esponenti di Fratelli di Italia sottolineano come Ncd abbia votato a favore del provvedimento. «Continua a definirsi di centrodestra anche se nei fatti vota leggi di sinistra. Non è la prima volta – conclude La Russa – hanno votato anche a favore del provvedimento sull’immigrazione e allo svuotacarceri».