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giovedì 27 aprile 2017

Contro il terrorismo americano e jihadista



Contro il terrorismo americano e jihadista, 
le montature mediatica 
e le ambiguità di un Occidente ipocrita e colluso. 
A sostegno della Siria sovrana e laica.
Fino alla vittoria!

giovedì 19 novembre 2015

Sauditi: gli amici dell’Occidente che hanno creato l’Isis



 di Giampaolo Rossi

SE È GUERRA CHI SONO GLI AMICI?
 
Qual è la nazione che in questo momento sta combattendo l’Isis a viso aperto con più determinazione e coraggio? La Russia di Vladimir Putin.
E qual è la nazione a cui l’Occidente ha imposto inutili sanzioni economiche e su cui media e intellettuali hanno calato il velo ipocrita della criminalizzazione e della denigrazione? La Russia di Vladimir Putin, appunto.

Qual è il paese che in questi ultimi decenni ha alimentato, protetto e finanziato il radicalismo islamico in tutto il mondo e le organizzazioni terroristiche più violente? L’Arabia Saudita.
E qual è il principale alleato dell’Occidente in Medio Oriente, al quale Europa e Usa continuano a vendere armi e garantire allettanti partnership economiche? L’Arabia Saudita, appunto.
È questa la contraddizione che porterà l’Europa alla sconfitta in questa guerra che ormai anche le anime belle del buonismo progressista riconoscono come tale.

In una guerra la prima cosa da fare è individuare gli amici e i nemici ed è evidente che in questa, la Russia è nostra amica e i sauditi non lo sono.

Ancora nel Luglio scorso, mentre l’America spingeva per incrementare le sanzioni contro Mosca, la Francia di monsieur Hollande chiudeva con gli sceicchi di Riyad, un accordo di 12 miliardi di dollari per la vendita di mezzi militari e, in previsione, tecnologia francese per la costruzione di reattori nucleari.

SPONSOR DEL TERRORISMO
 
Eppure il rapporto tra le monarchie del Golfo e il radicalismo islamico è ormai comprovato da tempo; quindici dei diciannove dirottatori dell’11 Settembre erano sauditi, così come lo era Osama bin Laden. I sauditi sono il gruppo combattente più numeroso all’interno dell’Isis.
Dagli anni ’70 gli sceicchi del Golfo hanno investito fiumi di miliardi per alimentare il radicalismo islamico wahhabita (la dottrina alla base della monarchia saudita) e soffocare nel sangue tutte le forme d’Islam non estremista o laico.

Rula Jebreal ha definito l’ISIS “un clone del wahhabismo” ; e Thomas Friedman, intellettuale espressione dell’establishment americano, ha scritto che il più “grande dispensatore di Islam radicale” non è l’Iran ma “è il nostro alleato putativo l’Arabia Saudita”. Isis, Al Qaeda e le altre organizzazioni sunnite, “sono la progenie ideologica del wahhabismo iniettato dall’Arabia Saudita nelle moschee e nelle madrase (scuole coraniche) dal Marocco al Pakistan all’Indonesia”; ma anche in quelle europee ed eurasiatiche, aggiungiamo noi, costruite con i soldi degli sceicchi.

ARABIA SAUDITA E ISIS, STESSO INTEGRALISMO
 
La natura integralista, anti-occidentale e anti-moderna dell’Isis e la sharia sono parte integrante anche della dottrina wahhabita applicata dagli sceicchi.

Le decapitazioni dell’Isis che tanto ci inorridiscono, sono prassi in Arabia Saudita essendo la forma più praticata di condanna a morte (fatte pubblicamente e senza alcun diritto processuale) in un paese che è tra i primi al mondo per esecuzioni capitali. La sottomissione della donna, la persecuzione dura e implacabile delle minoranze religiose, la pena capitale per gli omosessuali, l’uso della tortura come prassi procedurale nei processi penali, rendono l’Arabia Saudita il modello a cui il Califfato s’ispira; perché la violazione dei diritti umani nei territori sottoposti alla sharia del Califfato non è diversa da quella che avviene nelle terre governate dagli sceicchi.

 NON SOLO L’ARABIA SAUDITA
 
Diverse fonti d’intelligence provano che oltre l’Arabia Saudita, anche Qatar e Kuwait (altri grandi amici dell’Occidente) finanziano privatamente l’Isis trasformandola nella più ricca organizzazione jihadista del mondo con un valore di 2 miliardi di dollari solo di fondi ricevuti.
Lo scorso anno, il Ministro tedesco Mueller ha accusato pubblicamente il Qatar di finanziare l’Isis
Già nel 2008 il Dipartimento del Tesoro Usa aveva identificato nella Revival Islamic Heritage Society, una Ong con base in Kuwait, il principale centro di finanziamento di Al Qaeda.
E nel 2010 Wikileaks svelò un documento in cui l’allora Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ammetteva le donazioni dall’Arabia Saudita erano “la fonte più significativa di finanziamento ai gruppi terroristici sunniti in tutto il mondo”.

 TOSSICI E SPACCIATORI
 
La realtà è che se noi europei volessimo veramente provare a vincere questa guerra portata al cuore della nostra stessa civiltà, dovremmo iniziare a rivedere i nostri rapporti con gli amici del terrorismo e dell’integralismo. 
 Magari iniziando a togliere le sanzioni alla Russia e metterle agli sceicchi del Golfo. Ma non lo facciamo. Perché? Semplice: perché come dice Thomas Friedman, siamo “tossicodipendenti dai petrodollari”; e si sa, nessun tossicodipendente va contro il suo spacciatore.

martedì 17 novembre 2015

Ecco chi finanzia il Califfato




da espresso.repubblica.it

In questo momento così delicato per gli equilibri del Mediterraneo abbiamo intervistato una delle voci più auterevoli. Franco Cardini è il Direttore del Centro di Studi sulle Arti e le Culture dell’Oriente dell’Università Internazionale dell’Arte di Firenze e storico di fama mondiale.

Dalla strage di Charlie Hebdo all'attentato di Sousse è evidente che l'Europa ha la guerra dell’Is in casa. Quali sono le responsabilità dell’Occidente in tutto ciò?
Sia i governi europei che quello americano hanno delle responsabilità non solo recenti, ma che iniziano nel periodo post-coloniale del Medio Oriente. Il peccato originale fu quello di voler fare delle vecchie colonie dei nuovi protettorati economico-finanziari. Gli inglesi soprattutto tentarono di mantenere de facto il controllo di quelle zone, negando l’anima islamica di quel mondo e a seguito di ciò nacquero i primi movimenti islamisti, come i Fratelli musulmani in Egitto. Da allora fino ai nostri giorni le forze occidentali hanno trattato strumentalmente il mondo islamico, facendo i propri interessi. Ancora oggi si pensa che il fondamentalismo sia strumentalizzabile. Gli Stati Uniti, per esempio, favorirono lo stabilirsi degli jihadisti provenienti dallo Yemen e dall’Arabia Saudita in Afghanistan durante la guerra contro l’Unione sovietica, per trasformarla in una guerra santa anti-russa. Essa fu vinta, ma gli jihadisti rimasero e formarono il movimento dei talebani che fino a metà degli anni Novanta fu appoggiato da Washington. Poi i talebani si svincolarono avvicinandosi alla Cina, cosa che ha portato all’11 settembre e a tutte le conseguenze che oggi abbiamo sotto gli occhi.


Cos’è mancato invece all’Europa nella comprensione del mondo arabo e dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo?
L’Europa non ha capito cosa realmente stia succedendo. In molti pensano che l’unico nemico del Califfato sia l’Occidente. Ciò è errato e i fatti di questi giorni lo mostrano chiaramente. La maggior parte delle vittime sono infatti di religione musulmana. Gli attentati in Kuwait e Somalia mostrano una forte lotta che è in corso tra sciiti e sunniti, oltre che tra jihadisti e moderati. C’è in atto una guerra civile all’interno del mondo islamico che spinge migliaia di persone in bocca ai fondamentalisti, molti dei quali offrono un programma sociale ed economico fondato sul prestito senza interessi delle banche islamiche che attrae tantissimi giovani. Quello che l’Europa non ha capito è che non c’è solo fanatismo violento, ma anche proposte di alternativa al mondo occidentale. 

Esistono invece proposte di alternativa al mondo occidentale anche tra i cosiddetti islamici moderati?
Esistono, per esempio nel socialismo arabo che si ispira a Nasser che oggi è ripreso dal presidente della Siria Assad e che era stato fatto proprio da Saddam Hussein e Gheddafi. Certo Saddam e Gheddafi  erano  dittatori sanguinari, ma mettevano in prima istanza l’appartenenza nazionale e non la religione e mantenevano uno stato sociale fatto di scuole, università, assistenza e comunicazione che strappava i giovani dall’estremismo ed erano per questo un argine contro il Califfo. Di fatto erano in grado dimantenere la pace. Oggi Assad, che è l’unico ancora in vita, è inviso dall’Occidente perché amico dell’Iran e nemico della Turchia che è membro della Nato. E’ qui il grande problema: paesi come Turchia e Arabia Saudita sono alleati dell’Occidente che però combattono Assad e di conseguenza favoriscono l’Is.

Chi sono dunque i veri alleati dell’Is? E da dove prende i soldi?
Esistono delle complicità finanziarie e economiche tra il Califfato e alcuni stati alleati dell’Occidente, tra cui Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Quello che l’Is sta facendo al livello geografico è di ridisegnare il territorio di Iraq e Siria a favore dei paesi citati e a discapito di Assad. Il Califfo però è sempre più forte, tanto da poter porre le condizioni ai propri alleati. Vuole essere l’unico rappresentante dell’Islam radicale e sta tentando di egemonizzare il mondo islamico sotto la sua guida. Nel Medio Oriente sta incontrando difficoltà grazie alle resistenze di Assad e dei curdi, ma sta ottenendo grandi consensi in Africa, dove gli stati sociali sono meno sviluppati se non inesistenti, come in Somalia. Non è un caso che sia in quelle regioni che abbiano origine i flussi migratori che sbarcano sulle nostre coste.


Immigrazione e diffusione del Califfato sono dunque collegate. Quali sono le contromosse con cui bisognerebbe rispondere?
La guerra si vince con l’intelligence e non con i bombardamenti a tappeto. E’ una guerra prima di tutto ideologica da vincere con il soft power e non con le dimostrazioni di forza. Chiudere 80 moschee in Tunisia, come è avvenuto, fa il gioco del Califfo, al quale si regalano simpatie. Fare lo stesso in Italia, come ha suggerito una certa stampa di destra, vorrebbe dire aumentare il rischio. Il Califfo sta alzando il tiro perché vuole che i governi occidentali rispondano con misure dure e indiscriminate come queste che gli porteranno consensi. Più la tensione si alza, più porterà avanti politiche di crudeltà per indurre a reazioni sbagliate. Dicono bene Obama e Papa Francesco quando invitano al dialogo con l’Islam moderato.


Alcuni politici invitano a una nuova crociata contro l’Islam. 
Le conseguenze di ciò le abbiamo già sperimentate con la dottrina Bush, che prevedeva l’identificazione di un grande nemico per giustificare il proprio espansionismo geopolitico. Quando ha identificato il nemico nell’Islam ha invocato a una nuova guerra santa, esattamente come fa oggi il l’Is. Parlare di guerre sante e di soluzioni indiscriminate è sbagliato dall’una come dall’altra parte. Bush attaccando il mondo islamico ha fatto il gioco del Califfo, che tagliando gole fa il gioco della dottrina Bush. Leggo con preoccupazione che essa sta tornando ad essere maggioritaria all’interno del Congresso americano. L’Is va combattuta militarmente, ma agli islamici moderati va aperto il dialogo, altrimenti ci troveremo sempre più jihadisti in Europa.


In Europa la politica di destra ritiene sia possibile che gli jihadisti si mimetizzino ai migranti sui barconi. E’ possibile?
E’  possibile, ma non dobbiamo dimenticare che le cellule jihadiste in Europa ce le abbiamo già. Purtroppo la destra europea pensa a creare consenso e non a risolvere la situazione. Una soluzione che dovrebbero proporre se volessero tentare di risolvere gli eccessi dei flussi migratori è di individuare i veri motivi per cui queste genti scappano e attaccare i veri responsabili. Uno di questi è certamente il Califfo, ma che riesce a radicarsi in un’Africa resa allo stremo dagli interessi di multinazionali che ne hanno sfruttato le risorse e costretto le popolazioni alla fame.

mercoledì 4 marzo 2015

Cesare Battisti verrà espulso dal Brasile!





 da repubblica.it

SAN PAOLO - L'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, Cesare Battisti, sarà espulso dal Brasile. Lo ha annunciato per primo il sito Estadao, citando fonti giudiziarie. "Siamo stati informati della decisione ma ancora non c'è una data", ha detto l'avvocato di Battisti Igor Sant'Anna Tamasauskas citato dal sito. Il governo federale brasiliano gli aveva concesso lo status di rifugiato politico nel 2009. Il legale ha sottolineato come con questa sentenza si cerchi di "modificare una decisione del Tribunale Supremo federale e del presidente della Repubblica". Fu nell'ultimo giorno del suo mandato che il presidente Lula rifiutò la richiesta di estradizione presentata dall'Italia.

Secondo quanto scrivono anche altri quotidiani, tra cui O globo, il giudice federale di Brasilia, Adverci Rates Mendes de Abreu, ha accolto una richiesta della Procura federale per considerare nullo l'atto del governo per la concessione del soggiorno a Battisti. "Si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile. Pertanto annullo l'atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiedo che venga applicato il procedimento di espulsione", ha sentenziato il giudice federale. "Gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L'espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l'Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo", ha precisato.

Il magistrato ha deciso che si può iniziare la procedura di espulsione verso la Francia o il Messico, i Paesi attraverso i quali l'ex terrorista passò dopo la fuga in Italia e dove visse prima di arrivare in Brasile. La sentenza non è stata ancora pubblicata, ma, dopo la pubblicazione, sarà possibile presentare ricorso. I legali di Battisti, Pierpaolo Cruz Bottini e Igor Sant'Anna Tamasauskas, però possono ricorerre in quattro istanze, fino al Tribunale supremo e hanno detto che presenteranno appello. I tempi per una decisione definitiva potrebbero quindi essere lunghissimi.  

Le reazioni. "La corte federale brasiliana ha ordinato l'espulsione di un criminale e di un assassino come battisti. Lo aspettiamo a braccia aperte", ha scritto su Twitter Giorgia Meloni.

"Speriamo che ora Cesare Battisti sconti le sue pene", ha commentato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi). "Finalmente Cesare Battisti sarà estradato dal Brasile. Abbiamo vinto un'importante battaglia contro i tanti, i troppi che lo hanno coperto e difeso in questi anni. Adesso speriamo paghi il conto", ha dichiarato in una nota Daniela Santanché di Forza Italia. "L'estradizione di Battisti è un atto dovuto, un atto di giustizia verso tutte le vittime del terrorismo", ha affermato il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. "Un'estradizione arrivata fin troppo tardi" conclude Portas. "Speriamo che la decisione del giudice Federale brasiliano sull'estradizione di Battisti metta fine alla latitanza ingiusta e dorata di un omicida", così su Twitter il segretario del Psi, Riccardo Nencini.


Membro del gruppo dei Pac, Battisti è stato condannato in Italia in via definitiva a due ergastoli e a svariati anni di carcere per 4 omicidi compiuti negli anni '70, insurrezione armata, possesso illegale di armi, rapina e furto. Ha vissuto per anni latitante in Francia, grazie alla cosiddetta "dottrina Mitterand". Quando nel 2004 le autorità francesi lo arrestarono e concessero l'estradizione verso l'Italia, Battisti riuscì a fuggire rifugiandosi in Brasile. Fu arrestato a Rio de Janeiro nel 2007. La richiesta di estradizione proveniente dall'Italia venne rifiutata nel gennaio 2009 dall'allora ministro della Giustizia, Tarso Genro, che creò un'aspra polemica fondando la sua decisione sul timore di una presunta persecuzione di Battisti in Italia per le sue idee politiche.

La Corte Suprema annullò nel novembre dello stesso anno la delibera di Genro concedendo l'estradizione, condizionata però alla decisione finale di Lula, che decise invece per il no all'estradizione. Decisione ratificata con la concessione della libertà all'ex membro dei Proletari armati per il comunismo concessa dal Supremo Tribunale Federale l'8 giugno 2011. 
 

giovedì 19 febbraio 2015

Difendi la tua Nazione

 

Non possiamo consentire a dei terroristi 
di fare la selezione naturale all’ingresso delle nostre coste: 
stop totale agli sbarchi dei profughi 
fino a quando non avremmo sconfitto l’Isis in Libia.
 

 Venerdì 20 • ore 18:30
 Piazza del Pantheon