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giovedì 27 aprile 2017

Francia, Marine Le Pen: risultato storico, il popolo alza la testa


da ilmessaggero.it

«Mi avete portato al secondo turno delle presidenziali. Ne sono onorata con umiltà e riconoscenza. Vorrei esprimere a voi elettori patrioti la mia più profonda gratitudine. È un risultato storico, un atto di fierezza di un popolo che solleva la testa, che confida nel futuro». Così Marine Le Pen nel suo primo intervento dopo i risultati del primo turno delle presidenziali francesi, che la vedono in testa subito dopo Emmanuel Macron. Le Pen è stata accolta da una musica trionfale.

«Io vi propongo l'alternanza fondamentale che fondi un'altra politica. Questo non accadrà con l'erede di Francois Hollande e del suo quinquennato catastrofico», ha continuato Le Pen parlando ai militanti nel suo quartier generale, senza tuttavia nominare il suo avversario al secondo turno Macron.

«È un risultato storico», ha detto ancoa la candidata del Front National. Nell'esprimere gratitudine a tutti «i miei compatrioti», la Le Pen si è definita «la candidata del popolo».

«La prima tappa è conclusa», ha detto poi Le Pen, secondo la quale «è il momento di liberare il popolo francese dalle elite arroganti che vogliono dettare la sua condotta».

mercoledì 9 dicembre 2015

Elezioni regionali in Francia: la chiave del voto è l’egemonia culturale

Il voto per il Front National non è un voto di protesta. Il costante progresso elettorale del Fn non è solo il sintomo del populismo becero che affligge tutte le democrazie occidentali. Chi vota Marine Le Pen, sua nipote Marion e gli altri candidati frontisti lo fa per adesione a una visione del mondo che è ormai centrale nel discorso pubblico



da corriere.it

Prima di presentarsi da favorito alle elezioni di oggi, il Front National ha preparato il terreno per anni, cercando di conquistare innanzitutto una egemonia culturale, preliminare a quella politica. Si può dire che il Fn sia in parte riuscito nell’intento, e questa è la base del suo successo: quel che conta è dominare la battaglia delle idee, come sa bene Marine Le Pen lettrice assidua del comunista Antonio Gramsci. 

Il voto per il Front National non è un voto di protesta. Il costante progresso elettorale del Fn non è solo il sintomo francese del populismo becero che affligge tutte le democrazie occidentali. Chi vota Marine Le Pen, sua nipote Marion e gli altri candidati frontisti lo fa per adesione a una visione del mondo che è ormai centrale nel discorso pubblico francese. Una visione che si nutre dei contributi di intellettuali e polemisti non certo ai margini ma anzi oggi tra i più seguiti, da Alain Finkielkraut a Michel Onfray (talvolta loro malgrado). 
Il Front National è difesa dell’identità nazionale, rifiuto dell’universalismo, lotta epocale e «di civiltà» magari non contro i singoli musulmani, ma di sicuro contro l’Islam. Valori discutibili ma valori, non ritocchi fiscali o fredda amministrazione dell’esistente.
 
A questa offerta culturale e quindi politica, destra e sinistra «repubblicane» non sanno che cosa contrapporre. Nicolas Sarkozy da anni riprende i temi imposti dal Front National, con il risultato che molti suoi elettori finiscono per preferire l’originale alla copia. 
Il partito socialista di François Hollande si è concentrato sul meritorio tentativo di risanamento dei conti pubblici e sull’economia, ma ha quasi abbandonato - unica eccezione il mariage pour tous - la battaglia delle idee. Un tempo la cultura dominante era di sinistra, con i temi forti di fiducia nel progresso, multiculturalismo, solidarietà, uguaglianza. 
Questi valori traballano, la gauche non sa più difenderli e non ha ancora trovato con che cosa sostituirli, come hanno dimostrato gli imbarazzi in occasione della crisi dei rifugiati. Dopo gli attentati, Hollande ha decretato lo stato di emergenza e il suo governo ha dichiarato che potranno esserci deroghe al rispetto dei diritti dell’uomo, in un trionfo di tricolori e Marsigliese. «Il Front National è ormai fonte di ispirazione persino per François Hollande», lo ha deriso Marine Le Pen. Destra e sinistra sono ormai chiamate, come suggerirebbe Gramsci, a ritrovare anima e valori. 

lunedì 7 dicembre 2015

Ha vinto il popolo francese


di Giorgia Meloni

I primi dati delle elezioni amministrative francesi sembrano le linee impazzite di un sismografo durante uno tzunami. Ed è un vero terremoto quello che ha investito ieri la Francia: il Fronte Nazionale sarebbe in testa in almeno sei regioni ed è sicuramente il primo partito d'oltralpe. Sono stati travolti i Républicains di Sarkozy e sono stati spazzati via i socialisti di François Hollande.
Si tratta di elezioni amministrative, è vero, ed è possibile che si riformi tra tutte le altre forze politiche, come già accaduto in passato, il sedicente “fronte repubblicano” per impedire la vittoria del FN al secondo turno. 
Ma a prescindere da quello che accadrà al ballottaggio, il risultato di ieri ha un fondamentale significato politico.

La vittoria di Marine Le Pen, che ha incentrato le battaglie del suo partito nella critica all'Unione Europea, segna una sonora bocciatura per chi ha tramutato l'Europa in un comitato d'affari di lobbisti e usurai. Il popolo francese ha voluto denunciare l'incapacità di chi li governa (a Parigi come a Bruxelles) di dare risposte concrete alla crisi economica, all'impoverimento della classe media, all'emergenza sicurezza e ai grandi eventi storici che stanno investendo l'Europa: terrorismo e immigrazione su tutti.
 
Il Fronte Nazionale con questa clamorosa affermazione si candida a conquistare l'Eliseo alle elezioni presidenziali del 2017. Il terremoto si sentirà presto anche in Italia e in Europa, perché è iniziato il riscatto dei popoli europei decisi a riprendersi la propria sovranità e la propria libertà. Anche in Italia.

giovedì 3 aprile 2014

Meloni “Insieme a Le Pen per uscire dall'euro”



da affaritaliani.it

Giorgia Meloni è atterrata a Bruxelles per incontrare Marine Le Pen in vista delle prossime elezioni europee. In una intervista esclusiva adAffaritaliani.it il leader di FdI spiega: “Con Marine condividiamo molte battaglie, a partire dalla lotta contro questo euro, un marco tedesco travestito”. E aggiunge: “Renzi è andato dalla Merkel in cerca di approvazione. Una cosa mai vista”.
L'INTERVISTA
Onorevole Meloni, oggi ha avuto un lungo colloquio con il leader del Front National, che cosa vi siete detti?
"In vista delle prossime elezioni europee, abbiamo avviato un giro di consultazioni con quelle le forze che condividono con noi l'esigenza di modificare la struttura delle istituzioni europee, di restituire i diritti e la sovranità ai popoli e di dire basta alla gabbia dell'Euro.  Abbiamo incontrato forze che non si sono piegate ai ricatti dei grandi partiti e che condividono con noi la sfida di costruire un'Europa schierata con i popoli e non con le caste: i Conservatori e Riformisti e la Le Pen, con la quale ci siamo congratulati per eccezionale risultato delle amministrative".
Vi presenterete da alleati alle elezioni?
“No, Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale correrà da sola”.
Il Front National ha una storia di collaborazione con la Lega Nord che dura ormai da alcuni mesi. Eppure Fratelli d'Italia è un partito più affine a quello francese, penso ad esempio alla questione dell'unità nazionale, un valore fondante sia per voi che per la Le Pen, e che invece vede la Lega su posizioni opposte. Perché il Fn ha scelto Salvini come alleato e non voi?
“Qui non stiamo facendo una gara con la Lega in cui in premio c'è l'alleanza con il Fn. Oggi ho ascoltato le valutazioni che Marine Le Pen fa sul rapporto con l'Europa e con l'euro e mi sono ritrovata a condividerne molte. Ho avviato con questo movimento dei contatti che mi sembrano interessanti pur mantenendo ciascuno le proprie diversità”.
Farete un gruppo unico a Strasburgo una volta che si saranno chiuse le elezioni?
“Decideremo dopo il voto a quale famiglia europea aderire. Certamente rispetto a singoli temi si può di volta in volta trovare delle sinergie con il Front National”.
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale chiede che l'Italia abbandoni l'euro e torni alla lira?
“Assolutamente sì. Noi non abbiamo una moneta unica, l'euro non è la sintesi delle economie che compongono l'Europa. Abbiamo piuttosto adottato il marco tedesco cambiandogli nome. Questo ha avuto come effetto quello di rafforzare le economie più forti e indebolire quelle più deboli”.
Ci sono delle vie di mezzo tra il rimanere con questo euro e tornare alla lira. Non si può trovare un compromesso? Qualcuno parla di un euro a due velocità...
“Noi arriviamo alla richiesta di uscire dall'euro dopo aver tentato tutte le altre strade. Dopo aver chiesto la revisione dei trattati, dopo aver chiesto un euro che fosse completamente diverso, dopo aver chiesto che all'unione monetaria si accompagnasse anche una unione politica e di regole comuni. Ma abbiamo sempre trovato porte chiuse, non mi sembra che ci sia la disponibilità da parte di chi comanda in Europa di prendere altre strade. Mettendo sul piatto della bilancia stare nell'euro a queste condizioni e stare fuori io voto per la seconda, se non altro perché risparmiamo qualcosa come 60 miliardi di euro l'anno che sono quelli che l'Ue ci costa”.
Chi è che comanda in Europa?
“E' innegabile che la Germania ha un peso preponderante nell'Unione. Lo vediamo in tutte le decisioni prese qui a Bruxelles e lo abbiamo visto quando c'è stata l'introduzione della moneta unica”.
Perché gli Stati mediterranei, ma anche l'Irlanda, non chiedono alla Germania di uscire dall'euro allora?
“Potrebbe accadere, ma la vedo difficile. Di fatto non esiste l'euro senza la Germania. L'euro è tarato su Berlino”.
Secondo lei Renzi riesce a tenere testa alla Merkel?
“Io ho visto un premier che è andato dalla Merkel con la sua riforma del lavoro perché fosse bollinata e approvata. Una cosa che non si è mai vista. Dopo aver dichiarato grandi intenzioni bellicose è andato dalla Cancelliera e le ha detto che avremmo rispettato tutti i trattati. Poi è andato a parlare con la Commissione europea ed è stato liquidato con un sorrisino. E' intollerabile che il nostro premier sia trattato così da delle persone che dovrebbero solo andare a casa e che ci hanno imposto politiche economiche disastrose”.
Martedì è stato da Cameron, sembra che abbia avuto il suo appoggio, no?
“Renzi ha parlato con Cameron e lì, a Londra, ha esaltato i dati sulla disoccupazione inglese, incensando le loro performance economiche. Ha dimenticato però che in Gran Bretagna non c'è l'euro, ma la sterlina. E che c'è una banca centrale che si comporta come tale e non si occupa solo di mantenere sotto controllo l'inflazione”.
Il vostro programma su certi temi coincide con quello di Grillo. Prevede una alleanza con il Movimento 5 Stelle?
“Credo che Grillo prima debba chiarire che cosa vuole fare. Sull'euro ad esempio non si capisce se voglia fare un referendum oppure no. E comunque non mi sembra che i grillini siano disponibili al dialogo”.

martedì 14 gennaio 2014

Destra, la Meloni sogna la Le Pen: "Basta coi moderati e i buonisti"


da liberoquotidiano.it
Marine Le Pen trascina il «suo» Front National sopra l'Ump, la destra «tradizionale» francese. E rischia, così, di cambiare la faccia dell’Europa, terremotarne l’equilibrio politico, imponendo una decisa svolta a destra. Per molti osservatori la Marine Le Pen italiana potrebbe essere lei, Giorgia Meloni. Distaccatasi per tempo dal Pdl, fondatrice di Fratelli d’Italia, preferisce scherzarci su: «Magari! Mannò...». Salvo poi snocciolare, una ad una, similitudini e differenze tra la destra francese e quella italiana che vorrebbe. Scoprendo che le prime sono molto più delle seconde. 

Il Front National è stimato a quota 25%, un quarto degli elettori francesi. Cosa la colpisce?
«La cifra, evidentemente. La si raggiunge soltanto convincendo elettori che, fino ad oggi, si erano rivolti altrove. Il Fn ha il consenso di uomini e donne che fino a qualche tempo fa non l’avrebbero mai votato. Ha convinto». 

Marine Le Pen ha svecchiato la sua formazione e la destra in genere: poco spazio per nostalgici e nazionalisti, ma posizioni forti, decise…«La lezione è che bisogna avere più coraggio, che si può e si deve sfidare il pensiero unico dominante, senza paura. Servono determinazione e chiarezza». 

Sta dicendo che voi, prima col Pdl, oggi con Fdi, non siete stati sufficientemente chiari?
«Io penso che, come diceva qualcuno, in questo tempo “non possiamo permetterci il lusso di essere moderati”. La gente è arrabbiata, altroché. Dobbiamo sì sintetizzare tutte le identità, ma dire no alla melassa e al conformismo. Perché non è con la melassa delle “larghe intese” che si risolvono i problemi della gente. E bisogna dire la verità». 

In che senso, scusi: dite bugie?
«No, ma i partiti politici in genere, tranne il mio, preferiscono tacere alcune verità, perché spesso la verità fa male e certo non aiuta a prendere voti». 

Madame Le Pen ha raccontato un po’ di verità, le sue. Tipo che l’Europa ucciderà la Francia, che l’euro è il male assoluto...«Ci sono cose nel suo programma che non sottoscriverei mai». 

Vogliono portare la Francia fuori dall’Europa, lei che ne dice?  
«Secondo me non esiste, l’Italia non può. La risposta ai limiti dell’Europa non può essere meno Europa, ma più Europa. A noi serve un’Europa forte della buona politica e dei popoli che contrasti l’Europa della finanza, delle banche, dei poteri forti invisibili». 

Tolta di mezzo la contrapposizione all’Europa, la destra italiana ha un argomento in meno.... 
«Guardi che l’Europa è un tema che va affrontato, anche se non in quel modo». 

E come, invece?
«Bisogna rivendicare il primato del diritto nazionale su quello europeo. Perché non ne possiamo più di essere guardati dall’alto in basso dall’Europa, quando ogni anno diamo 4 miliardi in più di quelli che ci tornano. In Europa non abbiamo tutti gli stessi diritti e non si capisce perché, per esempio, i tedeschi fanno gli europeisti, poi hanno la clausola di salvaguardia: se il 10% dei parlamentari è contrario ad una norma europea,  le bloccano...». 

In Italia, invece, riceviamo il fax da Bruxelles e, al massimo, ratifichiamo. Si può fare qualcosa? 
«Fdi aveva chiesto, nel dibattito per la riforma della Costituzione, che vi si inserisse una clausola simile a quella tedesca».

E uno. Altri punti di vicinanza con la destra francese?
«Sull’immigrazione, per esempio, l’Europa sta sbagliando tutto. Al di là della passerella fatta a Lampedusa da José Manuel Barroso, le istituzioni europee si stanno comportando come se quello dell’immigrazione fosse davvero solo un nostro problema. Intanto in Spagna sparano al confine, in Francia chiudono le frontiere, in Austria pure...». 

Ma la destra italiana discute da almeno un ventennio di immigrazione: la Bossi-Fini, per esempio...  
«Sono temi che non si affrontano col folclore. In Italia si oscilla pericolosamente tra buonismo e razzismo biologico...».

Che fanno entrambi danno. 
«Come la demagogia pericolosa che vedo in questi giorni. Di fronte alla tragedia di Lampedusa, al dramma di disperati che si consegnano ad assassini perché pensano di trovare una vita migliore in Italia, non si può rispondere dicendoAllora cambiamo la Bossi-Fini e apriamo le frontiere».

E come si risponde, scusi?
«Con la verità. Dicendo che l’Italia oggi non è in grado di garantire a chi arriva la “vita migliore” che si aspettano. Che i clandestini finiranno nella rete della criminalità organizzata o a fare i lavavetri... Bisogna avere coraggio di dirlo e di investire sulla cooperazione e sugli accordi con i paesi di origine». 

E tenere la Bossi-Fini.
 «Smettiamola con le ipocrisie e parliamo di dati. Quando c’era il centrodestra al governo ci sono stati meno sbarchi e meno vite perdute».

Il Front National è «patriottico», Fdi pure. 
«Il tema del patriottismo, specie quello economico, è di stringente attualità anche da noi. Telecom, Alitalia, Finmeccanica... Abbiamo avuto una politica che, in nome del mercato, ha portato l’Italia a rinunciare ai suoi asset strategici. Ci rendiamo conto che Telecom è finita agli spagnoli che stanno peggio di noi e che magari hanno preso i soldi per l’operazione dal fondo Salvastati che noi abbiamo alimentato? E il premier Enrico Letta non è riuscito a dire altro che “è il mercato” che decide». 

Un’altra “verità” che vuole dire?
«Sì, che non è possibile che ci sia chi in Italia, oggi, ha una pensione da 10 mila euro al mese per la quale non ha versato i contributi. Questo alimenta lo scontro tra generazioni, tra gli iper garantiti e i non garantiti. Bisogna abbattere la caste, siano esse fisiche o culturali». 

Fdi può diventare il «nostro» Front National?
«La nostra sfida è costruire un nostro modello, non scimmiottarne un altro. Con Officina Italia stiamo prendendo il meglio di culture politiche diverse, cercando di sintentizzarle. Lavoriamo partendo dai contenuti, consci che serve coraggio. Potrebbe nascerne una esperienza unica. E chissà...».

giovedì 24 ottobre 2013

La popolarità di Marine Le Pen


Giampaolo Rossi

Marine Le Pen entrò in politica all’età di 8 anni, come ricorda lei, “nel modo più violento, più crudele, più brutale”; c’entrò quando la notte del 2 Novembre del 1976 venti chili di dinamite fecero saltare in aria il palazzo dove abitava con la sua famiglia e solo per un miracolo non ci furono vittime. La bomba seguiva di pochi giorni il congresso del Front National di cui suo padre era il presidente. Ed è lei stessa a ricordare che “fu quella notte di orrore a farmi scoprire che mio padre faceva politica”.

Per 35 anni il Front National è stato un ciclico protagonista della politica francese. Ghettizzato come espressione di una destra razzista e xenofoba (e in parte lo è stata), è sopravvissuto all’emarginazione, all’isolamento e all’odio sia della gauche francese e dei suoi inutili intellettuali, sia di quelli che Marine Le Pen definisce con disprezzo “i borghesi dell’Ump”.
Ha ottenuto risultati eccezionali, come quando alle elezioni presidenziali del 2002 suo padre Jean Marie escluse i socialisti dal ballottaggio costringendoli a votare compatti l’odiato Chirac per impedire che un Le Pen diventasse Presidente della Repubblica.
Da due anni Marine ha preso il posto del padre ed il Front National gode di una nuova ed incredibile popolarità. Sui media europei ha fatto scalpore il recente sondaggio di Nouvelle Observateur, che lo dà primo partito in Francia; confermato qualche giorno fa dalla vittoria a Brignoles, nel sud della Francia, dove il candidato lepenista ha stravinto con il 40%, doppiando il partito di Sarkozy e azzerando la sinistra.
Perché la novità è questa: Marine Le Pen pesca il consenso a piene mani non solo nel tradizionale bacino elettorale di destra ma ora anche e soprattutto nelle classi popolari più esposte al dramma della crisi e più consapevoli, perché vissuto sulla propria pelle, dell’imbroglio di un’Europa che ha imprigionato le economie nazionali nella schiavitù del debito.
Suo padre, Jean Marie, fu il primo leader politico europeo a porre con forza il problema dell’immigrazione: il mito del multiculturalismo non avrebbe dato vita ad un mondo arcobaleno ma avrebbe messo in crisi le società europee sfaldandone identità, coesione sociale e generando conflitti irriducibili. Oggi ci accorgiamo che l’analisi di Le Pen aveva un suo fondamento: dai tribunali della Sharia in Inghilterra che mettono in discussione la laicità del diritto britannico, alle rivolte nelle periferie islamizzate delle città del nord Europa, al crescere di un integralismo in casa nostra che produce manovalanza per il terrorismo internazionale.
Ora Marine somma alla lotta all’immigrazione, la battaglia contro Euro e Unione Europea: “io non combatto l’Europa, ma l’Ue, le sue politiche, la sua architettura, il suo Dna, i suoi progetti”, al servizio “non dei popoli ma dei mercati, dei banchieri e delle lobby”.
Marine fa più paura di suo padre. Il Front National di ieri era un partito che si baloccava tra i ricordi dell’Algeria e i reduci di Vichy, mentre quello di oggi, ripulito dai soggetti più reazionari e dagli ambienti più estremisti, ha rinnovato a tutti i livelli la sua classe dirigente ed ha aperto alla società civile, ai giovani e alle donne; reclama la piena laicità dello Stato; sfonda persino tra i francesi immigrati di seconda e terza generazione. Ha promesso che quando (non se) vincerà le presidenziali farà un referendum sull’Euro. Quanto basta per terrorizzare i padroni della moneta. Nei giorni in cui i sondaggi francesi facevano tremare i circoli di Bruxelles, Mario Draghi è intervenuto precisando che “l’Euro è irreversibile”. Più o meno come la morte.
Marine Le Pen dimostra una cura ossessiva per la parola e il potere evocativo che essa racchiude. Qualche giorno fa ha affermato che è disposta a querelare i media e i giornalisti che useranno il termine “estrema destra” per definire il suo partito: “noi non siamo né di destra né di sinistra. Noi siamo un movimento nazionale”.
Alla demonizzazione del mainstream lei risponde con una strategia di de-diabolisation (de-demonizzazione) chiara ed efficace: ha capito che un politico non deve parlare ai media, ma ai francesi. E loro la stanno ascoltando.

venerdì 13 settembre 2013

#Atreju. Marine Le Pen attacca l’Europa “governata da un’oligarchia di tecnocrati”

da barbadillo.it
“L’Europa è governata da un’oligarchia, un’elite di stipendiati della Goldman Sachs”. Marine Le Pen, nella parte della testimone di accusa nel processo simbolico contro l’Europa andato in scena nella giornata di apertura di Atreju, ha ben chiaro chi sono i nemici dei popoli europei.
La videointervista che ha rilasciato in occasione della inaugurazione delle giornate organizzate da Giorgia Meloni e dal suo gruppo di  giovani volontari è stata accolta con applausi poco timidi, soprattutto nei punti in cui la leader del Fronte Nazionale si è scagliata aspramente contro i tecnocrati di Bruxelles che “oltre a rendere l’Europa una giungla nella quale vige la legge del più forte, alimentando la crisi finanziari con la propria azione economica, cercano di imporre dei valori che sono in contraddizione con quei valori che sono invece fondativi della cultura dei nostri popoli”. Alla domanda se avendone il potere, abolirebbe la Commissione Europea, Marine si è limitata a constatare che tale istituzione (come la stessa moneta unica) crollerà da sola. La Le Pen ha concluso sperando in “un rapporto sempre più stretto con l’Italia, i cui popoli sono più saggi delle élite che oggi le governano”.
Il video intervento ad Atreju
Il video intervento ad Atreju
La leader francese è stata ospite di Atreju in una giornata particolare. E’ di oggi infatti il risultato (poco) sconvolgente di un sondaggio (del Groupe Ifopdella rivista Valeurs actuelles che giunge da Oltralpe un francese su tre condivide le idee di Marine Le Pen. Se la vera ribellione, come si suol dire, è donna, la Francia ne incarna la vera essenza: chi può negare a Marine Le Pen lo scettro di fenomeno più intrigante dell’ultimo anno? Dinasticamente reggente del Front National, rappresenta un progetto di quella futurdestra che pare destinata a crescere nei consensi grazie a un maggior consonanza con le tematiche chiavi del presente. Critiche al mercato liberista, all’Europa, condanna dell’euro e riaffermazione della sovranità nazionale. Il paradigma utilizzato è quello tradizionale e tradizionalista, contro un presente che viene accusato di aver cullato un progressismo che si è rivelato un assediante e asfissiante compromesso al ribasso. Lì si scagliano fiere le asserzioni di Marine, che si batte con una tattica ben precisa, la vera rivoluzione linguistica oltre che culturale: chiamare le cose con il proprio nome, a costo di apparire troppo vigorosa e di prestarsi a facili strumentalizzazioni. Il segreto dell’avanzamento inarrestabile del Front National è forse la capacità di misurarsi con la crisi evitando di sublimare le necessarie prese di posizione in teorie e architetture linguistiche evanescenti. Nella crisi ha ritenuto utile indicare una via, una mappa, ergo punti fissi da cui prendere spunto per tracciare un percorso chiaramente. Marine ha scelto di impegnarsi a comunicare chiaramente dove vuole andare. Non è il caso di chiedersi in questo ragionamento se ciò che ha utilizzato siano argomenti condivisibili o meno, ma non si può non concordare sul fatto che votare il FN è per gli elettori francesi una garanzia perlomeno su ciò che si aspettano dai loro eletti e su ciò che gli stessi andranno a difendere in Parlamento.La dediabolisation del partito ormai è giunta nella fase culminante. L’operazione mediatica e culturale di legittimazione ha addirittura lasciato il passo a una fase costruttiva che spinge verso il rilancio del FN. Non è più tempo di spendersi per il riconoscimento come forza repubblicana, nel momento in cui le idee da sempre propugnate da Marine Le Pen pare trovino corrispondenze nella quotidianità che esige del Fronte Nazionale l’accentuarsi della propria particolarità antisistema. La capacità di Marine Le Pen è quella di non aver timore nel porsi come garante di una sensibilità popolare che lo snobismo gauchiste e il moderatismo francese non riescono e preferiscono non interpretare. Già Jean Baudrillard, sociologo attento alle dinamiche dell’immaginario, notava come il vecchio leone Le Pen padre fosse l’unico a fare politica facendo i conti con il senso della storia. Non rifugiandosi nelle ideologie miglioriste e ottimiste di un progresso lineare della società.
Il Front National con Marine compie un salto ulteriore e si spende con ancor più lungimiranza nel difficile e incauto mestiere: immergersi nella quotidianità del vissuto, nel sentire comune. Certamente un realismo viziato da alcuni eccessi linguistici e programmatici. Ma le rivendicazioni che toccano le problematiche delle fasce meno abbienti e periferiche della nazione, spiegano un elettorato che è perlopiù costituito da operai e giovani.