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martedì 30 gennaio 2018

La responsabilità che batte l’inganno (di A. Panigutti)


da alessioporcu.it 

Sulla questione della candidatura alle Regionali, il centrodestra è andato vicino all'autoannientamento. Colpa di un inganno politico e mediatico. Sventato grazie al senso di responsabilità. Il ruolo di Fabio Rampelli. In anteprima l'editoriale che verrà pubblicato nelle edizioni in edicola domani mattina di Ciociaria Oggi e Latina Oggi. 

Sulla candidatura di Sergio Pirozzi alla presidenza della Regione Lazio, nel centrodestra si è giocata la più pericolosa e delicata partita politica degli ultimi anni. Quella che ha minato le fondamenta di un’intera coalizione. Ma che più di tutte ha messo in discussione il futuro politico dei suoi azionisti di maggioranza: Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Se c’è un vincitore assoluto di questa partita è Fabio Rampelli. Il quale, da solo o quasi, è riuscito a schivare le insidie di un’idea, quella di Sergio Pirozzi presidente, che aveva una facciata buona e spendibile ma l’animo di chi stava strumentalizzando prima di tutto un uomo e poi tutto quello che per cui è assurto al gradimento mediatico al solo fine di conquistarsi uno spazio politico altrimenti inimmaginabile.

Nel tranello ci stavano cadendo tutti. Assimilando quest’esperienza a quella della Capitale nessuno ragionava più sull’abnorme portata politica dell’operazione. In pochi valutavano l’inconsistenza delle truppe armate per un progetto basato esclusivamente sul calcolo e sulla convenienza e sulla necessità di riportare nell’agone politico un nuovo soggetto pieno di tanto populismo di basso rango e di una sfacciata ansia di arrivismo. Tutti concentrati sui sondaggi. Senza considerare il dopo di un eventuale vittoria. O peggio di una sconfitta.

Se oggi la Regione Lazio, pur con la resistenza in campo dell’insignificante armata brancaleone messa su da Francesco Storace e Gianni Alemanno, diventa contendibile con una candidatura importante e strutturata come quella di Stefano Parisi, il centrodestra lo deve allo spirito di squadra, alla visione e al ragionamento politico di un leader che ha saputo fare, senza porre condizioni, un passo indietro, dopo che tutti gli altri, proprio con i loro veti, stavano spianando la strada alla conquista leghista di tutta un’area di consenso e al ritorno sulla scena con il bottino pieno di Francesco Storace.

Grazie a Rampelli per una volta, nel centrodestra, la responsabilità ha vinto sull’inganno.

giovedì 11 gennaio 2018

Macron a Colle Oppio, Fratelli d'Italia: "Ha visitato anche i bivacchi?"



da ilgiornale.it / di Elena Barlozzari

Visita del presidente francese Emmanuel Macron alla Domus Area, nel centralissimo parco di Colle Oppio, ma Fratelli d'Italia polemizza: "Colle Oppio continua ad essere una landa desolata approdo di bivacchi e discarica a cielo aperto"

A Monsieur le président Roma piace “beaucoup” e cioè “molto”. Queste le prime, fugaci impressioni di Emmanuel Macron che, stamattina, ha visitato la Domus Aurea assieme al premier Paolo Gentiloni e al ministro della Cultura Dario Franceschini.  

Tutti stretti nei cappotti scuri, sorridono per la photo opportunity di rito e si lasciano alle spalle la grande bellezza del Colosseo.
È stata una “visita sublime” ha detto Macron al termine del tour della reggia di Nerone: 40 minuti a passeggio nel tempo e poi via verso Palazzo Chigi. Non c’è tempo per guardasi attorno e per rendersi conto che, al di là delle stanze d’oro dell’imperatore, “Colle Oppio continua ad essere una landa desolata, approdo di bivacchi e discarica a cielo aperto, frutto del lassismo di questa amministrazione”. Con queste parole gli esponenti di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo e Stefano Tozzi, rispettivamente consigliere comunale e capogruppo del Municipio I, hanno approfittato dei riflettori momentaneamente puntati sul parco archeologico per denunciarne il degrado: “Un’area di pregio lasciata alla mercé di abusivismo e illegalità”.

Proprio in quel giardino, Fratelli d’Italia aveva una sede, la storica sezione di via delle Terme di Traiano, ma ora non c’è più. Era “l’unico presidio sociale del parco”, troppo spesso al centro della cronaca cittadina che lo ha ormai eletto crocevia di spaccio e delinquenza, ma il sindaco Raggi, due mesi fa, ha costretto i militanti a fare fagotto. Resta invece chi dorme tra la vegetazione, chi bivacca, chi si rifugia nelle aree cantierizzate accendendo fuochi tra le rovine romane e trasformando i quattro angoli della villa in una toilette en-plein-air.

“Possibile – si chiedono i due esponenti – che nessuno comprenda le potenzialità di valorizzare un sito 365 giorni l’anno?”. Durissimo anche Federico Mollicone, responsabile della cultura e della comunicazione di FdI, che si domanda se il ministro Franceschini “ha mostrato a Macron anche i bivacchi sopra i mosaici e i disperati che vivono accampati tra i resti archeologici, i giardini devastati e i ruderi che si sbriciolano”. Chissà come avrebbe reagito il numero uno dell’Eliseo.

mercoledì 20 dicembre 2017

La politica da mediano di Fabio Rampelli (Fdi)


da opinione.it

È un mediano. Un interdittore. Fabio Rampelli si racconta a “L’Opinione” ripercorrendo il suo passato. Questo ritratto parte dai primi anni vissuti in politica. I ricordi delle scuole medie e poi del liceo sono ancora chiari e stampati nella sua mente. Erano gli anni Settanta e Roma era teatro di un duro scontro, anche fisico, tra comunisti e neofascisti. Lui ha sempre detto no alla violenza. E ora, in Fratelli d’Italia, si prepara ad affrontare senza rinnegare nulla la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018.

In che anno ha iniziato a fare politica? E dove?

Il mio primo approccio risale alla scuola media sperimentale “Petrocchi” nel quartiere Appio-Tuscolano di Roma. Proprio vicino al Liceo classico “Augusto”, territorio di confine tra il circolo del Fronte della Gioventù (di destra) e le sezioni politiche di sinistra. Un quartiere spaccato. Gli scontri tra i militanti della destra giovanile e gli attivisti del Partito comunista erano all’ordine del giorno. Noi della scuola media, nonostante la tenera età, dovevamo prendere parte, almeno come tifosi: scegliemmo il Fronte della Gioventù, almeno nella mia classe. Avevamo appena 13 anni e si trattava solo dei primi sintomi. Era il 1973. L’inizio vero e proprio dell’attività politica risale, però, agli anni del liceo. I miei genitori per evitare problemi e tutelare la mia incolumità, proprio per i confronti spesso violenti che si creavano nel quartiere, mi spedirono al Liceo scientifico “Righi”, un liceo che aveva la fama di essere “tranquillo”, ma gli anni Settanta non lo risparmiarono. Erano inconsapevoli che distasse appena 500 metri dal rosso “Tasso”. E fu così che, probabilmente per reazione a quella presenza, nel “Righi” iniziò a prendere forma una presenza di studenti di destra. La tensione si fece alta, il clima micidiale.

Come è cambiato, da allora, il modo di conquistare il consenso dei cittadini e di combattere le proprie battaglie politiche?

È cambiato in modo radicale. Fortunatamente si è potuto gettare alle spalle l’uso della forza. Per noi di destra era una continua violenza, sia morale che fisica, subita quotidianamente. Un incubo. Io ero terrorizzato ogni volta che uscivo di casa o che ci tornavo. Il passaggio decisivo la destra lo compì quando si mise in testa di rientrare all’Università “La Sapienza” dopo la “cacciata” del 1968, ma stavolta in modo definitivo dopo tanti approcci estemporanei e transitori. Decidemmo di non accettare più le provocazioni dei collettivi, di non rispondere mai agli agguati, rischiando spesso la nostra incolumità, un vero e proprio approccio gandhiano adottato dal nostro Movimento, “Fare Fronte per il Contropotere Studentesco”: rispondere alle aggressioni con la goliardia e l’ironia, cercando di ridicolizzare gli estremisti di sinistra. Loro continuavano con la violenza, ma pian piano iniziarono a isolarsi, perfino la sinistra “ortodossa” gli voltò le spalle e per noi fu un gioco da ragazzi. È così che ci siamo conquistati la possibilità di fare assemblee, gestire servizi per gli studenti, organizzare incontri culturali con i nostri intellettuali di area. Il tutto era orientato a tentare di rispondere allo scontro degli anni Settanta con la cultura dell’incontro, il confronto civile tra diverse sensibilità. Chiamavamo questa “rivoluzione” copernicana “Comunità studentesca” e lo strumento per costruirla “logica del superamento”.

Come ricorda l’esperienza di Alleanza Nazionale? Più i lati positivi o le occasioni mancate?

Alleanza Nazionale è stata una bellissima scommessa, ma persa. C’era l’idea affascinante di superare il neofascismo, di proiettare la destra verso il futuro, di renderla un movimento politico moderno ed europeo. Di farla tornare fuori dalle secche delle ideologie del Novecento. Questa la parte positiva che non mi sento affatto di rinnegare. Ma l’applicazione si è rivelata devastante. Si è iniziato a prendere le brutte abitudini della peggiore partitocrazia della Prima Repubblica: tatticismo, arroganza, uso spregiudicato del potere, correnti. È mancata la giusta chiave di lettura per mantenere alta la tensione ideale e morale, capace di rappresentarsi con una rettitudine esemplare nel governo della cosa pubblica. Poi non è possibile non parlare della decisione di Gianfranco Fini di entrare nel Pdl, mandando anni di lotte e di storia in malora. Noi eravamo presenti, ma ininfluenti, nessuno può rimproverarci quella scelta. E in ogni caso se la tensione morale e la capacità organizzativa della destra si fossero manifestate nel leader dell’epoca, anche il PdL poteva essere uno strumento idoneo... Ma c’erano altri interessi in gioco e tutto è finito con la casa di Montecarlo e i rapporti con il signor Corallo. Uno schifo.

C’è qualcosa che non rifarebbe?

Tutto quello che è accaduto prima di Alleanza Nazionale io lo rifarei. È stato un percorso lineare. Non ho mai accettato la logica dello scontro e quindi ho costruito, attraverso la comunità politica di cui sono espressione, il nostro presente. Ho avuto la forza di ribellarmi alle catastrofi di An e del Pdl. E con Giorgia Meloni abbiamo dato vita alla scommessa di Fratelli d’Italia.

Il Rampelli degli inizi è molto diverso dal Rampelli di oggi?

Nella carriera politica mi ci sono trovato per sbaglio. Avevo studiato, sono abilitato a svolgere la professione di architetto, che ho anche iniziato a praticare con soddisfazione, da disegnatore e poi da progettista, avevo altre prospettive. Ma nel 1993 esplose “Tangentopoli” e la destra ebbe l’immediato bisogno di candidare, al fianco di una classe dirigente che aveva dimostrato grande stoffa, tanta altra gente di diversa natura e provenienza. Ecco che prende forma, tra giovani che detestavano le istituzioni, credevano poco nella democrazia rappresentativa e avevano anche un pessimo rapporto con il Movimento sociale italiano, il desiderio di irrompere nei palazzi del potere per portarvi uno spirito nuovo. Vivemmo quella fase come fosse quasi un “assalto” alla cittadella del male. Bandimmo i “faccioni” sui manifesti in campagna elettorale e varammo la prima volta di una propaganda senza volti, tutti sintetizzati dal simbolo del gabbiano Jonathan Livingston, per un’esperienza quasi mitologica. Scegliemmo quell’immagine perché era quella con la quale per oltre dieci anni ricordammo Stefano Recchioni, militante di Colle Oppio ucciso nella Strage di Acca Larentia il 7 gennaio del 1978. Un po’ desideravamo portare i nostri ragazzi con noi, un po’ volevamo che ci proteggessero in quell’avventura “pericolosa”.

Come descriverebbe, finora, l’esperienza di Fratelli d’Italia?

La definirei un “capriccio” della politica italiana. Un impulso fondamentalmente irrazionale che si lega a una cultura politica millenaria. E che annoda insieme le tradizioni più profonde dei popoli, le identità e le culture che hanno permesso la costruzione della civiltà occidentale. Lo spirito solidaristico. Le capacità di mettere insieme tanti diversi per fare sintesi come ci insegnano gli antichi Romani. Mettere insieme questa roba in un partito non può essere che un capriccio. Poi i partiti, come diceva Robert Michels, nascono per rivoluzionare il mondo e affermare i propri principi, per poi ritrovarsi a esistere per preservare se stessi. È la storia dei partiti della Prima e della Seconda Repubblica. Fratelli d’Italia non ha ancora conosciuto questa fase e speriamo non la conosca mai.

Come vede la candidatura di Giorgia Meloni alla leadership del centrodestra?

Giorgia Meloni è uno dei leader del centrodestra. Quindi non si tratta di dare un giudizio dall’esterno. È nei fatti. Il suo indice di gradimento è elevatissimo. Probabilmente si tratta dell’unico leader del centrodestra capace di superare il proprio campo intercettando adesioni in tutti gli schieramenti. E penso che sia il perfetto punto di incontro di diversi elementi: proviene da un quartiere popolare, è stata la prima leader nazionale donna di un movimento giovanile, è preparata e ha profondità. Il fatto che abbia conservato la capacità di essere sempre autentica la fa molto apprezzare dalla gente, abituata a politicanti che non dicono mai la verità o che nascondono le proprie opinioni quando le ritengono scomode. È capace di essere mamma e militante: dolce e determinata. Ingredienti imprescindibili per una leadership.

Gira voce che a Roma il vero leader sia lei, è vero?

Penso di aver dimostrato quello che volevo realizzare con la mia militanza e non credo ci sia bisogno di appellativi. Non sono il leader di Roma, sono una persona che ha sempre combattuto con schiettezza e limpidezza per affermare i propri valori. Giorgia è romana come me e ha “numeri” davvero importanti e quindi, se ci dobbiamo attenere alla definizione scelta per questa domanda, la leader è lei, anche la leader romana. Io mi sento riferimento per un progetto di trasformazione della società e Giorgia Meloni è l’alfiere indiscusso di questo progetto.

Quanto spesso la Meloni viene da lei per un confronto? Magari per chiederle un consiglio…

Quando la politica è sana, tutti vanno da tutti. Ci si confronta sulle principali scelte, solo nei “partiti-azienda” o in quelli “ereditari” c’è uno solo al comando che come si sveglia la mattina prende decisioni e le propina ai sudditi. Giorgia viene da me molte meno volte di quanto io non vada da lei.

Lei è raramente sulle prime pagine dei giornali, eppure sembra che nella Capitale sia una potenza in quanto a potere decisionale su nomine e strategie…

Non sono una potenza, già l’ho detto. Questa suggestione rischia di inquinare il mio lavoro disinteressato per il “bene comune”. Magari potessi decidere delle nomine. Quando ho avuto questa opportunità ritengo di averla esercitata in modo assolutamente proficuo per la comunità. Purtroppo gli spazi sono sempre stati limitati perché sia Francesco Storace che Gianni Alemanno, dopo aver utilizzato le energie del mondo che gli portavo in dote, hanno cercato di uccidermi politicamente con tecniche bestiali e antidemocratiche. Ma capisco perfettamente che il modello di cui ero paladino facesse paura e che non fosse controllabile. Era efficace ma gli dava fastidio, perché era autonomo dal potere e si fondava sulla cultura del dono, su una trasparenza esemplare e sulla competenza. Oggi non ho il potere di nominare nessuno. Sto raramente sui giornali perché sono più un mediano di spinta. Non è che nella vita tutti possono fare i centravanti. Ognuno ha il suo ruolo e io sono soprattutto un uomo di fatica che porta la palla e cerca di valorizzare le persone della squadra. Sono anche una figura di contenimento rispetto agli avversari, sono bravo nell’interdizione. Ma, attenzione, sono un mediano che sa anche fare goal. Sui media un partito che nel 2013 aveva l’1.96 per cento non può mandare troppe persone…

Cosa non ha funzionato nel ballottaggio di Ostia?

Il sistema si è terrorizzato e ha messo in campo la più grande manovra per legare il grillismo all’elettorato di sinistra. Il clima assurdo ha radicalmente cambiato la campagna elettorale, tra il primo e il secondo turno, avvantaggiando platealmente la candidata del Movimento 5 Stelle, che comunque ha fatto perdere ai grillini il 17 per cento in un anno e mezzo. Nel primo turno, in una campagna quasi normale, le cose sono andate molto bene. Virginia Raggi è stata giudicata negativamente dal 70 per cento degli elettori che sono andati a votare, cui occorre aggiungere buona parte di coloro che sono rimasti a casa. La nostra candidata, Monica Picca, ha ottenuto un gigantesco risultato e, se i media non avessero “pompato” quotidianamente e positivamente Casa Pound, salvo poi criminalizzarla subito dopo, saremmo andati al secondo turno in vantaggio, cosa che sarebbe risultata clamorosa, in perfetto allineamento con la vittoria di Nello Musumeci in Sicilia. Occorre constatare che la vicenda del clan Spada e il clima avvelenato che si è materializzato, ci ha costretti a giocare in difesa. Ogni giorno ce ne era una… Perfino uno sconosciuto, poi risultato essere il fratello di Roberto Spada, che si è precipitato a scendere da casa per farsi immortalare al fianco di Giorgia Meloni. Insomma, la Raggi a Ostia è “andata una Spada”…

A Roma (e nel Lazio) FdI è l’elemento trainante delle coalizione. Merito dei vostri esponenti e della vostra tradizione o debolezza degli altri partiti di centrodestra?

Per noi è importante che il centrodestra, insieme, abbia la maggioranza. Il valore delle performance della coalizione è molto più importante del valore in sé di FdI. Non è una novità il nostro primeggiare, perché la destra nel Lazio e a Roma è sempre stata nel cuore dei cittadini per ragioni storiche. Un consenso che è risultato prioritario rispetto a quello di Forza Italia. La Lega non è significativa qui, paga lo scotto di campagne violentissime contro Roma ladrona e contro il Sud.

Quante possibilità ha Sergio Pirozzi di essere il candidato del centrodestra alle prossime elezioni regionali del Lazio?

Il 50 per cento. Quando ci sono persone efficaci che prendono l’iniziativa, si dice che il nemico da sconfiggere è solo dentro se stessi. Noi abbiamo espresso un giudizio positivo sulla persona. Probabilmente qualche attacco al centrodestra al suo posto me lo sarei risparmiato, ma c’è lo spazio per recuperare.

Che giudizio si è formato sull’ormai prossima tornata elettorale?

Solitamente non sono ottimista. Sono realista. Ma credo che, se non si raccontano favole e non si organizzano complotti, noi andremo a vincere le elezioni politiche largamente. Spero in un crollo del Movimento 5 Stelle perché oggi rappresenta il male assoluto di questo Paese.

Fratelli d’Italia è pronta a correre unita alle altre, variegate, anime del centrodestra?

Certamente sì. Se ogni tanto si ha l’impressione di opinioni diverse all’interno della coalizione è perché è normale che più partiti abbiano sensibilità diverse, altrimenti sarebbero un solo partito. Ed è legittimo che ognuno abbia una sua visione delle cose. Un accordo tra persone responsabili si trova sempre, se in ballo c’è il futuro dell’Italia.

Quante possibilità ha il centrodestra di ottenere alle prossime elezioni una maggioranza sufficiente per governare autonomamente?

Secondo me ce la possiamo fare. Le simulazioni che abbiamo prevedono che l’autosufficienza per esprimere un governo omogeneo si raggiunga conquistando sulla parte proporzionale un 40 per cento. Ora siamo intorno al 37 per cento. E il 70 per cento nei collegi uninominali, cifra apparentemente altissima ma in realtà vicina. Credo che il risultato sia alla portata e siamo smaniosi di misurarci con le criticità del nostro tempo, al servizio dell’Italia.

venerdì 15 dicembre 2017

Roma avrà una via dedicata a Lando Fiorini


In Campidoglio approvata la proposta di Fratelli d'Italia
per una via a Lando Fiorini al Giardino degli Aranci.
Roma non dimenticherà chi l'ha saputa raccontare come pochi! Ci piace ricordarlo così, con questa foto da giovane insieme all'indimenticabile Alberto Sordi, 2 icone di Romanità.
#fratelliditalia

COMUNE, DA CONSIGLIO OK A MOZIONE PER VIA INTITOLATA A LANDO FIORINI
(OMNIROMA)
Roma, 14 DIC

- Una via nei pressi della zona Aventino-Giardino degli Aranci sarà intitolata a Lando Fiorini, artista romano recentemente scomparso.
E' quanto prevede la mozione, presentata dal gruppo capitolino di Fratelli d'Italia, e approvata all'unanimità in assemblea capitolina questa mattina dopo l'apertura con un minuto di silenzio in memoria del cantante deceduto all'età di 79 anni.

venerdì 8 dicembre 2017

Consegnate le firme contro lo Ius Soli


Fratelli d'Italia ha raccoltoin poco tempo oltre 131mila firme per dire #NOIUSSOLI
la legge con cui la sinistra vuole rendere automatica la cittadinanza per gli immigrati. 
Ieri siamo andati davanti al Quirinale per consegnare le firme al Presidente della Repubblica Mattarella. La petizione può essere sottoscritta attraverso il sito www.stopiussoli.com

domenica 3 dicembre 2017

Il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia



Ecco il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia
#appelloaipatrioti 

Congresso Fdi, Meloni: "Voglio vincere con il centrodestra"



da ilgiornale.it

Al PalaRubini al lavoro circa 4mila delegati da tutta Italia del partito guidato da Giorgia Meloni. In un incontro coi giornalisti la presidente di Fdi ha detto che vuole "vincere con il centrodestra, l'unico che può dare un governo coeso all'Italia".

Meloni ha ammesso che vi sono ancora "diverse sono le cose da chiarire" nella coalizione, e tal proposito ha annunciato che si ci sarà un incontro con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Poi ha confermato di essere la candidata alla presidenza del Consiglio di ministri di Fratelli d'Italia, "arrivando dove gli italiani mi faranno arrivare". "Siamo la terza via del centrodestra", ha aggiunto Meloni, che vuole ribadire "prima gli italiani, prima la difesa del nostro lavoro e della nostra identità" perché non vogliamo che "modelli esotici sostituiscano gli italiani". E' ovvio, ha quindi sottolineato, che la leadership nel centrodestra non risolve tutta la questione. Il caso siciliano, ha aggiunto, dimostra che non si vince al centro o con identità sbiadite e un voto a Fdi rappresenta "un voto contro gli inciucio e senza futuri inciuci con Pd e Cinque Stelle": Fdi, ha aggiunto la Meloni, ha messo in sicurezza la storia della destra in Italia, ora però serve un salto di qualità.

giovedì 23 novembre 2017

Rampelli attacca la Raggi: "Giù le mani da Colle Oppio"


 da secoloditalia.it

«Non possiamo far altro che notare un astio senza precedenti da parte della sindaca Raggi nei confronti dell’opposizione». Così il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli sulla vicenda di Colle Oppio. «Siamo amareggiati – dice Rampelli – Con i problemi drammatici che ha Roma, la giunta sembra non pensare ad altro che alla sede di Fratelli d’Italia a Colle Oppio. C’è un’attenzione morbosa… Se lo stesso impegno fosse impiegato sui roghi tossici, oggi i cittadini della periferia potrebbero respirare».

Rampelli: “Diffido il Comune dall’entrare nel mio ufficio di Colle Oppio”

Riguardo alla scelta di assegnare lo spazio alla Sovrintendenza, «questo sembra solo un tentativo di giustificare un clamoroso errore». «Peccato che noi siamo in possesso della lettera nella quale la Sovrintendenza dichiara di non avere interessi sui locali e in nessun caso esiste un progetto finanziato e puntuale di utilizzo tale da giustificare l’apposizione dei sigilli e il sequestro. 
Ma questa è materia su cui ci si confrontera’ in Tribunale, con alcuni incredibili elementi inediti che offriremo al giudizio del magistrato». «In questa storia è tutto illegale. La richiesta dei locali durante la trattativa del nuovo canone, la notifica contestuale di una nuova proposta da parte del Comune, l’esecuzione forzata dei Vigili, e molto altro… Il Campidoglio ha dimostrato di non avere conoscenza tecnica sul sito e la sede, agendo come avrebbe fatto Pol Pot». 
«Comunico comunque di aver diffidato il Comune dall’entrare nel mio ufficio territoriale dove permangono carte, elenchi, documenti parlamentari sensibili e tutelati dalla Costituzione. 
Ho chiesto da questo punto di vista alla Presidente della Camera di tutelare tutte le mie prerogative».

martedì 7 novembre 2017

Sicilia, Mollicone: Vittoria Musumeci è omaggio a Borsellino. Cancellieri si vergogni. M5s totalitari e omeopatici al sistema mondialista


da fratelli-italia.it
 
Il più bel significato della vittoria di Nello Musumeci è certamente che questa avviene nel segno di Paolo Borsellino.
 
La coalizione che lo sostiene, la sua lista e Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia hanno vinto seguendo il suo esempio. “Sarà bellissima” era l’auspicio dell’indimenticabile magistrato antimafia rispetto alla Sicilia . E ora Borsellino è un simbolo più forte per tutti i siciliani che ci hanno dato fiducia e per gli italiani che ce la daranno. Cancelleri si dovrebbe vergognare di quello che ha dichiarato e chiedere scusa a Musumeci.

Fratelli d’Italia dalla Sicilia a Roma dimostra di essere traino della nuova alleanza e siamo contenti di vedere che anche chi aveva inizialmente espresso scetticismo verso la candidatura di Musumeci ora la rivendichi con orgoglio. Vuol dire che abbiamo tracciato una strada seguita da tutti i partiti della coalizione.

Ora occorre vincere a Roma e poi in Italia per fermare la deriva inquietante di un forza politica come i 5 Stelle a vocazione totalitaria. A Roma, infatti,  la Raggi chiude illegittimamente il circolo storico di Colle Oppio, ma perde comunque la metà dei voti nel X municipio in poco più di un anno, Di Maio rifiuta i confronti in tv e il movimento ha fatto della disinformazione e delle fakenews la propria arma politica. In realtà il M5S è omeopatico al sistema mondialista che vuole distruggere la politica.

domenica 5 novembre 2017

Colle Oppio (di A. Pennacchi). Raggi, solo un barbaro incolto può ignorare la storia della sede del Msi-An-FdI


da barbadillo.it

Lo scrittore Antonio Pennacchi, autore del romanzo cult “Il Fasciocomunista”, ha scritto per il Fatto quotidiano un commento sull’incivile scelta della giunta Raggi di mettere i sigilli alla sede postfascista di Colle Oppio
***

I fasci stanno tutti incazzati perché la sindaca Raggi gli ha chiuso a Roma la storica sezione del Colle Oppio. Ci si erano messi dentro – in un paio di grotte ricavate da antichi ruderi abbandonati – già nel 1946, prima ancora di fondare il Msi. Anzi, si può dire che il Msi sia nato proprio lì. Ma lei adesso li ha sfrattati di notte con la forza dei vigili urbani, ha messo i sigilli e via, fuori dai piè: “Una situazione incancrenita. Non pagavano l’affitto dal 1972”. Non so se abbia anche detto affittopoli e un importante bene archeologico da restituire alla collettività. Ma certo: “Uno scandalo a cui è stato posto fine”, ha sentenziato l’assessora Castiglione. La Meloni da parte sua giura che non è vero: “L’affitto, anche se basso, lo abbiamo sempre pagato”. Ma non è questo, evidentemente, il punto.

Il punto è cosa rappresenta il Colle Oppio. Io da ragazzo chiedevo che si chiamasse così perchè ci vendevano gli oppiacei. Invece no. O meglio, sicuramente tra i prati e i cespugli del colle si sarà fatto e si farà forse tuttora – come in ogni giardino pubblico di questo mondo – anche spaccio e consumo di droga. Ma si chiamava così già dai tempi dell’Antica Roma – Mons Oppius – e Nerone ci costruì la Domus Aurea, la sua Casa d’Oro. Poi Traiano gliela sotterrò o buttò giù, e ci fece le terme sue. Col tempo sono cadute anche quelle e alla fine i fasci di Roma – tornati sconfitti dalla Rsi di Salò – nel 1946 ci si rifugiarono irriducibili per i loro primi incontri. È storia anche questa, pure se può non piacere.

Solo un barbaro incolto – senza scuola, senza storia, senza studi – può permettersi di disconoscere il ruolo fondamentale svolto dai partiti politici in questo Paese negli anni Cinquanta e Sessanta. 
Tutti i partiti, compreso il Msi, furono un primario fattore di integrazione sociale. Le sezioni erano piene di gente che discuteva e stava assieme. Ci si dilaniava, a volte, ci si scontrava. Ma tutti assieme costruirono quello straccio di democrazia che pure abbiamo e il miracolo economico e lo sviluppo di cui anche i grillini oggi vivono e godono. Un minimo di rispetto per i sentimenti e le passioni che in quei luoghi si sono dati e sedimentati, dovrebbe essere d’obbligo. A me piange il cuore ogni volta che passo per le Botteghe Oscure e le vedo vuote, senza più il Pci. Anzi, quel poco che ne rimane sta in mano a Renzi. E così per il Colle Oppio. Per quanto concerne il “bene archeologico”, non facciamo però ridere i polli. Io in quella sede – quando ero fascio – ci ho dormito una notte del 1966, a guardia con altri della sezione, da temuti attacchi comunisti; era il periodo degli incidenti all’università dopo la morte dello studente di sinistra Paolo Rossi. Poi c’ero tornato, qualche mese dopo, ad assalirla, direi, insieme ai Volontari del Msi di Alberto Rossi, detto il Bava. Quello era un partito fatto così: la dialettica interna spesso passava dalle parole ai fatti. Ma non trovammo nessuno. La sede era vuota. Aspettammo aspettammo e poi ce ne andammo. L’anno dopo invece, 1967, quelli mi hanno espulso dal partito loro e io passai a sinistra – che dovevo fare, se no, stavo senza partito? – estrema sinistra e questa storia sta tutta ne Il Fasciocomunista. Ma nella sede del Colle Oppio io giuro e rigiuro che non c’era un solo pezzo di marmo, statua, pittura o mosaico. Solo mattoni sgarrati sui muri e sulle volte, e secchi per la colla, tavoli e palanche su cui sedersi e manifesti della fiamma. Niente di più, niente d’artistico, solo – al massimo – qualche busto del Duce. Ma niente da far vedere ai turisti, se non – appunto – la storica sede del Msi. Dice: “Vabbè, ma sono antiche mura”. Ho capito, ma tutta Italia è piena di antichità, soggette poi a riuso. Pure S. Maria degli Angeli – fatti conto – sta dentro le Terme di Diocleziano (che non era poi uno tanto tenero coi cristiani). Perchè la Raggi non sgombra anche S. Maria degli Angeli? Dice: “Eh, ma lì c’è passato Michelangelo”. Embè? Pure qua c’è passato chissà quante volte Graziano Cecchini, quello del rosso a Fontan de Trevi. Dite alla Raggi – se proprio insiste – di fargli affrescare la sezione del Colle Oppio e stiamo pari. (dal Fatto quotidiano)
@barbadill

giovedì 2 novembre 2017

Colle Oppio, la Raggi, la memoria e la storia


di Giampaolo Rossi

LA COLLE OPPIO
A Roma la chiamano “la Colle Oppio”: è la più antica sede politica della Destra in Italia. È qualcosa di più di una sezione di militanti.
La Colle Oppio è un pezzo della storia politica del nostro paese, parte fondante di una memoria fatta di uomini, donne, idee, sacrifici.

Nel 1946, in quei locali che allora erano solo dei ruderi nell’area delle Terme di Traiano, trovarono rifugio i primi esuli istriani in fuga dalle persecuzioni comuniste; respinti in molte città italiane furono accolti dai giovani del Movimento Sociale Italiano che trasformarono quelle “grotte” in spazi di accoglienza.

OCCHI AZZURRI
La Colle Oppio divenne, grazie a quegli esuli, una sezione politica che ha attraversato gli anni di piombo, le bombe e gli attentati… e i morti.
Stefano Recchioni era un militante di Colle Oppio e aveva vent’anni o giù di lì, quando il proiettile di un carabiniere sparato ad altezza d’uomo, lo colpì alla testa in quella infame notte di Acca Larentia, dove brigatisti prima e forze dell’ordine poi, fecero fuori tre ragazzi del Fronte della Gioventù di Roma.

Quando Sergio Zavoli in una storica intervista chiese a Francesca Mambro la “pasionaria nera” del terrorismo di destra, perché una ragazza di buona famiglia avesse deciso di abbracciare la lotta armata, lei confessò di averlo deciso proprio quella notte ad Acca Larentia.
E poi alla domanda su quale colore le veniva in mente per ricordare gli anni di piombo, lei rispose: “l’azzurro… l’azzurro mare degli occhi del primo amico che mi è morto accanto”: parlava degli intensi occhi azzurri di Stefano Recchioni. 

Negli anni poi, “la Colle Oppio” ha trasformato il volto della Destra italiana; è stato il luogo delle avanguardie studentesche, delle esperienze editoriali eretiche, del movimentismo giovanile.

Quando Gianfranco Fini ancora rilasciava interviste sul “Fascismo del 2000″, a Colle Oppio si organizzavano gruppi di studi sulla cultura del superamento mettendo insieme Gramsci e Ezra Pound, Pasolini ed Ernst Jünger; si praticava il dialogo, si organizzavano iniziative sociali per il quartiere e la città, si scardinava il ghetto dentro il quale una Destra nostalgica e marginale si era rinchiusa per paura di sfidare la complessità del mondo.

Fabio Rampelli, oggi uno dei leader di Fratelli d’Italia, trasformò un sezione politica in uno dei più originali laboratori di metapolitica in Italia; furono i ragazzi di Colle Oppio, alla fine degli anni ‘90, ad organizzare le prime tende di solidarietà per i barboni che stazionavano nel parco; furono loro a sporcarsi le mani, a dormire in quelle tende con i diseredati, non i fighetti di sinistra.
Furono questi militanti a creare le catene di assistenza con la vicina Caritas di Don Luigi Di Liegro, che rispettava quei ragazzi e non esitava a partecipare ai loro dibattiti in sezione.

A Colle Oppio nacquero le prime associazioni di volontariato e da Colle Oppio proveniva Paolo Colli (un’anima straordinaria scomparsa prematuramente) e fondatore dell’ecologismo di destra che costrinse a spostare l’asse della sensibilità ambientalista fuori dagli schemi ideologici della sinistra.
Furono i ragazzi di Colle a organizzare le prime carovane di aiuti nella Bosnia e nel Kossovo devastati dalla guerra.

Oggi quella sezione, punto di forza del Movimento di Giorgia Meloni, è uno dei pochi presidi di presenza sociale per le famiglie di un quartiere degradato e abbandonato a se stesso dove immigrati e clandestini bivaccano in una delle aree archeologiche più belle del mondo, di fronte al Colosseo.

“TORNIAMO SUBITO”
La sindaca Raggi ha fatto mettere i sigilli alla storica sezione senza alcun rispetto per ciò che essa rappresenta; di notte, come i fantasmi, un gruppo di Vigili inviati dalla “inverosimile sindaca”, hanno chiuso questo pezzo di storia. Senza neppure notificare prima l’atto.
Il motivo: “non pagherebbero l’affitto dal 1976″; cosa non vera perché la situazione è stata sanata e in questi giorni gli uffici del Comune stavano trattando il nuovo contratto di locazione.

Tutto questo in una città dove ci sono oltre 100 palazzi occupati illegalmente (non due locali di un rudere ma interi immobili).
Dove in ogni quartiere stanno sorgendo moschee abusive e centri islamici clandestini.
Dove sono decine i Centri Sociali occupati dalla sinistra estrema e trasformati (fuori da ogni legge e controllo da parte della Raggi) in attività commerciali e locali notturni.
Dove sorgono come funghi baraccopoli sugli argini del Tevere o Campi Rom abusivi.

La Raggi ha fatto, con un gesto arbitrario, quello che non sono riuscite a fare le Brigate Rosse, né hanno mai pensato di fare i sindaci comunisti rispettosi comunque di un pezzo di memoria della città.
La Storia di Colle Oppio è così grande che non può essere compresa da un minuscolo sindaco privo di cultura politica e corpo estraneo a questa città.

I ragazzi di Colle Oppio hanno affisso un cartello sulla porta della loro sezione: “Torniamo Subito!”
Ne siamo sicuri; non appena questa gang di marziani catapultata in Campidoglio da un singhiozzo della storia sarà rispedita nei bassifondi di quell’anti-politica da cabaret che li ha generati.

venerdì 28 aprile 2017

Meloni a «La Verità»: «Voglio vincere per non consegnare l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana»



da giorgiameloni.it

L’intervista di Luca Telese.


«La Francia non è l’Italia. Io sono italiana, cerco risposte per l’Italia. Però la Francia è un grande Paese europeo, ci ha dato una indicazione importante: ha dimostrato che i partiti tradizionali non esistono più, che l’asse destra sinistra non risponde ai problemi della realtà, che gli elettori francesi dicono No alle politiche di restaurazione: questa per noi è una indicazione importante, utile per vincere le elezioni a casa nostra». A tratti, quando parla del voto per l’Eliseo, Giorgia Meloni sbuffa. In questi giorni si è impegnata in un sorprendente lavoro di mediazione tra Berlusconi e Salvini (e oggi spiega perché). Non gli piacciono gli esterofili, dice, detesta i «macroniani della domenica sera». Spiega che su quel dato elettorale si è fatta «propaganda», aggiunge perché secondo lei la partita italiana per il centrodestra «è aperta».

Onorevole Meloni, borse e mercati festeggiano il risultato del primo turno in Francia. «Ah sì?». Dicono che se sono stati fermati i populisti a Parigi saranno fermati anche a Roma. Sorriso. «Io non mi definisco populista, semmai sono sovranista, e con orgoglio. Ma se populista è un modo per associarci alla Le Pen ed esorcizzarci, non mi sottraggo».
Cosa si può dire a mente fredda dopo le prime analisi fatte a caldo? «Un fatto è innegabile: i francesi hanno distrutto i partiti tradizionali. Non era mai successo che fosse contemporaneamente fuori dal ballottaggio sia gollisti che socialisti».
Cosa significa? «Una cosa che ripeto da tempo anche in Italia. Le vecchie geografie politiche non esistono più». Cioè? «Io sono una persona con una storia di destra convinta che le categorie destra e sinistra siano inadeguate a rappresentare questo tempo: oggi, a maggior ragione, la partita è alto contro basso, grande contro piccolo, globalizzazione contro nazioni, centro contro periferie, mercati finanziari contro mercati rionali».

Renzi ha tirato un sospiro di sollievo, dopo questo voto, però. «Davvero? Qualcuno dovrebbe spiegargli che lui non è il Macron italiano, come vorrebbe far credere. Semmai Renzi è l’Hollande italiano, il potere costituito che la gente non vuole». Perfida. «No, semmai analitica». Ma Hollande non si è nemmeno ricandidato! «Vero. E dopo il referendum Renzi avrebbe fatto bene a seguire l’esempio. Con i suoi insuccessi Hollande ha portato il Partito Socialista al 6%».

Questo che significa? «Il Pd è oggi in una crisi di strategia e di consensi simile. Sul nuovo asse politico che ho descritto sta sempre dalla parte dei più forti». Esempio? «La sinistra radical chic ha scoperto il problema degli sbarchi solo il giorno in cui sono stati assegnati 20 profughi a Capalbio». Addirittura. «È storia. Fino all’estate scorsa eravamo solo noi brutti, razzisti e cattivi a sollevare il problema: poi quando gli immigrati se li sono ritrovati davanti alle loro case di lusso a Capalbio, il sindaco de Pd ha levato gli scudi dicendo che accogliere gli stranieri svalutava le case e rendeva il clima invivibile. Ma dai! Pensi a Tor Sapienza lo sapevano da anni, che li di centri per l’accoglienza ce ne sono 12 e del problema della svalutazione delle case non frega a nessuno».

Si è appassionata al confronto delle primarie? «Ho adorato Emiliano quando Renzi gli ha detto: “Prometti che se vinco non mi farai opposizione?”. E lui: “No”, secco. Renzi ci è rimasto di sasso. Ma è letteratura per addetti ai lavori. Il confronto era di una noia mortale». Secondo lei chi ha vinto il confronto? «La pubblicità». Perché lei dice che in Francia si è votato contro la restaurazione? «Perché i cosiddetti populisti Le Pen, Mélenchon e Dupont-Aignan, che ha preso poco meno del 5% con un partito sovranista di desta anti-euro, insieme hanno il 51%. Non solo…». Cosa? «Molto dei voti di Fillon, un altro 20%, sono stati conquistati con una campagna tutta a destra, fondata su parole come ordine e sovranità. Dove andranno ora?».

Non le piace Macron? «Ha un tratto in comune con alcuni dirigenti della sinistra italiana: è un socialista che cerca di far dimenticare di esserlo stato. Con l’aggravante di non essere solo un fiancheggiatore dei banchieri, ma direttamente un banchiere». Riuscirà a cambiare pelle? «Ha basato la sua campagna sullo slogan “bisogna ricostruire l’Europa”. Quando lo dicevo io mi davano della sfascista».

Quindi avete la stessa idea? «No. Perché luì lo dice strumentalmente, per prendere voti da chi è stanco dell’Europa e portarli al servizio degli usurai a capo dell’Unione. Del resto mentre l’Europa veniva asservita a questi signori lui non era nelle piazze ma al governo come Hollande. Il modello italiano più vicino a lui è Monti: sarà un bel ballottaggio».

Perché? «Ho visto la La Pen davanti alla fabbrica in crisi dire ai lavoratori che se dovesse vincere salverebbe quella fabbrica, applaudita. E invece Macron spiegare loro che il mercato produce questi effetti inevitabili, fischiato». Vede che è populista? «Certo. Se la partita è, come è, tra restaurazione e rivoluzione, contro la dittatura di finanza e speculazione, non ho dubbi da che parte stare». Quale? «Quella del mio interesse nazionale». Però al secondo turno in Francia si coalizzano tutti contro la Le Pen. È l’ultima eredità del passato: la «disciplina repubblicana». «Ho notato che Mélenchon, candidato della sinistra radicale, con intelligenza non ha dato indicazioni di voto. Ovvio: ha passato tutta la campagna a dire, ed è vero, che Macron è il guardiano del sistema».

Dica la verità, si aspettava più voti per la Le Pen? «No, in Francia c’è ancora la “conventio ad excludendum”, che si trasforma in un tutti contro uno. Ma noto con soddisfazione che le questioni su cui noi ci battiamo da anni ormai sono entrate nel senso comune, non sono più tabù».

Perché? «I cosiddetti populisti hanno già vinto quando il dibattito politico si sposta sui loro terreno e insegue le loro ricette». Ovvero? «Prenda l’immigrazione: oggi, astutamente, Minniti fa finta di contrastarla. Il loro ultimo slogan è: “Sicurezza è una parola di sinistra”».

Si sente insidiata? Sorriso. «Macché! Ci fanno pubblicità. Ogni volta che lo ripetono ci danno ragione retroattivamente. E poi se fanno tutto questo parlare e poi nel decreto sicurezza invece di affrontare il problema dei furti e delle rapine mettono il daspo ai writers…». Populismo, secondo i suoi detrattori, è usare la demagogia per catturare consensi. «Dostoevskij, diceva che “populista è colui che ascolta”. Per la condizione nella quale opera, la Le Pen ha fatto un miracolo. Quando finalmente potremo andare a votare noi, faremo la nostra parte».
Il governo Gentiloni rafforza Renzi? «A me pare che Gentiloni abbia rafforzato Gentiloni, e quindi abbia indebolito la leadership del Pd». Questo governo le piace più o meno del precedente? «Dal punto di vista logico, dopo il referendum, siamo passati da governi non scelti dagli elettori, a governi costituiti contro di loro. Una nuova magia del centrosinistra». Ma è più o meno popolare di quello di Renzi? «Più impopolare di quello Renzi è impossibile: però siamo ad un altro miracolo politologico».

Quale? «Un governo nato con l’unico scopo ufficiale della legge elettorale che si occupa di tutto tranne che di legge elettorale». Però gestisce le emergenze. «Ah, per fortuna. Così vedremo cosa si inventano su Alitalia. L’ha visto il video di Renzi del 2015 che sta scalando YouTube? “Vorrei chiedervi di allacciarvi le cinture! Perché qui stiamo decollando davvero: il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia!”». Non maramaldeggi, adesso. «Al contrario. Sono angosciata per questa crisi, proprio perché penso, all’esatto opposto di Renzi, che la crisi di Alitalia sia anche la crisi dell’Italia. Perdiamo posti di lavoro, capacità industriale, sovranità. Servono risposte, non slogan».

Ma davvero adesso lei sta mediando tra Berlusconi e Salvini? «Certo, sì. Vede, sono molto diversa da come mi raccontano. È che ho un solo obiettivo. Non far vincere le elezioni all’establishment del Pd o ai pasticcioni del M5S». Addirittura? «Ma lei ha capito con chi stanno in Francia i grillini? Ho letto dichiarazioni acrobatiche».

È così importante? «Beh, sì: visto che loro sono proeuro ma anche contro l’euro, contro le Ong ma a favore dell’immigrazione incontrollata, in abito da sera, contro il liberismo ma anche dentro l’Alde, il gruppo dei liberisti. Che però li caccia. Fantastico. La posizione sulla Francia è la cartina di tornasole di questo caos». Lei è preoccupata perché ha visto la virata a destra di Grillo, l’intervista ad Avvenire, il dialogo con il mondo cattolico conservatore… «Peccato che alla Camera fossero impegnati a presentare l’unico emendamento che chiedeva l’eutanasia nella discussione sul testamento biologico».

Anche loro sono oltre la divisione destra-sinistra. «No, loro sono gente di sinistra che si nasconde per prendere voti a destra. Sono l’assenza di visione e l’esaltazione della politica fatta solo per il consenso. E questo produce una sostanziale incapacità di governare, come abbiamo visto a Roma. Io sto ancora aspettando la funivia». Vi rubano voti a destra? «Alla lunga no, la gente non è stupida. A patto che, ed è il motivo per cui mi impegno a mediare, noi restiamo uniti». Ma c’è un punto di equilibrio? «Io credo di si. Abbiamo i contenuti, le forze, i voti, le identità: Berlusconi è anche quello che ha sfidato la Merkel e Sarkozy. È più populista che popolarista. A destra oggi manca solo un portabandiera». Che sarà anche il leader? «Siamo, e restiamo, tutti leader. Un portabandiera scelto con le primarie è la figura che guiderà la campagna elettorale alla vittoria. Siamo più forti, abbiamo cultura di governo, non possiamo consegnare l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana».

giovedì 4 febbraio 2016

Nessuno scherzi.



NESSUNO SCHERZI.

Estranei ad affittopoli.
Sede è dedicata agli esuli ed è patrimonio della destra italiana.
Nessuno scherzi sugli immobili occupati o concessi a canoni irrisori a partiti o associazioni.
Noi siamo estranei.

I partiti della prima Repubblica Pci - Dc - Psi - Ori - Psdi ed il loro attuale erede, il PD, hanno beneficiato per settant'anni di oltre diecimila locali pubblici ubicati in tutte le città italiane di proprietà di comuni, province, regioni, enti pubblici, per un valore complessivo pari a miliardi di euro.
La cosa clamorosa è che il circuito mediatico, maldestramente orientato dal PD, per nascondere la vergogna di affittopoli, mette all'indice un ex orinatoio collocato tra i ruderi del parco di Colle Oppio che nel 1946 fu ricovero di famiglie istriane, giuliano, dalmate che lì si trovavano per mantenere legami con le proprie radici culturali.

Infatti quel circolo, poi divenuto sede dell' MSI, conserva ancora oggi il titolo di "Istria e Dalmazia".
Un luogo d'incontro, ricreazione, impegno sociale sempre attivo, visitato da famiglie, bambini, anziani e da decine di personalità tra cui ricordiamo l'attuale vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, l'ex presidente della provincia di Roma Enrico Gasbarra e l'indimenticato monsignor Luigi Di Liegro.

Noi abbiamo chiesto al Comune in passato che fossero valutate le condizioni d'uso di Colle Oppio, migliorate radicalmente grazie alla manutenzione effettuata nei primi decenni, per rinnovare il contratto, senza avere alcuna risposta.

E restiamo tutt'ora pronti a discutere purchè si considerino i locali per quello che sono stati: un rudere scoperchiato ed inagibile che, senza l'uso di questi decenni sarebbe stato, nella migliore delle ipotesi, un dormitorio per sbandati.
Nessuna relazione di alcun tipo con lo scandalo pluridecennale di affittopoli.

Nessuno scherzi.