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mercoledì 14 febbraio 2018
martedì 30 gennaio 2018
La responsabilità che batte l’inganno (di A. Panigutti)
da alessioporcu.it
Sulla
questione della candidatura alle Regionali, il centrodestra è andato
vicino all'autoannientamento. Colpa di un inganno politico e mediatico.
Sventato grazie al senso di responsabilità. Il ruolo di Fabio Rampelli.
In anteprima l'editoriale che verrà pubblicato nelle edizioni in edicola
domani mattina di Ciociaria Oggi e Latina Oggi.
Sulla candidatura di Sergio Pirozzi alla presidenza
della Regione Lazio, nel centrodestra si è giocata la più pericolosa e
delicata partita politica degli ultimi anni. Quella che ha minato le
fondamenta di un’intera coalizione. Ma che più di tutte ha messo in
discussione il futuro politico dei suoi azionisti di maggioranza: Forza
Italia e Fratelli d’Italia.
Se c’è un vincitore assoluto di questa partita è Fabio Rampelli. Il quale, da solo o quasi, è riuscito a schivare le insidie di un’idea, quella di Sergio Pirozzi
presidente, che aveva una facciata buona e spendibile ma l’animo di chi
stava strumentalizzando prima di tutto un uomo e poi tutto quello che
per cui è assurto al gradimento mediatico al solo fine di conquistarsi
uno spazio politico altrimenti inimmaginabile.
Nel tranello ci stavano cadendo tutti. Assimilando quest’esperienza a
quella della Capitale nessuno ragionava più sull’abnorme portata
politica dell’operazione. In pochi valutavano l’inconsistenza delle
truppe armate per un progetto basato esclusivamente sul calcolo e sulla
convenienza e sulla necessità di riportare nell’agone politico un nuovo
soggetto pieno di tanto populismo di basso rango e di una sfacciata
ansia di arrivismo. Tutti concentrati sui sondaggi. Senza considerare il
dopo di un eventuale vittoria. O peggio di una sconfitta.
Se oggi la Regione Lazio, pur con la resistenza in campo dell’insignificante armata brancaleone messa su da Francesco Storace e Gianni Alemanno, diventa contendibile con una candidatura importante e strutturata come quella di Stefano Parisi,
il centrodestra lo deve allo spirito di squadra, alla visione e al
ragionamento politico di un leader che ha saputo fare, senza porre
condizioni, un passo indietro, dopo che tutti gli altri, proprio con i
loro veti, stavano spianando la strada alla conquista leghista di tutta
un’area di consenso e al ritorno sulla scena con il bottino pieno di Francesco Storace.
Grazie a Rampelli per una volta, nel centrodestra, la responsabilità ha vinto sull’inganno.
giovedì 11 gennaio 2018
Macron a Colle Oppio, Fratelli d'Italia: "Ha visitato anche i bivacchi?"
da ilgiornale.it / di Elena Barlozzari
Visita del presidente francese Emmanuel Macron
alla Domus Area, nel centralissimo parco di Colle Oppio, ma Fratelli
d'Italia polemizza: "Colle Oppio continua ad essere una landa desolata
approdo di bivacchi e discarica a cielo aperto"
A Monsieur le président Roma piace “beaucoup” e cioè “molto”. Queste le prime, fugaci impressioni di Emmanuel Macron che, stamattina, ha visitato la Domus Aurea assieme al premier Paolo Gentiloni e al ministro della Cultura Dario Franceschini.
Tutti stretti nei cappotti scuri,
sorridono per la photo opportunity di rito e si lasciano alle spalle la
grande bellezza del Colosseo.
È stata una “visita sublime” ha detto Macron
al termine del tour della reggia di Nerone: 40 minuti a passeggio nel
tempo e poi via verso Palazzo Chigi. Non c’è tempo per guardasi attorno e
per rendersi conto che, al di là delle stanze d’oro dell’imperatore,
“Colle Oppio continua ad essere una landa desolata, approdo di bivacchi e
discarica a cielo aperto, frutto del lassismo di questa
amministrazione”. Con queste parole gli esponenti di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo e Stefano Tozzi,
rispettivamente consigliere comunale e capogruppo del Municipio I,
hanno approfittato dei riflettori momentaneamente puntati sul parco
archeologico per denunciarne il degrado: “Un’area di pregio lasciata
alla mercé di abusivismo e illegalità”.
Proprio in quel giardino,
Fratelli d’Italia aveva una sede, la storica sezione di via delle Terme
di Traiano, ma ora non c’è più. Era “l’unico presidio sociale del
parco”, troppo spesso al centro della cronaca cittadina che lo ha ormai
eletto crocevia di spaccio e delinquenza, ma il sindaco Raggi, due mesi
fa, ha costretto i militanti a fare fagotto. Resta invece chi dorme tra
la vegetazione, chi bivacca, chi si rifugia nelle aree cantierizzate
accendendo fuochi tra le rovine romane e trasformando i quattro angoli
della villa in una toilette en-plein-air.
“Possibile – si chiedono
i due esponenti – che nessuno comprenda le potenzialità di valorizzare
un sito 365 giorni l’anno?”. Durissimo anche Federico Mollicone,
responsabile della cultura e della comunicazione di FdI, che si domanda
se il ministro Franceschini “ha mostrato a Macron anche i bivacchi
sopra i mosaici e i disperati che vivono accampati tra i resti
archeologici, i giardini devastati e i ruderi che si sbriciolano”.
Chissà come avrebbe reagito il numero uno dell’Eliseo.
mercoledì 20 dicembre 2017
La politica da mediano di Fabio Rampelli (Fdi)
da opinione.it
È un mediano. Un interdittore. Fabio Rampelli si racconta a
“L’Opinione” ripercorrendo il suo passato. Questo ritratto parte dai
primi anni vissuti in politica. I ricordi delle scuole medie e poi del
liceo sono ancora chiari e stampati nella sua mente. Erano gli anni
Settanta e Roma era teatro di un duro scontro, anche fisico, tra
comunisti e neofascisti. Lui ha sempre detto no alla violenza. E ora, in
Fratelli d’Italia, si prepara ad affrontare senza rinnegare nulla la
campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018.
In che anno ha iniziato a fare politica? E dove?
Il mio primo approccio risale alla scuola media sperimentale
“Petrocchi” nel quartiere Appio-Tuscolano di Roma. Proprio vicino al
Liceo classico “Augusto”, territorio di confine tra il circolo del
Fronte della Gioventù (di destra) e le sezioni politiche di sinistra. Un
quartiere spaccato. Gli scontri tra i militanti della destra giovanile e
gli attivisti del Partito comunista erano all’ordine del giorno. Noi
della scuola media, nonostante la tenera età, dovevamo prendere parte,
almeno come tifosi: scegliemmo il Fronte della Gioventù, almeno nella
mia classe. Avevamo appena 13 anni e si trattava solo dei primi sintomi.
Era il 1973. L’inizio vero e proprio dell’attività politica risale,
però, agli anni del liceo. I miei genitori per evitare problemi e
tutelare la mia incolumità, proprio per i confronti spesso violenti che
si creavano nel quartiere, mi spedirono al Liceo scientifico “Righi”, un
liceo che aveva la fama di essere “tranquillo”, ma gli anni Settanta
non lo risparmiarono. Erano inconsapevoli che distasse appena 500 metri
dal rosso “Tasso”. E fu così che, probabilmente per reazione a quella
presenza, nel “Righi” iniziò a prendere forma una presenza di studenti
di destra. La tensione si fece alta, il clima micidiale.
Come è cambiato, da allora, il modo di conquistare il consenso dei cittadini e di combattere le proprie battaglie politiche?
È cambiato in modo radicale. Fortunatamente si è potuto gettare alle
spalle l’uso della forza. Per noi di destra era una continua violenza,
sia morale che fisica, subita quotidianamente. Un incubo. Io ero
terrorizzato ogni volta che uscivo di casa o che ci tornavo. Il
passaggio decisivo la destra lo compì quando si mise in testa di
rientrare all’Università “La Sapienza” dopo la “cacciata” del 1968, ma
stavolta in modo definitivo dopo tanti approcci estemporanei e
transitori. Decidemmo di non accettare più le provocazioni dei
collettivi, di non rispondere mai agli agguati, rischiando spesso la
nostra incolumità, un vero e proprio approccio gandhiano adottato dal
nostro Movimento, “Fare Fronte per il Contropotere Studentesco”:
rispondere alle aggressioni con la goliardia e l’ironia, cercando di
ridicolizzare gli estremisti di sinistra. Loro continuavano con la
violenza, ma pian piano iniziarono a isolarsi, perfino la sinistra
“ortodossa” gli voltò le spalle e per noi fu un gioco da ragazzi. È così
che ci siamo conquistati la possibilità di fare assemblee, gestire
servizi per gli studenti, organizzare incontri culturali con i nostri
intellettuali di area. Il tutto era orientato a tentare di rispondere
allo scontro degli anni Settanta con la cultura dell’incontro, il
confronto civile tra diverse sensibilità. Chiamavamo questa
“rivoluzione” copernicana “Comunità studentesca” e lo strumento per
costruirla “logica del superamento”.
Come ricorda l’esperienza di Alleanza Nazionale? Più i lati positivi o le occasioni mancate?
Alleanza Nazionale è stata una bellissima scommessa, ma persa. C’era
l’idea affascinante di superare il neofascismo, di proiettare la destra
verso il futuro, di renderla un movimento politico moderno ed europeo.
Di farla tornare fuori dalle secche delle ideologie del Novecento.
Questa la parte positiva che non mi sento affatto di rinnegare. Ma
l’applicazione si è rivelata devastante. Si è iniziato a prendere le
brutte abitudini della peggiore partitocrazia della Prima Repubblica:
tatticismo, arroganza, uso spregiudicato del potere, correnti. È mancata
la giusta chiave di lettura per mantenere alta la tensione ideale e
morale, capace di rappresentarsi con una rettitudine esemplare nel
governo della cosa pubblica. Poi non è possibile non parlare della
decisione di Gianfranco Fini di entrare nel Pdl, mandando anni di lotte e
di storia in malora. Noi eravamo presenti, ma ininfluenti, nessuno può
rimproverarci quella scelta. E in ogni caso se la tensione morale e la
capacità organizzativa della destra si fossero manifestate nel leader
dell’epoca, anche il PdL poteva essere uno strumento idoneo... Ma
c’erano altri interessi in gioco e tutto è finito con la casa di
Montecarlo e i rapporti con il signor Corallo. Uno schifo.
C’è qualcosa che non rifarebbe?
Tutto quello che è accaduto prima di Alleanza Nazionale io lo
rifarei. È stato un percorso lineare. Non ho mai accettato la logica
dello scontro e quindi ho costruito, attraverso la comunità politica di
cui sono espressione, il nostro presente. Ho avuto la forza di
ribellarmi alle catastrofi di An e del Pdl. E con Giorgia Meloni abbiamo
dato vita alla scommessa di Fratelli d’Italia.
Il Rampelli degli inizi è molto diverso dal Rampelli di oggi?
Nella carriera politica mi ci sono trovato per sbaglio. Avevo
studiato, sono abilitato a svolgere la professione di architetto, che ho
anche iniziato a praticare con soddisfazione, da disegnatore e poi da
progettista, avevo altre prospettive. Ma nel 1993 esplose “Tangentopoli”
e la destra ebbe l’immediato bisogno di candidare, al fianco di una
classe dirigente che aveva dimostrato grande stoffa, tanta altra gente
di diversa natura e provenienza. Ecco che prende forma, tra giovani che
detestavano le istituzioni, credevano poco nella democrazia
rappresentativa e avevano anche un pessimo rapporto con il Movimento
sociale italiano, il desiderio di irrompere nei palazzi del potere per
portarvi uno spirito nuovo. Vivemmo quella fase come fosse quasi un
“assalto” alla cittadella del male. Bandimmo i “faccioni” sui manifesti
in campagna elettorale e varammo la prima volta di una propaganda senza
volti, tutti sintetizzati dal simbolo del gabbiano Jonathan Livingston,
per un’esperienza quasi mitologica. Scegliemmo quell’immagine perché era
quella con la quale per oltre dieci anni ricordammo Stefano Recchioni,
militante di Colle Oppio ucciso nella Strage di Acca Larentia il 7
gennaio del 1978. Un po’ desideravamo portare i nostri ragazzi con noi,
un po’ volevamo che ci proteggessero in quell’avventura “pericolosa”.
Come descriverebbe, finora, l’esperienza di Fratelli d’Italia?
La definirei un “capriccio” della politica italiana. Un impulso
fondamentalmente irrazionale che si lega a una cultura politica
millenaria. E che annoda insieme le tradizioni più profonde dei popoli,
le identità e le culture che hanno permesso la costruzione della civiltà
occidentale. Lo spirito solidaristico. Le capacità di mettere insieme
tanti diversi per fare sintesi come ci insegnano gli antichi Romani.
Mettere insieme questa roba in un partito non può essere che un
capriccio. Poi i partiti, come diceva Robert Michels, nascono per
rivoluzionare il mondo e affermare i propri principi, per poi ritrovarsi
a esistere per preservare se stessi. È la storia dei partiti della
Prima e della Seconda Repubblica. Fratelli d’Italia non ha ancora
conosciuto questa fase e speriamo non la conosca mai.
Come vede la candidatura di Giorgia Meloni alla leadership del centrodestra?
Giorgia Meloni è uno dei leader del centrodestra. Quindi non si
tratta di dare un giudizio dall’esterno. È nei fatti. Il suo indice di
gradimento è elevatissimo. Probabilmente si tratta dell’unico leader del
centrodestra capace di superare il proprio campo intercettando adesioni
in tutti gli schieramenti. E penso che sia il perfetto punto di
incontro di diversi elementi: proviene da un quartiere popolare, è stata
la prima leader nazionale donna di un movimento giovanile, è preparata e
ha profondità. Il fatto che abbia conservato la capacità di essere
sempre autentica la fa molto apprezzare dalla gente, abituata a
politicanti che non dicono mai la verità o che nascondono le proprie
opinioni quando le ritengono scomode. È capace di essere mamma e
militante: dolce e determinata. Ingredienti imprescindibili per una
leadership.
Gira voce che a Roma il vero leader sia lei, è vero?
Penso di aver dimostrato quello che volevo realizzare con la mia
militanza e non credo ci sia bisogno di appellativi. Non sono il leader
di Roma, sono una persona che ha sempre combattuto con schiettezza e
limpidezza per affermare i propri valori. Giorgia è romana come me e ha
“numeri” davvero importanti e quindi, se ci dobbiamo attenere alla
definizione scelta per questa domanda, la leader è lei, anche la leader
romana. Io mi sento riferimento per un progetto di trasformazione della
società e Giorgia Meloni è l’alfiere indiscusso di questo progetto.
Quanto spesso la Meloni viene da lei per un confronto? Magari per chiederle un consiglio…
Quando la politica è sana, tutti vanno da tutti. Ci si confronta
sulle principali scelte, solo nei “partiti-azienda” o in quelli
“ereditari” c’è uno solo al comando che come si sveglia la mattina
prende decisioni e le propina ai sudditi. Giorgia viene da me molte meno
volte di quanto io non vada da lei.
Lei è raramente sulle prime pagine dei giornali, eppure
sembra che nella Capitale sia una potenza in quanto a potere decisionale
su nomine e strategie…
Non sono una potenza, già l’ho detto. Questa suggestione rischia di
inquinare il mio lavoro disinteressato per il “bene comune”. Magari
potessi decidere delle nomine. Quando ho avuto questa opportunità
ritengo di averla esercitata in modo assolutamente proficuo per la
comunità. Purtroppo gli spazi sono sempre stati limitati perché sia
Francesco Storace che Gianni Alemanno, dopo aver utilizzato le energie
del mondo che gli portavo in dote, hanno cercato di uccidermi
politicamente con tecniche bestiali e antidemocratiche. Ma capisco
perfettamente che il modello di cui ero paladino facesse paura e che non
fosse controllabile. Era efficace ma gli dava fastidio, perché era
autonomo dal potere e si fondava sulla cultura del dono, su una
trasparenza esemplare e sulla competenza. Oggi non ho il potere di
nominare nessuno. Sto raramente sui giornali perché sono più un mediano
di spinta. Non è che nella vita tutti possono fare i centravanti. Ognuno
ha il suo ruolo e io sono soprattutto un uomo di fatica che porta la
palla e cerca di valorizzare le persone della squadra. Sono anche una
figura di contenimento rispetto agli avversari, sono bravo
nell’interdizione. Ma, attenzione, sono un mediano che sa anche fare
goal. Sui media un partito che nel 2013 aveva l’1.96 per cento non può
mandare troppe persone…
Cosa non ha funzionato nel ballottaggio di Ostia?
Il sistema si è terrorizzato e ha messo in campo la più grande
manovra per legare il grillismo all’elettorato di sinistra. Il clima
assurdo ha radicalmente cambiato la campagna elettorale, tra il primo e
il secondo turno, avvantaggiando platealmente la candidata del Movimento
5 Stelle, che comunque ha fatto perdere ai grillini il 17 per cento in
un anno e mezzo. Nel primo turno, in una campagna quasi normale, le cose
sono andate molto bene. Virginia Raggi è stata giudicata negativamente
dal 70 per cento degli elettori che sono andati a votare, cui occorre
aggiungere buona parte di coloro che sono rimasti a casa. La nostra
candidata, Monica Picca, ha ottenuto un gigantesco risultato e, se i
media non avessero “pompato” quotidianamente e positivamente Casa Pound,
salvo poi criminalizzarla subito dopo, saremmo andati al secondo turno
in vantaggio, cosa che sarebbe risultata clamorosa, in perfetto
allineamento con la vittoria di Nello Musumeci in Sicilia. Occorre
constatare che la vicenda del clan Spada e il clima avvelenato che si è
materializzato, ci ha costretti a giocare in difesa. Ogni giorno ce ne
era una… Perfino uno sconosciuto, poi risultato essere il fratello di
Roberto Spada, che si è precipitato a scendere da casa per farsi
immortalare al fianco di Giorgia Meloni. Insomma, la Raggi a Ostia è
“andata una Spada”…
A Roma (e nel Lazio) FdI è l’elemento trainante delle
coalizione. Merito dei vostri esponenti e della vostra tradizione o
debolezza degli altri partiti di centrodestra?
Per noi è importante che il centrodestra, insieme, abbia la
maggioranza. Il valore delle performance della coalizione è molto più
importante del valore in sé di FdI. Non è una novità il nostro
primeggiare, perché la destra nel Lazio e a Roma è sempre stata nel
cuore dei cittadini per ragioni storiche. Un consenso che è risultato
prioritario rispetto a quello di Forza Italia. La Lega non è
significativa qui, paga lo scotto di campagne violentissime contro Roma
ladrona e contro il Sud.
Quante possibilità ha Sergio Pirozzi di essere il candidato del centrodestra alle prossime elezioni regionali del Lazio?
Il 50 per cento. Quando ci sono persone efficaci che prendono
l’iniziativa, si dice che il nemico da sconfiggere è solo dentro se
stessi. Noi abbiamo espresso un giudizio positivo sulla persona.
Probabilmente qualche attacco al centrodestra al suo posto me lo sarei
risparmiato, ma c’è lo spazio per recuperare.
Che giudizio si è formato sull’ormai prossima tornata elettorale?
Solitamente non sono ottimista. Sono realista. Ma credo che, se non
si raccontano favole e non si organizzano complotti, noi andremo a
vincere le elezioni politiche largamente. Spero in un crollo del
Movimento 5 Stelle perché oggi rappresenta il male assoluto di questo
Paese.
Fratelli d’Italia è pronta a correre unita alle altre, variegate, anime del centrodestra?
Certamente sì. Se ogni tanto si ha l’impressione di opinioni diverse
all’interno della coalizione è perché è normale che più partiti abbiano
sensibilità diverse, altrimenti sarebbero un solo partito. Ed è
legittimo che ognuno abbia una sua visione delle cose. Un accordo tra
persone responsabili si trova sempre, se in ballo c’è il futuro
dell’Italia.
Quante possibilità ha il centrodestra di ottenere alle
prossime elezioni una maggioranza sufficiente per governare
autonomamente?
Secondo me ce la possiamo fare. Le simulazioni che abbiamo prevedono
che l’autosufficienza per esprimere un governo omogeneo si raggiunga
conquistando sulla parte proporzionale un 40 per cento. Ora siamo
intorno al 37 per cento. E il 70 per cento nei collegi uninominali,
cifra apparentemente altissima ma in realtà vicina. Credo che il
risultato sia alla portata e siamo smaniosi di misurarci con le
criticità del nostro tempo, al servizio dell’Italia.
venerdì 15 dicembre 2017
Roma avrà una via dedicata a Lando Fiorini
In Campidoglio approvata la proposta di Fratelli d'Italia
per una via a Lando Fiorini al Giardino degli Aranci.
Roma non dimenticherà chi l'ha saputa raccontare come pochi! Ci piace ricordarlo così, con questa foto da giovane insieme all'indimenticabile Alberto Sordi, 2 icone di Romanità.
#fratelliditalia
per una via a Lando Fiorini al Giardino degli Aranci.
Roma non dimenticherà chi l'ha saputa raccontare come pochi! Ci piace ricordarlo così, con questa foto da giovane insieme all'indimenticabile Alberto Sordi, 2 icone di Romanità.
#fratelliditalia
COMUNE, DA CONSIGLIO OK A MOZIONE PER VIA INTITOLATA A LANDO FIORINI
(OMNIROMA)
Roma, 14 DIC
- Una via nei pressi della zona Aventino-Giardino degli Aranci sarà intitolata a Lando Fiorini, artista romano recentemente scomparso.
E' quanto prevede la mozione, presentata dal gruppo capitolino di Fratelli d'Italia, e approvata all'unanimità in assemblea capitolina questa mattina dopo l'apertura con un minuto di silenzio in memoria del cantante deceduto all'età di 79 anni.
(OMNIROMA)
Roma, 14 DIC
- Una via nei pressi della zona Aventino-Giardino degli Aranci sarà intitolata a Lando Fiorini, artista romano recentemente scomparso.
E' quanto prevede la mozione, presentata dal gruppo capitolino di Fratelli d'Italia, e approvata all'unanimità in assemblea capitolina questa mattina dopo l'apertura con un minuto di silenzio in memoria del cantante deceduto all'età di 79 anni.
venerdì 8 dicembre 2017
Consegnate le firme contro lo Ius Soli
Fratelli d'Italia ha raccoltoin poco tempo oltre 131mila firme per dire #NOIUSSOLI
la legge con cui la sinistra vuole rendere automatica la cittadinanza per gli
immigrati.
Ieri siamo andati davanti al Quirinale per consegnare le
firme al Presidente della Repubblica Mattarella. La petizione può essere
sottoscritta attraverso il sito www.stopiussoli.com
domenica 3 dicembre 2017
Il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia
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Congresso Fdi, Meloni: "Voglio vincere con il centrodestra"
da ilgiornale.it
Al PalaRubini al lavoro circa 4mila delegati da tutta Italia del partito guidato da Giorgia Meloni. In un incontro coi giornalisti la presidente di Fdi ha detto che vuole "vincere con il centrodestra, l'unico che può dare un governo coeso all'Italia".
Meloni ha ammesso che vi sono ancora "diverse sono le cose da chiarire" nella coalizione, e tal proposito ha annunciato che si ci sarà un incontro con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Poi ha confermato di essere la candidata alla presidenza del Consiglio di ministri di Fratelli d'Italia, "arrivando dove gli italiani mi faranno arrivare". "Siamo la terza via del centrodestra", ha aggiunto Meloni, che vuole ribadire "prima gli italiani, prima la difesa del nostro lavoro e della nostra identità" perché non vogliamo che "modelli esotici sostituiscano gli italiani". E' ovvio, ha quindi sottolineato, che la leadership nel centrodestra non risolve tutta la questione. Il caso siciliano, ha aggiunto, dimostra che non si vince al centro o con identità sbiadite e un voto a Fdi rappresenta "un voto contro gli inciucio e senza futuri inciuci con Pd e Cinque Stelle": Fdi, ha aggiunto la Meloni, ha messo in sicurezza la storia della destra in Italia, ora però serve un salto di qualità.
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giovedì 23 novembre 2017
Rampelli attacca la Raggi: "Giù le mani da Colle Oppio"
da secoloditalia.it
«Non possiamo far altro che notare un astio senza precedenti da parte
della sindaca Raggi nei confronti dell’opposizione». Così il capogruppo
di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli
sulla vicenda di Colle Oppio. «Siamo amareggiati – dice Rampelli – Con i
problemi drammatici che ha Roma, la giunta sembra non pensare ad altro
che alla sede di Fratelli d’Italia a Colle Oppio. C’è un’attenzione
morbosa… Se lo stesso impegno fosse impiegato sui roghi tossici, oggi i
cittadini della periferia potrebbero respirare».
Rampelli: “Diffido il Comune dall’entrare nel mio ufficio di Colle Oppio”
Riguardo alla scelta di assegnare lo spazio alla Sovrintendenza, «questo
sembra solo un tentativo di giustificare un clamoroso errore». «Peccato
che noi siamo in possesso della lettera nella quale la Sovrintendenza
dichiara di non avere interessi sui locali e in nessun caso esiste un
progetto finanziato e puntuale di utilizzo tale da giustificare
l’apposizione dei sigilli e il sequestro.
Ma questa è materia su cui ci
si confrontera’ in Tribunale, con alcuni incredibili elementi inediti
che offriremo al giudizio del magistrato». «In questa storia è tutto
illegale. La richiesta dei locali durante la trattativa del nuovo
canone, la notifica contestuale di una nuova proposta da parte del
Comune, l’esecuzione forzata dei Vigili, e molto altro… Il Campidoglio
ha dimostrato di non avere conoscenza tecnica sul sito e la sede, agendo
come avrebbe fatto Pol Pot».
«Comunico comunque di aver diffidato il
Comune dall’entrare nel mio ufficio territoriale dove permangono carte,
elenchi, documenti parlamentari sensibili e tutelati dalla Costituzione.
Ho chiesto da questo punto di vista alla Presidente della Camera di
tutelare tutte le mie prerogative».
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Virginia Raggi
martedì 21 novembre 2017
L'Italia a chi la ama
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martedì 7 novembre 2017
Sicilia, Mollicone: Vittoria Musumeci è omaggio a Borsellino. Cancellieri si vergogni. M5s totalitari e omeopatici al sistema mondialista
da fratelli-italia.it
Il più bel significato della vittoria di Nello Musumeci è certamente che questa avviene nel segno di Paolo Borsellino.
La coalizione che lo sostiene, la sua lista e Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia hanno vinto seguendo il suo esempio. “Sarà bellissima” era l’auspicio dell’indimenticabile magistrato antimafia rispetto alla Sicilia . E ora Borsellino è un simbolo più forte per tutti i siciliani che ci hanno dato fiducia e per gli italiani che ce la daranno. Cancelleri si dovrebbe vergognare di quello che ha dichiarato e chiedere scusa a Musumeci.
Fratelli
d’Italia dalla Sicilia a Roma dimostra di essere traino della nuova
alleanza e siamo contenti di vedere che anche chi aveva inizialmente
espresso scetticismo verso la candidatura di Musumeci ora la rivendichi
con orgoglio. Vuol dire che abbiamo tracciato una strada seguita da
tutti i partiti della coalizione.
Ora
occorre vincere a Roma e poi in Italia per fermare la deriva
inquietante di un forza politica come i 5 Stelle a vocazione
totalitaria. A Roma, infatti, la Raggi chiude illegittimamente il
circolo storico di Colle Oppio, ma perde comunque la metà dei voti nel X
municipio in poco più di un anno, Di Maio rifiuta i confronti in tv e
il movimento ha fatto della disinformazione e delle fakenews la propria
arma politica. In realtà il M5S è omeopatico al sistema mondialista che
vuole distruggere la politica.
domenica 5 novembre 2017
Colle Oppio (di A. Pennacchi). Raggi, solo un barbaro incolto può ignorare la storia della sede del Msi-An-FdI
da barbadillo.it
Lo scrittore Antonio Pennacchi,
autore del romanzo cult “Il Fasciocomunista”, ha scritto per il Fatto
quotidiano un commento sull’incivile scelta della giunta Raggi di
mettere i sigilli alla sede postfascista di Colle Oppio
***
I fasci stanno tutti incazzati perché la
sindaca Raggi gli ha chiuso a Roma la storica sezione del Colle Oppio.
Ci si erano messi dentro – in un paio di grotte ricavate da antichi
ruderi abbandonati – già nel 1946, prima ancora di fondare il Msi. Anzi,
si può dire che il Msi sia nato proprio lì. Ma lei adesso li ha
sfrattati di notte con la forza dei vigili urbani, ha messo i sigilli e
via, fuori dai piè: “Una situazione incancrenita. Non pagavano l’affitto
dal 1972”. Non so se abbia anche detto affittopoli e un importante bene
archeologico da restituire alla collettività. Ma certo: “Uno scandalo a
cui è stato posto fine”, ha sentenziato l’assessora Castiglione. La
Meloni da parte sua giura che non è vero: “L’affitto, anche se basso, lo
abbiamo sempre pagato”. Ma non è questo, evidentemente, il punto.
Il punto è cosa rappresenta il Colle Oppio. Io da ragazzo chiedevo che si chiamasse così perchè ci vendevano gli oppiacei.
Invece no. O meglio, sicuramente tra i prati e i cespugli del colle si
sarà fatto e si farà forse tuttora – come in ogni giardino pubblico di
questo mondo – anche spaccio e consumo di droga. Ma si chiamava così già
dai tempi dell’Antica Roma – Mons Oppius – e Nerone ci costruì la Domus
Aurea, la sua Casa d’Oro. Poi Traiano gliela sotterrò o buttò giù, e ci
fece le terme sue. Col tempo sono cadute anche quelle e alla fine i
fasci di Roma – tornati sconfitti dalla Rsi di Salò – nel 1946 ci si
rifugiarono irriducibili per i loro primi incontri. È storia anche
questa, pure se può non piacere.
Solo un barbaro incolto –
senza scuola, senza storia, senza studi – può permettersi di
disconoscere il ruolo fondamentale svolto dai partiti politici in questo
Paese negli anni Cinquanta e Sessanta.
Tutti i partiti,
compreso il Msi, furono un primario fattore di integrazione sociale. Le
sezioni erano piene di gente che discuteva e stava assieme. Ci si
dilaniava, a volte, ci si scontrava. Ma tutti assieme costruirono quello
straccio di democrazia che pure abbiamo e il miracolo economico e lo
sviluppo di cui anche i grillini oggi vivono e godono. Un minimo di
rispetto per i sentimenti e le passioni che in quei luoghi si sono dati e
sedimentati, dovrebbe essere d’obbligo. A me piange il cuore ogni volta
che passo per le Botteghe Oscure e le vedo vuote, senza più il Pci.
Anzi, quel poco che ne rimane sta in mano a Renzi. E così per il Colle
Oppio. Per quanto concerne il “bene archeologico”, non facciamo però
ridere i polli. Io in quella sede – quando ero fascio – ci ho dormito
una notte del 1966, a guardia con altri della sezione, da temuti
attacchi comunisti; era il periodo degli incidenti all’università dopo
la morte dello studente di sinistra Paolo Rossi. Poi c’ero tornato,
qualche mese dopo, ad assalirla, direi, insieme ai Volontari del Msi di
Alberto Rossi, detto il Bava. Quello era un partito fatto così: la
dialettica interna spesso passava dalle parole ai fatti. Ma non trovammo
nessuno. La sede era vuota. Aspettammo aspettammo e poi ce ne andammo.
L’anno dopo invece, 1967, quelli mi hanno espulso dal partito loro e io
passai a sinistra – che dovevo fare, se no, stavo senza partito? –
estrema sinistra e questa storia sta tutta ne Il Fasciocomunista. Ma
nella sede del Colle Oppio io giuro e rigiuro che non c’era un solo
pezzo di marmo, statua, pittura o mosaico. Solo mattoni sgarrati sui
muri e sulle volte, e secchi per la colla, tavoli e palanche su cui
sedersi e manifesti della fiamma. Niente di più, niente d’artistico,
solo – al massimo – qualche busto del Duce. Ma niente da far vedere ai
turisti, se non – appunto – la storica sede del Msi. Dice: “Vabbè, ma
sono antiche mura”. Ho capito, ma tutta Italia è piena di antichità,
soggette poi a riuso. Pure S. Maria degli Angeli – fatti conto – sta
dentro le Terme di Diocleziano (che non era poi uno tanto tenero coi
cristiani). Perchè la Raggi non sgombra anche S. Maria degli Angeli?
Dice: “Eh, ma lì c’è passato Michelangelo”. Embè? Pure qua c’è passato
chissà quante volte Graziano Cecchini, quello del rosso a Fontan de
Trevi. Dite alla Raggi – se proprio insiste – di fargli affrescare la
sezione del Colle Oppio e stiamo pari. (dal Fatto quotidiano)
@barbadill
giovedì 2 novembre 2017
Colle Oppio, la Raggi, la memoria e la storia
di Giampaolo Rossi
LA COLLE OPPIO
A Roma la chiamano “la Colle Oppio”: è la più antica sede politica della Destra in Italia. È qualcosa di più di una sezione di militanti.
La Colle Oppio è un pezzo della storia politica del nostro paese, parte fondante di una memoria fatta di uomini, donne, idee, sacrifici.
Nel 1946, in quei locali che allora erano
solo dei ruderi nell’area delle Terme di Traiano, trovarono rifugio i
primi esuli istriani in fuga dalle persecuzioni comuniste; respinti in
molte città italiane furono accolti dai giovani del Movimento Sociale
Italiano che trasformarono quelle “grotte” in spazi di accoglienza.
OCCHI AZZURRI
La Colle Oppio divenne, grazie a quegli esuli, una sezione politica che ha attraversato gli anni di piombo, le bombe e gli attentati… e i morti.
Stefano Recchioni era un militante di Colle Oppio e aveva vent’anni o giù di lì, quando il proiettile di un carabiniere sparato ad altezza d’uomo, lo colpì alla testa in quella infame notte di Acca Larentia, dove brigatisti prima e forze dell’ordine poi, fecero fuori tre ragazzi del Fronte della Gioventù di Roma.
La Colle Oppio divenne, grazie a quegli esuli, una sezione politica che ha attraversato gli anni di piombo, le bombe e gli attentati… e i morti.
Stefano Recchioni era un militante di Colle Oppio e aveva vent’anni o giù di lì, quando il proiettile di un carabiniere sparato ad altezza d’uomo, lo colpì alla testa in quella infame notte di Acca Larentia, dove brigatisti prima e forze dell’ordine poi, fecero fuori tre ragazzi del Fronte della Gioventù di Roma.
Quando Sergio Zavoli in una storica intervista chiese a Francesca Mambro la “pasionaria nera” del terrorismo di destra, perché una ragazza di buona famiglia avesse deciso di abbracciare la lotta armata, lei confessò di averlo deciso proprio quella notte ad Acca Larentia.
E poi alla domanda su quale colore le veniva in mente per ricordare gli anni di piombo, lei rispose: “l’azzurro… l’azzurro mare degli occhi del primo amico che mi è morto accanto”: parlava degli intensi occhi azzurri di Stefano Recchioni.
E poi alla domanda su quale colore le veniva in mente per ricordare gli anni di piombo, lei rispose: “l’azzurro… l’azzurro mare degli occhi del primo amico che mi è morto accanto”: parlava degli intensi occhi azzurri di Stefano Recchioni.
Negli anni poi, “la Colle Oppio” ha
trasformato il volto della Destra italiana; è stato il luogo delle
avanguardie studentesche, delle esperienze editoriali eretiche, del
movimentismo giovanile.
Quando Gianfranco Fini ancora rilasciava
interviste sul “Fascismo del 2000″, a Colle Oppio si organizzavano
gruppi di studi sulla cultura del superamento mettendo insieme Gramsci e
Ezra Pound, Pasolini ed Ernst Jünger; si praticava il dialogo, si
organizzavano iniziative sociali per il quartiere e la città, si
scardinava il ghetto dentro il quale una Destra nostalgica e marginale
si era rinchiusa per paura di sfidare la complessità del mondo.
Fabio Rampelli, oggi uno
dei leader di Fratelli d’Italia, trasformò un sezione politica in uno
dei più originali laboratori di metapolitica in Italia; furono i ragazzi di Colle Oppio, alla fine degli anni ‘90, ad organizzare le prime tende di solidarietà per i barboni
che stazionavano nel parco; furono loro a sporcarsi le mani, a dormire
in quelle tende con i diseredati, non i fighetti di sinistra.
Furono questi militanti a creare le catene di assistenza con la vicina Caritas di Don Luigi Di Liegro, che rispettava quei ragazzi e non esitava a partecipare ai loro dibattiti in sezione.
Furono questi militanti a creare le catene di assistenza con la vicina Caritas di Don Luigi Di Liegro, che rispettava quei ragazzi e non esitava a partecipare ai loro dibattiti in sezione.
A Colle Oppio nacquero le prime associazioni di volontariato e da Colle Oppio proveniva Paolo Colli (un’anima straordinaria scomparsa prematuramente)
e fondatore dell’ecologismo di destra che costrinse a spostare l’asse
della sensibilità ambientalista fuori dagli schemi ideologici della
sinistra.
Furono i ragazzi di Colle a organizzare le prime carovane di aiuti nella Bosnia e nel Kossovo devastati dalla guerra.
Furono i ragazzi di Colle a organizzare le prime carovane di aiuti nella Bosnia e nel Kossovo devastati dalla guerra.
Oggi quella sezione, punto di forza del Movimento di Giorgia Meloni,
è uno dei pochi presidi di presenza sociale per le famiglie di un
quartiere degradato e abbandonato a se stesso dove immigrati e
clandestini bivaccano in una delle aree archeologiche più belle del
mondo, di fronte al Colosseo.
“TORNIAMO SUBITO”
La sindaca Raggi ha fatto mettere i sigilli alla storica sezione senza alcun rispetto per ciò che essa rappresenta; di notte, come i fantasmi, un gruppo di Vigili inviati dalla “inverosimile sindaca”, hanno chiuso questo pezzo di storia. Senza neppure notificare prima l’atto.
Il motivo: “non pagherebbero l’affitto dal 1976″; cosa non vera perché la situazione è stata sanata e in questi giorni gli uffici del Comune stavano trattando il nuovo contratto di locazione.
La sindaca Raggi ha fatto mettere i sigilli alla storica sezione senza alcun rispetto per ciò che essa rappresenta; di notte, come i fantasmi, un gruppo di Vigili inviati dalla “inverosimile sindaca”, hanno chiuso questo pezzo di storia. Senza neppure notificare prima l’atto.
Il motivo: “non pagherebbero l’affitto dal 1976″; cosa non vera perché la situazione è stata sanata e in questi giorni gli uffici del Comune stavano trattando il nuovo contratto di locazione.
Tutto questo in una città dove ci sono oltre 100 palazzi occupati illegalmente (non due locali di un rudere ma interi immobili).
Dove in ogni quartiere stanno sorgendo moschee abusive e centri islamici clandestini.
Dove sono decine i Centri Sociali occupati dalla sinistra estrema e trasformati (fuori da ogni legge e controllo da parte della Raggi) in attività commerciali e locali notturni.
Dove sorgono come funghi baraccopoli sugli argini del Tevere o Campi Rom abusivi.
Dove in ogni quartiere stanno sorgendo moschee abusive e centri islamici clandestini.
Dove sono decine i Centri Sociali occupati dalla sinistra estrema e trasformati (fuori da ogni legge e controllo da parte della Raggi) in attività commerciali e locali notturni.
Dove sorgono come funghi baraccopoli sugli argini del Tevere o Campi Rom abusivi.
La Raggi ha fatto, con un gesto
arbitrario, quello che non sono riuscite a fare le Brigate Rosse, né
hanno mai pensato di fare i sindaci comunisti rispettosi comunque di un
pezzo di memoria della città.
La Storia di Colle Oppio è così grande che non può essere compresa da un minuscolo sindaco privo di cultura politica e corpo estraneo a questa città.
La Storia di Colle Oppio è così grande che non può essere compresa da un minuscolo sindaco privo di cultura politica e corpo estraneo a questa città.
I ragazzi di Colle Oppio hanno affisso un cartello sulla porta della loro sezione: “Torniamo Subito!”.
Ne siamo sicuri; non appena questa gang di marziani catapultata in Campidoglio da un singhiozzo della storia sarà rispedita nei bassifondi di quell’anti-politica da cabaret che li ha generati.
Ne siamo sicuri; non appena questa gang di marziani catapultata in Campidoglio da un singhiozzo della storia sarà rispedita nei bassifondi di quell’anti-politica da cabaret che li ha generati.
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martedì 6 giugno 2017
Prima i Romani
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mercoledì 31 maggio 2017
Vittoria!
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mercoledì 10 maggio 2017
venerdì 28 aprile 2017
Meloni a «La Verità»: «Voglio vincere per non consegnare l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana»
da giorgiameloni.it
L’intervista di Luca Telese.
«La Francia non è l’Italia. Io sono
italiana, cerco risposte per l’Italia. Però la Francia è un grande Paese
europeo, ci ha dato una indicazione importante: ha dimostrato che i
partiti tradizionali non esistono più, che l’asse destra sinistra non
risponde ai problemi della realtà, che gli elettori francesi dicono No
alle politiche di restaurazione: questa per noi è una indicazione
importante, utile per vincere le elezioni a casa nostra». A tratti,
quando parla del voto per l’Eliseo, Giorgia Meloni sbuffa. In questi
giorni si è impegnata in un sorprendente lavoro di mediazione tra
Berlusconi e Salvini (e oggi spiega perché). Non gli piacciono gli
esterofili, dice, detesta i «macroniani della domenica sera». Spiega che
su quel dato elettorale si è fatta «propaganda», aggiunge perché
secondo lei la partita italiana per il centrodestra «è aperta».
Onorevole Meloni, borse e mercati festeggiano il risultato del primo turno in Francia. «Ah sì?». Dicono che se sono stati fermati i populisti a Parigi saranno fermati anche a Roma. Sorriso.
«Io non mi definisco populista, semmai sono sovranista, e con orgoglio.
Ma se populista è un modo per associarci alla Le Pen ed esorcizzarci,
non mi sottraggo».
Cosa si può dire a mente fredda dopo le prime analisi fatte a caldo?
«Un fatto è innegabile: i francesi hanno distrutto i partiti
tradizionali. Non era mai successo che fosse contemporaneamente fuori
dal ballottaggio sia gollisti che socialisti».
Cosa significa? «Una cosa che ripeto da tempo anche in Italia. Le vecchie geografie politiche non esistono più». Cioè?
«Io sono una persona con una storia di destra convinta che le categorie
destra e sinistra siano inadeguate a rappresentare questo tempo: oggi, a
maggior ragione, la partita è alto contro basso, grande contro piccolo,
globalizzazione contro nazioni, centro contro periferie, mercati
finanziari contro mercati rionali».
Renzi ha tirato un sospiro di sollievo, dopo questo voto, però.
«Davvero? Qualcuno dovrebbe spiegargli che lui non è il Macron
italiano, come vorrebbe far credere. Semmai Renzi è l’Hollande italiano,
il potere costituito che la gente non vuole». Perfida.
«No, semmai analitica». Ma Hollande non si è nemmeno ricandidato!
«Vero. E dopo il referendum Renzi avrebbe fatto bene a seguire
l’esempio. Con i suoi insuccessi Hollande ha portato il Partito
Socialista al 6%».
Questo che significa?
«Il Pd è oggi in una crisi di strategia e di consensi simile. Sul nuovo
asse politico che ho descritto sta sempre dalla parte dei più forti».
Esempio? «La sinistra radical chic ha scoperto il problema degli sbarchi
solo il giorno in cui sono stati assegnati 20 profughi a Capalbio».
Addirittura. «È storia. Fino all’estate scorsa eravamo solo noi brutti,
razzisti e cattivi a sollevare il problema: poi quando gli immigrati se
li sono ritrovati davanti alle loro case di lusso a Capalbio, il sindaco
de Pd ha levato gli scudi dicendo che accogliere gli stranieri
svalutava le case e rendeva il clima invivibile. Ma dai! Pensi a Tor
Sapienza lo sapevano da anni, che li di centri per l’accoglienza ce ne
sono 12 e del problema della svalutazione delle case non frega a
nessuno».
Si è appassionata al confronto delle primarie?
«Ho adorato Emiliano quando Renzi gli ha detto: “Prometti che se vinco
non mi farai opposizione?”. E lui: “No”, secco. Renzi ci è rimasto di
sasso. Ma è letteratura per addetti ai lavori. Il confronto era di una
noia mortale». Secondo lei chi ha vinto il confronto? «La pubblicità». Perché lei dice che in Francia si è votato contro la restaurazione?
«Perché i cosiddetti populisti Le Pen, Mélenchon e Dupont-Aignan, che
ha preso poco meno del 5% con un partito sovranista di desta anti-euro,
insieme hanno il 51%. Non solo…». Cosa? «Molto dei voti
di Fillon, un altro 20%, sono stati conquistati con una campagna tutta a
destra, fondata su parole come ordine e sovranità. Dove andranno ora?».
Non le piace Macron?
«Ha un tratto in comune con alcuni dirigenti della sinistra italiana: è
un socialista che cerca di far dimenticare di esserlo stato. Con
l’aggravante di non essere solo un fiancheggiatore dei banchieri, ma
direttamente un banchiere». Riuscirà a cambiare pelle? «Ha basato la sua campagna sullo slogan “bisogna ricostruire l’Europa”. Quando lo dicevo io mi davano della sfascista».
Quindi avete la stessa idea?
«No. Perché luì lo dice strumentalmente, per prendere voti da chi è
stanco dell’Europa e portarli al servizio degli usurai a capo
dell’Unione. Del resto mentre l’Europa veniva asservita a questi signori
lui non era nelle piazze ma al governo come Hollande. Il modello
italiano più vicino a lui è Monti: sarà un bel ballottaggio».
Perché?
«Ho visto la La Pen davanti alla fabbrica in crisi dire ai lavoratori
che se dovesse vincere salverebbe quella fabbrica, applaudita. E invece
Macron spiegare loro che il mercato produce questi effetti inevitabili,
fischiato». Vede che è populista? «Certo. Se la partita
è, come è, tra restaurazione e rivoluzione, contro la dittatura di
finanza e speculazione, non ho dubbi da che parte stare». Quale? «Quella
del mio interesse nazionale». Però al secondo turno in Francia
si coalizzano tutti contro la Le Pen. È l’ultima eredità del passato: la
«disciplina repubblicana». «Ho notato che Mélenchon, candidato
della sinistra radicale, con intelligenza non ha dato indicazioni di
voto. Ovvio: ha passato tutta la campagna a dire, ed è vero, che Macron è
il guardiano del sistema».
Dica la verità, si aspettava più voti per la Le Pen?
«No, in Francia c’è ancora la “conventio ad excludendum”, che si
trasforma in un tutti contro uno. Ma noto con soddisfazione che le
questioni su cui noi ci battiamo da anni ormai sono entrate nel senso
comune, non sono più tabù».
Perché? «I cosiddetti populisti hanno già vinto quando il dibattito politico si sposta sui loro terreno e insegue le loro ricette». Ovvero?
«Prenda l’immigrazione: oggi, astutamente, Minniti fa finta di
contrastarla. Il loro ultimo slogan è: “Sicurezza è una parola di
sinistra”».
Si sente insidiata? Sorriso.
«Macché! Ci fanno pubblicità. Ogni volta che lo ripetono ci danno
ragione retroattivamente. E poi se fanno tutto questo parlare e poi nel
decreto sicurezza invece di affrontare il problema dei furti e delle
rapine mettono il daspo ai writers…». Populismo, secondo i suoi detrattori, è usare la demagogia per catturare consensi.
«Dostoevskij, diceva che “populista è colui che ascolta”. Per la
condizione nella quale opera, la Le Pen ha fatto un miracolo. Quando
finalmente potremo andare a votare noi, faremo la nostra parte».
Il governo Gentiloni rafforza Renzi? «A me pare che Gentiloni abbia rafforzato Gentiloni, e quindi abbia indebolito la leadership del Pd». Questo governo le piace più o meno del precedente?
«Dal punto di vista logico, dopo il referendum, siamo passati da
governi non scelti dagli elettori, a governi costituiti contro di loro.
Una nuova magia del centrosinistra». Ma è più o meno popolare di quello di Renzi? «Più impopolare di quello Renzi è impossibile: però siamo ad un altro miracolo politologico».
Quale? «Un governo nato con l’unico scopo ufficiale della legge elettorale che si occupa di tutto tranne che di legge elettorale». Però gestisce le emergenze.
«Ah, per fortuna. Così vedremo cosa si inventano su Alitalia. L’ha
visto il video di Renzi del 2015 che sta scalando YouTube? “Vorrei
chiedervi di allacciarvi le cinture! Perché qui stiamo decollando
davvero: il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia!”». Non maramaldeggi, adesso.
«Al contrario. Sono angosciata per questa crisi, proprio perché penso,
all’esatto opposto di Renzi, che la crisi di Alitalia sia anche la crisi
dell’Italia. Perdiamo posti di lavoro, capacità industriale, sovranità.
Servono risposte, non slogan».
Ma davvero adesso lei sta mediando tra Berlusconi e Salvini?
«Certo, sì. Vede, sono molto diversa da come mi raccontano. È che ho un
solo obiettivo. Non far vincere le elezioni all’establishment del Pd o
ai pasticcioni del M5S». Addirittura? «Ma lei ha capito con chi stanno in Francia i grillini? Ho letto dichiarazioni acrobatiche».
È così importante?
«Beh, sì: visto che loro sono proeuro ma anche contro l’euro, contro le
Ong ma a favore dell’immigrazione incontrollata, in abito da sera,
contro il liberismo ma anche dentro l’Alde, il gruppo dei liberisti. Che
però li caccia. Fantastico. La posizione sulla Francia è la cartina di
tornasole di questo caos». Lei è preoccupata perché ha visto la
virata a destra di Grillo, l’intervista ad Avvenire, il dialogo con il
mondo cattolico conservatore… «Peccato che alla Camera fossero
impegnati a presentare l’unico emendamento che chiedeva l’eutanasia
nella discussione sul testamento biologico».
Anche loro sono oltre la divisione destra-sinistra.
«No, loro sono gente di sinistra che si nasconde per prendere voti a
destra. Sono l’assenza di visione e l’esaltazione della politica fatta
solo per il consenso. E questo produce una sostanziale incapacità di
governare, come abbiamo visto a Roma. Io sto ancora aspettando la
funivia». Vi rubano voti a destra? «Alla lunga no, la gente non è stupida. A patto che, ed è il motivo per cui mi impegno a mediare, noi restiamo uniti». Ma c’è un punto di equilibrio?
«Io credo di si. Abbiamo i contenuti, le forze, i voti, le identità:
Berlusconi è anche quello che ha sfidato la Merkel e Sarkozy. È più
populista che popolarista. A destra oggi manca solo un portabandiera». Che sarà anche il leader?
«Siamo, e restiamo, tutti leader. Un portabandiera scelto con le
primarie è la figura che guiderà la campagna elettorale alla vittoria.
Siamo più forti, abbiamo cultura di governo, non possiamo consegnare
l’Italia alla follia grillina o alla restaurazione renziana».
giovedì 27 aprile 2017
venerdì 4 marzo 2016
Libera Roma
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giovedì 4 febbraio 2016
Nessuno scherzi.
NESSUNO SCHERZI.
Estranei ad affittopoli.
Sede è dedicata agli esuli ed è patrimonio della destra italiana.
Nessuno scherzi sugli immobili occupati o concessi a canoni irrisori a partiti o associazioni.
Noi siamo estranei.
I partiti della prima Repubblica Pci - Dc - Psi - Ori - Psdi ed il loro attuale erede, il PD, hanno beneficiato per settant'anni di oltre diecimila locali pubblici ubicati in tutte le città italiane di proprietà di comuni, province, regioni, enti pubblici, per un valore complessivo pari a miliardi di euro.
La cosa clamorosa è che il circuito mediatico, maldestramente orientato dal PD, per nascondere la vergogna di affittopoli, mette all'indice un ex orinatoio collocato tra i ruderi del parco di Colle Oppio che nel 1946 fu ricovero di famiglie istriane, giuliano, dalmate che lì si trovavano per mantenere legami con le proprie radici culturali.
Infatti quel circolo, poi divenuto sede dell' MSI, conserva ancora oggi il titolo di "Istria e Dalmazia".
Un luogo d'incontro, ricreazione, impegno sociale sempre attivo, visitato da famiglie, bambini, anziani e da decine di personalità tra cui ricordiamo l'attuale vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, l'ex presidente della provincia di Roma Enrico Gasbarra e l'indimenticato monsignor Luigi Di Liegro.
Noi abbiamo chiesto al Comune in passato che fossero valutate le condizioni d'uso di Colle Oppio, migliorate radicalmente grazie alla manutenzione effettuata nei primi decenni, per rinnovare il contratto, senza avere alcuna risposta.
E restiamo tutt'ora pronti a discutere purchè si considerino i locali per quello che sono stati: un rudere scoperchiato ed inagibile che, senza l'uso di questi decenni sarebbe stato, nella migliore delle ipotesi, un dormitorio per sbandati.
Nessuna relazione di alcun tipo con lo scandalo pluridecennale di affittopoli.
Nessuno scherzi.
Noi siamo estranei.
I partiti della prima Repubblica Pci - Dc - Psi - Ori - Psdi ed il loro attuale erede, il PD, hanno beneficiato per settant'anni di oltre diecimila locali pubblici ubicati in tutte le città italiane di proprietà di comuni, province, regioni, enti pubblici, per un valore complessivo pari a miliardi di euro.
La cosa clamorosa è che il circuito mediatico, maldestramente orientato dal PD, per nascondere la vergogna di affittopoli, mette all'indice un ex orinatoio collocato tra i ruderi del parco di Colle Oppio che nel 1946 fu ricovero di famiglie istriane, giuliano, dalmate che lì si trovavano per mantenere legami con le proprie radici culturali.
Infatti quel circolo, poi divenuto sede dell' MSI, conserva ancora oggi il titolo di "Istria e Dalmazia".
Un luogo d'incontro, ricreazione, impegno sociale sempre attivo, visitato da famiglie, bambini, anziani e da decine di personalità tra cui ricordiamo l'attuale vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, l'ex presidente della provincia di Roma Enrico Gasbarra e l'indimenticato monsignor Luigi Di Liegro.
Noi abbiamo chiesto al Comune in passato che fossero valutate le condizioni d'uso di Colle Oppio, migliorate radicalmente grazie alla manutenzione effettuata nei primi decenni, per rinnovare il contratto, senza avere alcuna risposta.
E restiamo tutt'ora pronti a discutere purchè si considerino i locali per quello che sono stati: un rudere scoperchiato ed inagibile che, senza l'uso di questi decenni sarebbe stato, nella migliore delle ipotesi, un dormitorio per sbandati.
Nessuna relazione di alcun tipo con lo scandalo pluridecennale di affittopoli.
Nessuno scherzi.
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