domenica 16 giugno 2013

Francesco Cecchin ricordato a 34 anni dalla morte a piazza Vescovio a Roma. Ma giustizia non è fatta…


da secoloditalia.it
«…e Francesco che è volato sull’asfalto di un cortile con le chiavi strette in mano, strano modo per morire…» cantava Francesco Mancinelli nella sua canzone «Generazione 1978», dedicata ai ragazzi uccisi negli anni di piombo, vittime del comandamento “uccidere un fascista non è reato”, ai tempi non solo predicato dalla sinistra ufficiale, ma purtroppo praticato dai gruppi armati dell’ultrasinistra come Potere Operaio,autore del rogo di Primavalle. A Francesco Cecchin, giovane militante romano del Fronte della Gioventù assassinato nel 1979 da persone rimaste sempre ignote, è dedicata anche un’altra bellissima canzone degli Imperium, “Sera di giugno”. I fatti, avvenuti 34 anni fa, la notte tra il 28 e il 29 maggio 1979, sono stati raccontati molte volte. Francesco era un ragazzo che aveva non ancora 18 anni e che militava nel Fronte della Gioventù di via Migiurtinia, al quartiere cosiddetto Africano, al tempo controllato quasi militarmente dal Pci e dai gruppi fiancheggiatori. Via Migiurtinia a sua volta era un circolo emanazione della sezione del Msi di viale Somalia 5, la Trieste-Salario, il cui animatore e segretario è stato per molti anni Natale Gianvenuti, oggi scomparso. Il circolo di via Migiurtinia era mal tollerato dagli intolleranti della sinistra, che sin dal giorno della sua inaugurazione provocarono scontri per impedire la sua apertura. Sì perché on quegli anni gli anticomunisti non avevano diritto a fare politica e in realtà nemmeno ad esistere. “Uccidere un fascista non è reato”, certo, ma anche “i covi fascisti si chiudono col fuoco”, e così accadde proprio per via Migiurtinia, che dopo qualche anno fu costretta alla chiusura, malgrado l’”eroismo” dei suoi militanti. E proprio questa circostanza ricordò a Francesco Cecchin un dirigente del Pci della zona, Sante Moretti, che, come lui stesso ricordò tempo dopo, disse che via Migiurtinia l’avevano chiusa e avrebbero fatto chiudere anche la Trieste Salario. Ma quella non ci sono riusciti.
Tornando a quel 1979, Francesco Cecchin aveva una piena sintonia anche con l’emergente gruppo di Terza Posizione, molto attiva nel quartiere, ma aveva confidato a Marcello De Angelis, dirigente della formazione, che non gli sembrava corretto abbandonare il Fronte per passare a Terza Posizione, pur rimanendo in ottimi rapporti. Tanto è vero che poche ore dopo il suo omicidio, effettuato, come ricorda la sorella Maria Carla, che era con lui quando fu rincorso e ucciso, da uomini adulti e non da ragazzi come lui, i militanti della Trieste Salario si rivolsero proprio a Marcello De Angelis per realizzare un manifesto, poiché sapeva disegnare e scriveva canzoni. Così, ricorda De Angelis, «a casa mia, in quattro (c’erano degli amici di Francesco della Triesta Salario), lavorammo sul manifesto che poi è diventato famoso e che è quello che termina con la frase “Lui vive, lui combatte”. C’è anche un altro particolare che vale la pena raccontare, su questo manifesto. Inizialmente sarebbe dovuto essere stampato in serigrafia alla sezione del Msi di viale Somalia, ma poi, per intervento di Gianfranco Fini, allora segretario nazionale del Fronte della Gioventù, si mise a disposizione la rotativa del Secolo d’Italia che “sfornò” quei manifesti che tutti conosciamo a migliaia e migliaia, e che ancora oggi vengono affissi nelle strade di Roma. Ricorda De Angelis: «E quella fu la prima volta che vidi una mia creazione uscire in serie da una rotativa, fu una grande emozione…». Sappiamo tutti che le indagini, come dice la stessa sentenza della magistratura, furono superficiali e peggio, e che per questo non si è riusciti a risalire agli assassini. Ma il colpevole è il clima di quei tempi, a Roma, a Milano, dappertutto in Italia, che incitava all’odio di parte e che non permetteva a chi non fosse di sinistra di esprimersi né tantomeno di avere agibilità politica.  Così, lo spazio per la libertà di parola andava conquistato: ed era quello che al Trieste Salario facevano i giovani militanti del Fronte, come ricordano oggi due attivisti di allora, Fabrizio Bruschelli e Flavio Amadio, tra i primi a giungere sul luogo dell’omicidio. «Alle sinistre dava molto fastidio quello che facevamo nel quartiere, il nostro impegno sociale, per il verde – dicono – perciò cercavano di farci tacere in tutti i imodi. Pestaggi, aggressioni, intimidazioni di ogni tipo, attentati alle nostre sedi». Proprio qualche giorno prima del suo assassinio Francesco Cecchin era stati circondato da una ventina di attivisti comunisti con cui aveva avuto una discussione per una storia di affissioni di manifesti. I giovani del Fronte li attaccavano, e i comunisti li coprivano quando non li strappavano.
Altri tempi? Non tanto, se in occasione dell’intitolazione dei giardini di piazza Vescovio a Francesco Cecchin, voluta da Gianni Alemanno, ai tempi anche lui dirigente del FdG, intitolazione avvenuta nel febbraio dello scorso anno, il Pd e l’Anpi sono insorti in modo vergognoso e incomprensibile contro un’iniziativa civile e pacificatrice. Il martire va ricordato, per loro, solo se di sinistra, altrimenti deve vigere la marxiana “damnatio memoriae”. I giardini sono stati intitolati e oggi 15 giugno centinaia di amici vecchi e nuovi di Francesco Cecchin, riuniti nel Comitato di piazza Vescovio, hanno presentato agli abitanti del quartiere la suggestiva stele di marmo che ricorda il giovane diciassettenne assassinato tanti anni fa da chi non la pensava come lui. Il Comitato ha anche intenzione di apporre vicino il monumento una piccola targa di rame con una breve spiegazione e ricordo. L’unica cosa certa è che si tratta dell’ennesimo omicidio politico senza colpevoli: la corte infatti sentenziò nelle motivazioni che Francesco non si gettò nel vuoto per fuggire, poiché tra l’altro conosceva benissimo quel cortile, ma fu picchiato e poi buttato esanime di sotto, e quella caduta di oltre quattro metri ne decretò la fine dopo 17 giorni di agonia. Una lapide lo ricorda in via Montebuono, proprio davanti al cortile dove fu buttato in quella sera di Primavera dai suoi carnefici. C’è scritto così: «Mai più ruberete la sua voce e fermerete i suoi passi. Per lui ora parla il vento. Come mare è il suo cammino. Francesco Maria Cecchin, caduto per la rivoluzione. Il popolo lo onora».

lunedì 10 giugno 2013

Inaugurata a Roma la prima “Casa del Ricordo” per i martiri delle foibe e gli esuli



da secoloditalia.it

La Casa del Ricordo, la prima d’Italia, ora ha una sede in via di San Teodoro a Roma, per non dimenticare i martiri delle foibe istriane e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate dalle loro terre nell’immediato dopoguerra. «Guai al popolo che perde pezzi di memoria», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver tagliato il nastro inaugurale della sede. Antonio Ballarin, presidente associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha ringraziato il sindaco dicendo che «ha mantenuto la promessa e questa Casa del Ricordo è la prima in Italia». «Se non avessimo tenuto fede al protocollo firmato sarebbe mancato qualcosa al mio primo mandato: è un obiettivo umano, non politico», ha aggiunto Alemanno. All’inaugurazione si è giunti attraverso un lungo ma proficuo impegno che ha visto coinvolta l’amministrazione capitolina e le associazioni degli esuli. L’ultimo atto per perseguire questo obiettivo si è svolto a febbraio, quando si è celebrato in Campidoglio, nell’aula di Giulio Cesare, il nono Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe istriane e dell’Esodo delle popolazioni giuliano-dalmate. Nell’occasione infatti fu firmato il protocollo d’intesa cui faceva riferimento il sindaco, tra Roma Capitale e l’Anvgd (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) e la Società di Studi Fiumani, per la nascita della Casa del Ricordo. A quella cerimonia, l’ultima prima della realizzazione del museo, erano presenti, oltre al sindaco, Giorgio Marsan, vice presidente Comitato Provinciale Anvgd, Gianluigi De Palo, assessore capitolino alle Politiche della Famiglia all’Educazione e ai Giovani, Gianluigi Amleto Ballarini, presidente Società Studi Fiumani e Sergio Schürzel, esule da Rovigno d’Istria. Come si ricorderà, dopo decenni di oscuramento, il Giorno del Ricordo (10 febbraio) fu stato istituito con legge 30 marzo 2004, con l’obiettivo di conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre. Da tempo le organizzazioni Anvgd (fondata nel 1947, l’associazione maggiormente rappresentativa sul territorio nazionale e della Capitale degli italiani fuggiti dall’Istria, Fiume e Dalmazia) e la Società di Studi Fiumani (nata nel 1923 e ricostituita a Roma nel 1960, proprietaria dell’Archivio Museo Storico di Fiume), hanno avviato una stretta collaborazione con l’amministrazione di Roma Capitale. Conoscenza storica della tragedia, convegni, mostre, viaggi nei luoghi della memoria e manifestazioni di commemorazione in occasione del 10 febbraio, sono i progetti su cui si è già cominciato a lavorare per onorare l’intesa.

domenica 2 giugno 2013

Amministrative. Il giorno dopo “ridono” solo i Fratelli d’Italia: tanti giovani eletti nei Comuni

da barbadillo.it
Se il Pdl e il suo candidato sindaco Alemanno hanno davvero ben poco da festeggiare, un risveglio positivo, questo del 28 maggio 2013, lo è stato di certo per Giorgia Meloni dato che – come ha dichiarato – Fratelli d’Italia, alle amministrative, ha raddoppiato i consensi delle politiche di pochi mesi fa. Se nella roccaforte di Roma il partito, sostenendo il centrodestra “tradizionale”, arriva al 6%, i risultati interessanti arrivano dai territori, considerati per certi versi periferici, dove si sono cimentati dei candidati sindaci giovanissimi, soprattutto per gli ormai senescenti standard italici.
Se a Lodi, Lombardia, Andrea Dardi, 23 anni,  conquista il 4%, raddoppiando il risultato di Fratelli d’Italia alle Politiche, addirittura a Porto Sant’Elpidio nelle Marche il ventinovenne Andrea Putzu arriva al ballottaggio, senza il Pdl e come unico candidato credibile del centrodestra. Proprio riguardo questa “carica” di giovani, il Tempo aveva dedicato un pezzo qualche giorno fa, notando che i meloniani under 40 la fanno da padrone nella lista romana e nelle candidature dei municipi, nei capoluoghi di provincia e nei comuni più piccoli. Un ricambio generazionale che è avvenuto quasi automaticamente, essendo i promotori del partito provenienti in maggioranza dalla cucciolata di Azione Giovani e che, proprio mentre il Movimento Cinque Stelle sembra esaurire il suo appeal, sembra riservare grosse sorprese.
Ora le incognite per Fdi sono molteplici e dalle prossime mosse si capirà se questo exploit potrà durare nel tempo. In primo luogo vanno valutati molto bene e con occhio critico i tentativi nostalgici di certi esponenti della ex Alleanza Nazionale che, ingolositi dai numeri, lanciano appelli alla reunion, con lenzuolate strappalacrime sui rispettivi account facebook.
Come i fratelli Gallagher insegnano, dopo essersi spaccati in testa le chitarre, è difficile tornare insieme, se non per interessi di basso portafoglio. In seconda battuta, va spesa moltissima energia nella strutturazione del partito, ricercando in giro per l’Italia i vari Dardi e i vari Putzu che, l’anno prossimo, saranno disponibili a cimentarsi nella tornata delle Amministrative e alle Europee.

Si cresce!


giovedì 23 maggio 2013

Nel ricordo degli esuli Fiumani, Istriani e Dalmati



L'amore per il territorio e per il Rione Esquilino si manifesta anche con la conservazione della memoria. La sezione del MSI di Colle Oppio si chiamava Istria e Dalmazia proprio perchè i maggiori frequentatori erano i profughi giuliano-dalmati che vivevano all'Esquilino nelle caserme di Santa Croce e nelle zone limitrofe Colle Oppio. Abbiamo restituito un pezzo di storia che si stava dimenticando nel Rione, una storia di italiani due volte, per nascita e per convinzione che furono accolti fraternamente a Roma a differenza dell'accoglienza che i comunisti a Bologna gli riservarono. La domenica pomeriggio nella sezione c'era una piccola balera dove si ballava ed i maggiori frequentatori erano giuliano-dalmati. Gli anni del dopoguerra, gli anni delle manifestazioni per Trieste italiana, gli anni che videro protagonista la destra sono un patrimonio del rione. Ieri abbiamo salutato quei profughi con deferente rispetto e con convinto orgoglio. La maestra fiumana che ha vissuto nelle caserme di Santa Croce per 3 anni alla cerimonia ha dichiarato: " abbiamo tanto sofferto, c'erano pochi soldi ma la dignità non ci è mai mancata e ce l'abbiamo fatta!". Evviva

martedì 21 maggio 2013

Parlano i numeri, contano i fatti: la giunta Alemanno ha rilanciato Roma (nonostante la crisi)


da secoloditalia.it

«L’operazione verità» sui suoi cinque anni alla guida dell’amministrazione comunale capitolina fa chiarezza.  Gianni Alemanno, in un opuscolo, ricorda cosa ha fatto la giunta in cifre, in fatti concreti. I risultati sono molto positivi, considerando che in questi cinque anni il Pil italiano è diminuito del 6 per cento e i trasferimenti dallo Stato ai comuni del 40 per cento. Questo significa che Roma ha avuto un taglio di ben 1450 milioni di euro rispetto alla giunta precedente di centrosinistra. Nonostante questo grave handicap, la giunta Alemanno ha investito nel settore trasporti 332 milioni e in quello relativo al sociale 375 milioni, ossia il 70 per cento in più rispetto alla precedente amministrazione. Dall’altra parte, ricorda un documento dell’amministrazione, sono state tagliate drasticamente una serie di spese, tra cui quelle di rappresentanza, quelle per il personale,  quelle per le missioni, del 93 per cento, e quelle per le consulenze, del 91 per cento. Uno dei fiori all’occhiello dell’amministrazione di centrodestra è sicuramente il risultato esercizio dell’Ama, che è passata dal passivo di 257 milioni di euro della giunta Veltroni a un attivo di 2,3 milioni di euro, con una differenza quindi di ben 259 milioni, che è un risultato estremamente significativo, soprattutto in tempi di crisi congiunturale. Anche sul fronte, oggi di moda, dei tagli ai costi della politica, la squadra di Alemanno ha agito in tempi non sospetti, risparmiando all’incirca 460 milioni di euro su auto blu, fondi dei gruppi consiliari, spese dipartimenti e altro. Laddove si poteva risparmiare mediante razionalizzazioni o tagli, lo si è fatto. Sempre in questo stesso settore, la riforma voluta dal centrodestra comunale vedrà passare il numero dei consiglieri da 60 a 48 e dei municipi da 19 a 15, con una diminuzione quindi dei consiglieri municipali di ben 100 unità (da 475 a 375). Ma si sarebbe potuto fare di più, sostengono i componenti della maggioranza capitolina, se l’opposizione non avesse sistematicamente messo in atto un ostruzionismo deleterio, controproducente, pretestuoso, che ha danneggiato più i cittadini che la maggioranza. Grazie all’ottusità faziosa delle sinistra, sono stati bloccati 4,7 miliardi di investimenti totali, tra cui si segnala un miliardo di euro per opere pubbliche bloccate in aula e 60mila posti di lavoro vanificati dalle opposizioni. A questo si aggiungono le varie decisioni del Tar che hanno bloccato importanti e urgenti ordinanze comunali, come ad esempio quelle relative agli sgomberi dei campi nomadi o quella relativa alla messa in sicurezza della falda acquifera di Malagrotta. Sempre rispetto al centrosinistra, va detto chiaramente che i metri cubi deliberati da Alemanno rispetto a Veltroni sono stati oltre l’85 per cento in meno, mentre gli investimenti in opere pubbliche hanno toccato la cifra dei 713 milioni di euro. Ma oltre a questi ottimi risultati, è sulla sicurezza che il centrodestra ha in particolare mantenuto tutte le promesse, malgrado le diffamatorie campagne stampa che dipingevano falsamente Roma come una città violenta: tutte queste menzogne sono smentite dai dati statistici. I reati sono diminuiti del 14 cento, pari a oltre 26mila reati in meno. Omicidi diminuiti, tentati omicidi diminuiti, rapine diminuite. Aumentate invece le espulsioni, gli allontanamenti  di extracomunitari. Dimezzato il numero dei campi nomadi presenti sul territorio comunale con relativa diminuzione di presenze nei campi stessi. La raccolta differenziata è passata dal 17 per cento delle sinistre all’attuale 30, mentre oltre duemila discariche abusive sono state bonificate. Anche il comparto turismo ha subito un grande incremento, di circa il 20 per cento, record assoluto dal dopoguerra a oggi. Diamo uno sguardo al settore scuola: Alemanno ha realizzato il dieci per cento di asili comunali in più rispetto a Veltroni, l’87 per cento in più di asili in convenzione o in concessione, pari al 33 per cento di posti in più negli asili nido, senza contare quel 5,7 per cento in più di scuole dell’infanzia. Sempre nel sociale, le persone assistite dai servizi sociali in modo stabile sono passate dai 30mila della sinistra agli oltre 42mila del centrodestra, pari a quasi il 50 per cento in più. Infine sono stati stabilizzati oltre duemila precari e altrettanti vincitori di vecchi concorsi sono stati assunti. E a proposito di concorsi, Alemanno ne ha indetti 1995, a fronte dei 521 di Veltroni. Ben 90mila famiglie sono state esentate dalla tariffa rifiuti e 376 mila esentate dall’Imu prima casa, ossia oltre un terzo delle prime case. Dulcis in fundo, dal 1° luglio di quest’anno Roma uscirà da Equitalia.