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giovedì 10 agosto 2017
lunedì 11 agosto 2014
«L’isola che c’è». Dal 17 settembre torna Atreju. Cambiano le sigle ma la kermesse della destra under trenta resiste alle tempeste
da secoloditalia.it
Cambiano le sigle, si disperdono i partiti, si frammentano le coalizioni ma la festa nazionale dei giovani di destra (provenienti da percorsi diversi) nel cuore della capitale sopravvive alle bufere. Anche quest’anno, a partire dal 17 settembre, si svolgerà Atreju, il tradizionale appuntamento che di fatto inaugura la stagione politica nazionale. Per la prima volta dal 1997 la più grande kermesse giovanile nazionale si svolgerà nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina: il titolo della manifestazione giunta alla 16esima edizione è emblematico: L’Isola che c’è. «In un’epoca nuova della politica italiana, tra stravolgimenti continui che disegnano una mappa del tutto diversa da quella degli ultimi vent’anni – si legge nell’invito – l’isola di Atreju vuole essere un approdo sicuro da cui ripartire e nel quale confrontarsi per tracciare la rotta del futuro». Quattrocentocinquantamila visitatori, 1200 volontari, 24 mostre, 50 spettacoli, 350 dibattiti con oltre 400 relatori, più di 8 mila pagina di rassegna stampa e 2 mila servizi filmati nelle più rilevanti televisioni d’Italia e d’Europa: sono i numeri che hanno consacrato Atreju come l’evento di apertura di ogni nuova stagione politica italiana. A calcare la scena della manifestazione saranno anche quest’anno i più grandi nomi della politica, della cultura, del giornalismo e della società italiana.
Il villaggio di Atreju sarà suddiviso in zone diverse destinate a ospitare le conferenze, gli spettacoli serali, i ristoranti e gli stand culturali e sociali. Patron della manifestazione, come ogni anno, Giorgia Meloni che in una lettera aperta ha sintetizza lo spirito dell’evento rivolgendosi all’enorme platea che ha partecipato al raduno nazionale a titolo diverso. «Per quelli che hanno consumato le proprie estati facendo su e giù dal soppalco di Via della Scrofa o nelle stanze dei palazzi istituzionali, telefonando a chi già da settimane se ne stava al fresco sotto un ombrellone. Per quelli che non hanno mai mollato, anche nel fango, quando la pioggia non ci dava tregua per giorni. Per quelli che erano sempre presenti quando c’era da montare la festa, sotto il sole. O quando c’era da rimontarla di nuovo, distrutta da un temporale notturno. Per gli impertinenti che non hanno avuto paura di alzarsi in piedi per una domanda scomoda, anche se ad ascoltarla era il Presidente del Consiglio. Per chi ha vissuto sulla propria pelle il brivido della storia che cambia, quando sotto un tendone al riparo dalla pioggia Nietzsche e Marx, finalmente, si sono dati la mano. Per i curiosi che non si sono persi neanche uno dei dibattiti in programma, senza bisogno di essere “consigliati” dai ragazzi dello staff. Per quelli che hanno riso, e pensato, quando uno scherzo ben riuscito ha strappato il velo dell’ipocrisia sulla politica italiana. Per chi pianse quella notte nel ricordo di Lucio Battisti, appena scomparso. Giusto in tempo per non morire mai più…». E ancora: Per quelli che aspettavano ore fuori ai cancelli, pur di essere in prima fila, a pochi metri da Max Pezzali, Irene Grandi, gli Zero Assoluto, Max Gazzè, Edoardo Bennato, Mario Biondi, Umberto Tozzi eccetera, eccetera. Per tutti quelli che c’erano nel settembre del 1998 e per quelli che ci saranno nel settembre del 2014, Atreju c’è. «Perché – conclude la leader di Fratelli d’Italia-An – a destra d’Italia una comunità, ancora, c’è».
venerdì 13 settembre 2013
#Atreju. Marine Le Pen attacca l’Europa “governata da un’oligarchia di tecnocrati”
da barbadillo.it
“L’Europa è governata da un’oligarchia, un’elite di stipendiati della Goldman Sachs”. Marine Le Pen, nella parte della testimone di accusa nel processo simbolico contro l’Europa andato in scena nella giornata di apertura di Atreju, ha ben chiaro chi sono i nemici dei popoli europei.
La videointervista che ha rilasciato in occasione della inaugurazione delle giornate organizzate da Giorgia Meloni e dal suo gruppo di giovani volontari è stata accolta con applausi poco timidi, soprattutto nei punti in cui la leader del Fronte Nazionale si è scagliata aspramente contro i tecnocrati di Bruxelles che “oltre a rendere l’Europa una giungla nella quale vige la legge del più forte, alimentando la crisi finanziari con la propria azione economica, cercano di imporre dei valori che sono in contraddizione con quei valori che sono invece fondativi della cultura dei nostri popoli”. Alla domanda se avendone il potere, abolirebbe la Commissione Europea, Marine si è limitata a constatare che tale istituzione (come la stessa moneta unica) crollerà da sola. La Le Pen ha concluso sperando in “un rapporto sempre più stretto con l’Italia, i cui popoli sono più saggi delle élite che oggi le governano”.
Il video intervento ad Atreju
La leader francese è stata ospite di Atreju in una giornata particolare. E’ di oggi infatti il risultato (poco) sconvolgente di un sondaggio (del Groupe Ifop) della rivista Valeurs actuelles che giunge da Oltralpe un francese su tre condivide le idee di Marine Le Pen. Se la vera ribellione, come si suol dire, è donna, la Francia ne incarna la vera essenza: chi può negare a Marine Le Pen lo scettro di fenomeno più intrigante dell’ultimo anno? Dinasticamente reggente del Front National, rappresenta un progetto di quella futurdestra che pare destinata a crescere nei consensi grazie a un maggior consonanza con le tematiche chiavi del presente. Critiche al mercato liberista, all’Europa, condanna dell’euro e riaffermazione della sovranità nazionale. Il paradigma utilizzato è quello tradizionale e tradizionalista, contro un presente che viene accusato di aver cullato un progressismo che si è rivelato un assediante e asfissiante compromesso al ribasso. Lì si scagliano fiere le asserzioni di Marine, che si batte con una tattica ben precisa, la vera rivoluzione linguistica oltre che culturale: chiamare le cose con il proprio nome, a costo di apparire troppo vigorosa e di prestarsi a facili strumentalizzazioni. Il segreto dell’avanzamento inarrestabile del Front National è forse la capacità di misurarsi con la crisi evitando di sublimare le necessarie prese di posizione in teorie e architetture linguistiche evanescenti. Nella crisi ha ritenuto utile indicare una via, una mappa, ergo punti fissi da cui prendere spunto per tracciare un percorso chiaramente. Marine ha scelto di impegnarsi a comunicare chiaramente dove vuole andare. Non è il caso di chiedersi in questo ragionamento se ciò che ha utilizzato siano argomenti condivisibili o meno, ma non si può non concordare sul fatto che votare il FN è per gli elettori francesi una garanzia perlomeno su ciò che si aspettano dai loro eletti e su ciò che gli stessi andranno a difendere in Parlamento.La dediabolisation del partito ormai è giunta nella fase culminante. L’operazione mediatica e culturale di legittimazione ha addirittura lasciato il passo a una fase costruttiva che spinge verso il rilancio del FN. Non è più tempo di spendersi per il riconoscimento come forza repubblicana, nel momento in cui le idee da sempre propugnate da Marine Le Pen pare trovino corrispondenze nella quotidianità che esige del Fronte Nazionale l’accentuarsi della propria particolarità antisistema. La capacità di Marine Le Pen è quella di non aver timore nel porsi come garante di una sensibilità popolare che lo snobismo gauchiste e il moderatismo francese non riescono e preferiscono non interpretare. Già Jean Baudrillard, sociologo attento alle dinamiche dell’immaginario, notava come il vecchio leone Le Pen padre fosse l’unico a fare politica facendo i conti con il senso della storia. Non rifugiandosi nelle ideologie miglioriste e ottimiste di un progresso lineare della società.
Il Front National con Marine compie un salto ulteriore e si spende con ancor più lungimiranza nel difficile e incauto mestiere: immergersi nella quotidianità del vissuto, nel sentire comune. Certamente un realismo viziato da alcuni eccessi linguistici e programmatici. Ma le rivendicazioni che toccano le problematiche delle fasce meno abbienti e periferiche della nazione, spiegano un elettorato che è perlopiù costituito da operai e giovani.
giovedì 12 settembre 2013
L’intervista. Meloni: “Atreju tra lotta allo strapotere della finanza e sintonia con Tosi"
da barbadillo.it
Oggi inizia Atreju la festa giovanile più longeva della destra italiana. Abbiamo chiesto a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e anima dell’appuntamento romano, di soffermarsi con noi sul significato politico dell’evento e sui temi di maggiore attualità di questo settembre politico: dallo strapotere della finanza alla querelle-giustizia fino alla spinosa questione Siria.
Onorevole Meloni, partiamo da “La grande finanza contro i popoli”. Perché questo titolo per Atreju?
Abbiamo scelto questo titolo perché vogliamo provare a dare una lettura diversa e nuova al rapporto tra economia mondiale e sovranità nazionale. Atreju vuole raccontare e descrivere il terzo conflitto globale che secondo noi si sta combattendo sul terreno della finanza. Una guerra subdola che vede in campo non più divise militari ma divise monetarie. Non più eserciti ma centri finanziari e agenzie di rating si stanno contendendo il mondo. Quello a cui stiamo assistendo è uno scontro aperto tra la sovranità, i popoli e le Nazioni e le grandi centrali dei poteri forti e della speculazione internazionale. E a pagarne le spese rischiano di essere i popoli e il concetto stesso di sovranità e democrazia. È uno scenario che ci chiama ad una brusca rivisitazione delle priorità e ad una netta inversione di marcia culturale, sociale e politica. Atreju è uno spazio libero, pieno di spunti anticonformisti, riferimenti imprevisti e occasioni di incontro tra punti di vista diametralmente opposti tra loro. Atreju è l’unico appuntamento popolare e tradizionale nell’alveo del centrodestra italiano che è rimasto in piedi nonostante tutto e che ha attraversato indenne sigle, partiti, stagioni e difficoltà.
Dal versus al processo: cosa cambia nella formula della manifestazione?
I processi sono la novità più interessante e significativa di questa edizione di Atreju. Sono dibattiti caratterizzati da una formula rigorosa e avvincente allo stesso tempo: un rappresentante dell’accusa ed uno della difesa, testimonianze a sostegno delle tesi a confronto ed il pubblico nella parte della giuria destinata ad esprimersi a favore dell’uno o dell’altro. Saranno scontri ad alta tensione sui temi decisivi per l’agenda politica italiana: Europa, giustizia, famiglia e finanza.
Tremonti e la sintonia Tosi: si rinsalda il dialogo costruttivo tra forze all’opposizione del governo Letta?
Giulio Tremonti è un amico che stimo, che ha già partecipato ad Atreju e che è molto apprezzato dai nostri ragazzi. Una persona con cui c’è un confronto e un dialogo aperto. Con Flavio Tosi credo di avere una compatibilità ideale prima che generazionale e insieme a lui, ma non solo, vorrei provare a disegnare l’Italia e il centrodestra che vorremmo. A partire proprio dalla sfida delle primarie a tutti i livelli, della partecipazione popolare, del confronto e della sintesi tra tesi diverse, che sono la benzina della buona politica.
La giustizia da processare: un segnale all’Italia oltre la vertenza magistrati-Berlusconi?
Ad Atreju vedremo confrontarsi per la prima volta in pubblico Filippo Facci contro Marco Travaglio. Sarà un appuntamento importante per parlare di un tema che sta paralizzando l’Italia e che neanche il governo Letta sembra in grado di affrontare: la riforma della giustizia. Noi crediamo che sia necessario un patto di responsabilità collettiva tra politica e magistratura: la magistratura accetti il principio della responsabilità civile, la separazione delle carriere, il giusto processo e la buona parte della politica si comporti di conseguenza, dandosi regole certe e severissime. Solo così possiamo immaginare di dare all’Italia una giustizia giusta, seria, trasparente, veloce e garantista. Una giustizia vicina, che sappia stare al suo posto e dare risposte ai problemi concreti degli italiani.
Evitare gli errori dell’Iraq e delle primavere arabe in Siria: il ruolo dell’Italia?
Siamo rimasti stupiti dalla decisione del governo Letta di bocciare la mozione di Fratelli d’Italia che impegnava a perseguire ogni strada possibile per evitare il conflitto in Siria al quale in ogni caso l’Italia non deve partecipare in alcun modo e a sostenere la proposta russa, che rappresenta l’unica in campo capace di impedire l’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime siriano e di scongiurare lo scoppio di una guerra. Governo e maggioranza hanno preferito, invece, mantenere la solita ambiguità sul piano internazionale lasciando aperto lo spiraglio per un intervento armato. L’esecutivo Letta ha tenuto finora una posizione talmente incomprensibile e contraddittoria tra i suoi membri tale da far inserire l’Italia in occasione del G20 sia nella lista delle Nazioni contrarie che in quelle favorevoli all’intervento armato. Una figura peggiore di quella rimediata dalla Ue, che ha dimostrato la tua totale incapacità di determinare una posizione autonoma e di avere una qualsiasi utilità a livello internazionale.
L’Europa in politica estera “zoppica”?
L’Ue si è ritrovata scavalcata persino dalla Russia nell’esercizio di una prerogativa, ovvero la capacità di trovare mediazioni utili a scongiurare conflitti apparentemente inevitabili, che Bruxelles rivendica sistematicamente come propria senza però averne mai dato alcuna prova concreta. E oggi ci ritroviamo in una situazione nella quale non esiste nessuna proposta europea sul tavolo e l’unica possibile soluzione in campo è quella russa. L’Italia ha già pagato il sostegno ai suoi alleati quando è stato necessario e giusto farlo, come nei conflitti in Iraq e in Afghanistan, esattamente come già contribuiamo attivamente a numerose missioni Onu, come in Libano e in Kosovo. Ma quella in Siria è una guerra che non ha alcun senso, che non ha alcuna giustificazione sotto il profilo dell’interesse nazionale e che stentiamo a credere sia mossa da ragioni umanitarie.
Atreju è politica ma anche divertimento e goliardia. Cosa bolle in pentola è domanda bandita, ma quale è stato lo scherzo all’ospite più divertente nel passato?
Lo scherzo che è passato alla storia è la ‘kazirata’ a Gianfranco Fini, quando i ragazzi di Atreju chiesero all’allora ministro degli Esteri di sostenere la causa dell’inesistente e oppresso popolo kaziro. Molto divertenti anche gli scherzi a Silvio Berlusconi, a cui fu chiesto di condannare l’operato di un immaginario dittatore comunista, oppure a Ignazio La Russa al quale venne domandato di spiegare la presenza, ovviamente inventata, di militari italiani a Paros. Tutti gli ospiti hanno colto lo spirito goliardico della manifestazione e hanno riso insieme a noi. Un po’ meno l’ex sindaco Veltroni, che ci rimase un po’ male sulla borgata Pinarelli. È anche questo il bello di Atreju e l’edizione di quest’anno, vi assicuro, riserverà molte sorprese.
martedì 27 agosto 2013
L’evento. Ad Atreju arriva Giovanni Lindo Ferretti: “Niente di eclatante, a parte l’esistere”
da barbadillo.it
Ricominciare l’anno politico con una “preghiera”, quella delle nuove generazioni che vogliono scacciare demoni, andando oltre pregiudizi e steccati ideologici è possibile. A dimostrarcelo sono i ragazzi di Atreju, che incontrano Giovanni Lindo Ferretti in occasione del consueto appuntamento d’intrattenimento, approfondimento e spettacoli arrivato alla quindicesima edizione. Il dibattito col cantautore emiliano – poliedrico esponente della scena indipendente italiana (leader storico dei Cccp, poi Csi e infine dei Prg) – avverrà mercoledì 11 settembre, al Parco del Celio a Roma.
«La Libertà un doveroso pericolo in verità» questo l’epitaffio con cui terminava, grido da punkettone, la canzoneOrfani e vedove dei Per Grazia Ricevuta, era il 2004. A distanza di quasi dieci anni di vita vissuta, l’autore è finalmente libero. Libero di poter affermare la sua verità di fronte ad ogni platea, persino di ricevere ed accettare l’invito dei giovani militanti del partito Fratelli d’Italia, nato per scommessa sul futuro dalle macerie del centrodestra italiano.
Che Giovanni Lindo Ferretti non fosse icona esclusiva dei collettivi universitari e delle generazioni eredi più o meno convinte del Sessantotto, non è certo la novità dell’estate. A ben vedere, la frattura con quegli ambienti si era delineata già da tempo, all’epoca della guerra di Jugoslavia «e nessuno fece nulla», quando dichiarò i suoi non più voti alla sinistra. Anche nella vita privata dell’artista avvengono cambiamenti significativi: la pacificazione familiare e il ritorno a casa, il rapporto con la fede cattolica e la scoperta delle tradizioni di montagna. Elementi che non hanno giocato un ruolo secondario nel suo nuovo modo di pensare e fare musica.
Tracciata la spessa linea di demarcazione Giovanni Lindo Ferretti nel 2006 che dichiara il suo voto per la lista di centrodestra “Aborto? No grazie” e poi per la Lega Nord. Per alcuni furono dichiarazioni traumatizzanti, per altri naturali tappe di una coraggiosa ricerca interiore che non fanno però dell’artista l’alfiere di una certa destra conservatrice o liberale. Affinché non si cada ancora nell’errore di volerlo ridurre in un pensiero valido per l’uno e non per l’altro, occorre sempre tenere a mente la vocazione alla libertà ed il disprezzo per le etichette che sono cifra della sua unicità nel panorama musicale contemporaneo.
Nel dibattito ad Atreju – in linea con il tema dell’edizione, la “Terza guerra”, ossia la grande finanza contro i popoli – saranno toccati diversi temi tra cui quelli sulla modernità progressista regnante, il relativismo culturale, la famiglia come centro di rilancio della società, la fede e il senso di tutto questo nell’era tecnologica.
mercoledì 7 agosto 2013
Atreju 2013
Abbiamo scelto di non combattere guerre se non in suoli diversi dal nostro
e permettendo agli altri di utilizzare il nostro per bombardare gli altri.
Ed è per questo che la vera terza guerra si combatte contro i poteri forti,
le oligarchie finanziarie che calpestano la sovranità,
che spacciano per reale il virtuale, che mischiano le carte per confondere le idee ma, come disse
Chesterton "Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi"
All'Armi!
All'Armi!
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