giovedì 10 dicembre 2015

No al rinnovo delle sanzioni alla Russia


di Giorgia Meloni
 
Fratelli d'Italia chiede al Governo di non rinnovare le sanzioni alla Russia, che scadono il 31 dicembre. Siamo stati i primi a chiedere lo stop di questo folle provvedimento: abbiamo manifestato, presentato proposte, interrogato il governo in Parlamento ma non ci hanno ascoltato. 

Questa presa di posizione inutile e senza senso, anche sul piano politico internazionale, è costata all'Italia miliardi di euro e centinaia di migliaia di posti di lavoro. 
Ora che i termini stanno scadendo torniamo a chiedere a Renzi un sussulto di dignità: il governo italiano non confermi le sanzioni alla Russia e per una volta faccia gli interessi degli italiani.

mercoledì 9 dicembre 2015

Elezioni regionali in Francia: la chiave del voto è l’egemonia culturale

Il voto per il Front National non è un voto di protesta. Il costante progresso elettorale del Fn non è solo il sintomo del populismo becero che affligge tutte le democrazie occidentali. Chi vota Marine Le Pen, sua nipote Marion e gli altri candidati frontisti lo fa per adesione a una visione del mondo che è ormai centrale nel discorso pubblico



da corriere.it

Prima di presentarsi da favorito alle elezioni di oggi, il Front National ha preparato il terreno per anni, cercando di conquistare innanzitutto una egemonia culturale, preliminare a quella politica. Si può dire che il Fn sia in parte riuscito nell’intento, e questa è la base del suo successo: quel che conta è dominare la battaglia delle idee, come sa bene Marine Le Pen lettrice assidua del comunista Antonio Gramsci. 

Il voto per il Front National non è un voto di protesta. Il costante progresso elettorale del Fn non è solo il sintomo francese del populismo becero che affligge tutte le democrazie occidentali. Chi vota Marine Le Pen, sua nipote Marion e gli altri candidati frontisti lo fa per adesione a una visione del mondo che è ormai centrale nel discorso pubblico francese. Una visione che si nutre dei contributi di intellettuali e polemisti non certo ai margini ma anzi oggi tra i più seguiti, da Alain Finkielkraut a Michel Onfray (talvolta loro malgrado). 
Il Front National è difesa dell’identità nazionale, rifiuto dell’universalismo, lotta epocale e «di civiltà» magari non contro i singoli musulmani, ma di sicuro contro l’Islam. Valori discutibili ma valori, non ritocchi fiscali o fredda amministrazione dell’esistente.
 
A questa offerta culturale e quindi politica, destra e sinistra «repubblicane» non sanno che cosa contrapporre. Nicolas Sarkozy da anni riprende i temi imposti dal Front National, con il risultato che molti suoi elettori finiscono per preferire l’originale alla copia. 
Il partito socialista di François Hollande si è concentrato sul meritorio tentativo di risanamento dei conti pubblici e sull’economia, ma ha quasi abbandonato - unica eccezione il mariage pour tous - la battaglia delle idee. Un tempo la cultura dominante era di sinistra, con i temi forti di fiducia nel progresso, multiculturalismo, solidarietà, uguaglianza. 
Questi valori traballano, la gauche non sa più difenderli e non ha ancora trovato con che cosa sostituirli, come hanno dimostrato gli imbarazzi in occasione della crisi dei rifugiati. Dopo gli attentati, Hollande ha decretato lo stato di emergenza e il suo governo ha dichiarato che potranno esserci deroghe al rispetto dei diritti dell’uomo, in un trionfo di tricolori e Marsigliese. «Il Front National è ormai fonte di ispirazione persino per François Hollande», lo ha deriso Marine Le Pen. Destra e sinistra sono ormai chiamate, come suggerirebbe Gramsci, a ritrovare anima e valori. 

lunedì 7 dicembre 2015

Ha vinto il popolo francese


di Giorgia Meloni

I primi dati delle elezioni amministrative francesi sembrano le linee impazzite di un sismografo durante uno tzunami. Ed è un vero terremoto quello che ha investito ieri la Francia: il Fronte Nazionale sarebbe in testa in almeno sei regioni ed è sicuramente il primo partito d'oltralpe. Sono stati travolti i Républicains di Sarkozy e sono stati spazzati via i socialisti di François Hollande.
Si tratta di elezioni amministrative, è vero, ed è possibile che si riformi tra tutte le altre forze politiche, come già accaduto in passato, il sedicente “fronte repubblicano” per impedire la vittoria del FN al secondo turno. 
Ma a prescindere da quello che accadrà al ballottaggio, il risultato di ieri ha un fondamentale significato politico.

La vittoria di Marine Le Pen, che ha incentrato le battaglie del suo partito nella critica all'Unione Europea, segna una sonora bocciatura per chi ha tramutato l'Europa in un comitato d'affari di lobbisti e usurai. Il popolo francese ha voluto denunciare l'incapacità di chi li governa (a Parigi come a Bruxelles) di dare risposte concrete alla crisi economica, all'impoverimento della classe media, all'emergenza sicurezza e ai grandi eventi storici che stanno investendo l'Europa: terrorismo e immigrazione su tutti.
 
Il Fronte Nazionale con questa clamorosa affermazione si candida a conquistare l'Eliseo alle elezioni presidenziali del 2017. Il terremoto si sentirà presto anche in Italia e in Europa, perché è iniziato il riscatto dei popoli europei decisi a riprendersi la propria sovranità e la propria libertà. Anche in Italia.

mercoledì 2 dicembre 2015

GN Roma: "Al Ministro Martina per Natale regaliamo bruschette con olio d'oliva italiano"






GN ROMA: “AL MINISTRO MARTINA PER NATALE REGALIAMO BRUSCHETTE CON OLIO D’OLIVA ITALIANO”

Mercoledì 2 alcuni militanti di Gioventù Nazionale hanno consegnato delle bruschette condite con l’olio proveniente da alcune famose produzioni italiane contro la proposta dell’UE di spalancare le porte all’olio tunisino. 

“Si tratta di un gesto provocatorio nei confronti della decisione dell’alto rappresentante per la politica estera dell’UE, l’italiana Federica Mogherini, di voler approvare una legge che permetta all’olio di oliva tunisino di entrare in Europa senza dazi doganali per una quantità pari a 70 mila tonnellate (circa la produzione totale del Portogallo per avere un’idea). Una decisione che rappresenta un terribile colpo alle economie dei Paesi comunitari mediterranei, prima fra tutti l’Italia che possiede il miglior olio per tutte le sue caratteristiche qualitative, e che fatica ad uscire da una crisi economica che va avanti da troppi anni. Infatti, nonostante negli ultimi giorni alcuni famosi oli di marchio italiano (ma con passaporto spagnolo) siano stati commercializzati come extra vergine quando non lo erano, la piccola produzione italiana è ancora a premio rispetto al resto delle produzioni. Questo evidentemente da fastidio all’UE, e il caso dell’abbattimento forzato degli ulivi pugliesi lo dimostra chiaramente. Questa ennesima folle idea di Bruxelles è solo l’ultimo episodio di un problema molto più grosso, come ad esempio la carenza di regolamentazioni EU nella marchiatura dell’origine dei prodotti alimentari a cui noi italiani, in difesa delle nostre produzioni, teniamo molto. 

Pensiamo al caso del caglio tedesco usato per fare formaggi al risparmio, a quello dei pesticidi, ai componenti utilizzati nella produzione e non marchiati nei prodotti venduti ai consumatori, la presenza di sementi geneticamente modificate. Per questo abbiamo manifestato con un gesto goliaridco e provocatorio il nostro dissenso verso la proposta della Mogherini, e chiediamo al Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina di opporsi ufficialmente alla sua collega di partito schierandosi in difesa dei produttori italiani e del nostro famoso Made in Italy, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo”, concludono i dirigenti romani di Gioventù Nazionale.

martedì 1 dicembre 2015

La vittoria di Putin



di Giampaolo Rossi

IL SONDAGGIO

Un recente sondaggio SWG, realizzato dopo gli attentati di Parigi, rivela che il 49% degli italiani apprezza l’operato del Presidente della Russia, Vladimir Putin, mentre solo il 32%, condivide l’azione di quello americano. Il sondaggio è indicativo se si considera che l’Italia è storicamente un paese filo-Usa e che in questi ultimi anni abbiamo assistito, da parte di tv, giornali e intellettuali, alla costante beatificazione del presidente americano e alla criminalizzazione di quello russo. Il circo Barnum dei talk show, degli editorialisti, dei think tank accademici e dei paludosi ambienti di un potere manipolatorio, nonostante l’impegno costante e l’impiego di mezzi e denaro, non sempre riesce a trasformare la realtà a proprio uso e consumo.
Putin viene premiato per la determinazione e l’efficacia che sta mostrando nella lotta all’Isis, combattendolo a viso aperto e pagandone un prezzo altissimo.
Obama viene punito per l’ambiguità con cui sta affrontando il terrorismo islamista; per la responsabilità (in comune con francesi ed inglesi) nel disastro libico, la più insulsa ed incomprensibile guerra degli ultimi anni che ha aperto il vaso di Pandora del jihaidsmo in Medio Oriente; per gli ondeggiamenti tra dichiarazioni bellicose, titubanze e non chiariti legami con coloro che l’Isis lo hanno creato e tuttora lo finanziano.

IL VERTICE CON HOLLAND

Ma la vittoria di Putin non è solo una questione d’immagine; è soprattutto di sostanza diplomatica e politica.
La conferma è il recente viaggio del Presidente francese Francoise Hollande a Mosca; formalmente per concordare l’azione militare in Siria, di fatto per impegnarsi in sede Onu e Nato a soddisfare le richieste di Mosca. Gli attentati di Parigi hanno convinto la Francia a schierarsi dalla stessa parte della Russia nella lotta all’Isis.
Nella conferenza stampa congiunta, a non pochi in Occidente devono aver fischiato le orecchie quando Putin ha dichiarato: “Quelli che applicano due pesi e due misure quando si tratta con i terroristi, che li utilizzano per raggiungere i propri obiettivi politici e s’impegnano in attività illecite con loro, stanno giocando con il fuoco”.
E quando il leader russo ha attaccato direttamente la Turchia, non solo per l’abbattimento del jet, ma per il ruolo non chiaro nei traffici petroliferi che alimentano l’economia del Califfato e che coinvolgerebbero Ankara, Hollande non ha battuto ciglio. Putin ha ribadito l’esistenza d’immagini (mostrate alla comunità internazionale nel vertice di Antalya) di colonne di autocisterne che giorno e notte trasferiscono in Turchia quantità di petrolio “su scala industriale, provenienti dalle regioni della Siria ora in mano ai terroristi”; una sorta di vero e proprio “oleodotto vivente”.
Hollande, dal canto suo, non ha provato la minima difesa di un paese alleato della Francia in quanto membro della Nato; ma ha ribadito persino che la distruzione dei convogli di petrolio e delle raffinerie “principali fonti di sostentamento dell’Isis” (esattamente ciò che sta facendo la Russia), è prioritario per sconfiggere l’Isis.
Anzi ha persino posto le sue condoglianze per la morte del pilota russo abbattuto dai turchi, cosa non scontata considerando che Obama, dopo l’accaduto, aveva immediatamente preso le difese di Erdogan.
Putin e Hollande hanno messo sul tavolo anche altri temi:
  1. La questione ucraina, concordando sul rispetto degli accordi di Minsk (violati ripetutamente dal governo di Kiev) e sull’applicazione del format di Normandia deciso nei mesi scorsi dal quartetto composto da Russia, Ucraina, Germania e Francia.
  2. La necessità di una coalzione anti-Isis in sede Onu (richiesta da sempre di Mosca e fino a poco tempo fa non voluta da Washington).
  3. Una transizione democratica in Siria, in cui Hollande non vorrebbe alcun ruolo per Assad, mentre Putin ha ribadito che solo il popolo siriano potrà deciderlo.
Ma è soprattutto su come coordinare la guerra all’Isis che sono emersi clamorosi cambiamenti.
Putin ha confermato che dal punto di vista russo, “l’esercito del presidente Assad e lui stesso sono i nostri naturali alleati nella lotta contro il terrorismo”.
Hollande ha ribadito che la Francia sosterrà i gruppi “che possono rovesciare la situazione sul terreno e recuperare il territorio” conquistato dall’Isis.
Ma per la prima volta, il presidente francese ha affermato che bisogna concentrare l’attacco “contro l’Isis e i gruppi terroristici”. Un chiaro segno di come la Francia non intenda più appoggiare le organizzazioni jihadiste di Al Qaeda (come Al Nusra) che l’America si ostina ad includere tra i famosi “ribelli moderati” e che rappresentano uno dei più grandi fallimenti nella lotta contro il Califfato.

SCACCO AL RE

Insomma, Putin esce dal cono d’ombra in cui i falchi di Washington avevano provato a rinchiuderlo e diventa il regista del gioco diplomatico in Medio Oriente e il leader guida nella lotta all’Isis. La Russia si pone come potenza globale in grado di risolvere le crisi internazionali e non solamente subirle, dettando l’agenda politica e militare.
In Europa si diffonde sempre più la consapevolezza che Mosca non è un avversario, ma il principale alleato contro la minaccia islamista.
Forse non è ancora la vittoria di Putin; di certo è la sconfitta di molti suoi nemici.