giovedì 7 gennaio 2016

Acca Larenzia



da maurizio lupini
 

“Entrammo nella vita dalla porta sbagliata”, queste parole di Massimo Morsello, cantautore e militante della destra, sono in una delle sue canzoni che più amo, dedicata a quella generazione militante che aveva vissuto  gli anni di piombo. Sulla sua stessa pelle.
Una generazione di ragazzi, una generazione che sognava di poter cambiare il mondo, di fare “la rivoluzione” per renderlo più giusto e migliore. Erano tempi in cui fare militanza a destra era difficile  e decidere di appartenere a quell’ambiente era come fare un patto con il destino avverso. Era il sette gennaio  1978, un sabato, era una fredda giornata invernale nuvolosa e cupa,  quasi a presagire un qualcosa di negativo nell’aria. Già dalla prima mattina, durante l’affissione in via Appia, per la manifestazione – concerto degli Amici del Vento, che si sarebbe dovuta tenere il giorno successivo,  vi furono le prime avvisaglie: fummo attaccati da appartenenti della estrema sinistra,  in particolare ad Autonomia Operaia.

Eppure non era che una delle tante scaramucce quotidiane,  che mai e poi mai avrebbe, comunque, fatto paventare  quello che, solo poche ore dopo sarebbe avvenuto.
Erano circa le 16,00, come al solito si trascorreva il tempo insieme, e si discuteva, in sezione,
quando ci pervenne la notizia di un volantinaggio in Prati, e gran parte dei militanti presenti nella sede di Acca Larentia, sempre molto affollata, si mosse da lì per andarvi a partecipare, mentre noi rimanemmo, in quattro. Eravamo Franco, Francesco, Enzo ed io. Era una serata come tante. Sembrava una serata come tante.  Ma avrebbe cambiato tutto.

Verso le 17,00 arrivò Pino e decidemmo tutti insieme di andare in Prati per raggiungere gli altri. Uscendo per ultimo, spensi la luce, e mi avviai verso la porta, al seguito degli altri quattro, che erano ormai fuori… L’ultimo di loro, aveva  lasciato sulla porta un messaggio, per un amico che sarebbe dovuto passare, con scritto “ci vediamo domani”, firmato “DONFRA”…Quel ragazzo aveva 19 anni, si chiamava Franco Ciavatta,  era buono come il pane, e solido come una roccia, ed era soprannominato “DONFRA”…

Nessuno avrebbe potuto mai credere che, di lì a pochi istanti, non avrebbe più avuto un domani...  Spensi la luce raggiunsi all’entrata gli altri e, poco prima che alle nostre spalle si richiudesse la porta, fummo investiti da un’intensa raffica di colpi. Agli aggressori la porta era parsa ormai chiusa, e credettero di inchiodarci tutti sul posto, con il fuoco incrociato, poi rivelatosi quello di varie armi, fra le quali la famigerata mitraglietta skorpion che già tanti delitti aveva compiuto, mossa da mani assassine. Fummo, appunto, investiti da quella raffica di colpi,  e venni letteralmente scaraventato all’interno, tanto che mi ritrovai sul pavimento, e dopo un attimo di panico, miracolosamente riuscii a sbattere la porta blindata, mentre all’esterno voci imprecavano per non essere riusciti pienamente nel vile intento di  ammazzarci tutti.

D’altronde erano giorni  difficili, l’ho già accennato, giorni in cui la parte avversa restava solitamente impunita, e urlava tronfia lo slogan che all’epoca imperava: “uccidere un fascista non è reato”. 
All’interno della sede, ci eravamo, come per  istinto, sdraiati in terra, al buio, ma non eravamo tutti illesi…Enzo sanguinava copiosamente… e qualcuno di noi mancava all’appello: avevo negli occhi Franco, sbalzato in aria dalla potenza d’urto dei proiettili che lo avevano colpito.
Era caduto e non l’avevo visto rialzarsi. Riaccesi la luce, e percepimmo l’enormità di quello che stava accadendo. La mostruosità di quanto era accaduto. Si vedevano scivolare verso l’interno, rivoli di sangue, che entravano da sotto la porta,  eppure, mai e poi mai, con la incoscienza dei miei, dei nostri venti anni, avemmo ad immaginare, in quei pochi attimi che furono necessari perché riaprissimo la porta, quel che ci saremmo trovati davanti.

Rimanemmo attoniti, quando, usciti in fretta, dovemmo bloccarci all’unisono, vedendo il corpo esanime di Franco Bigonzetti, riverso, inerme, crivellato di colpi, disarmato, come tutti noi, davanti all’agguato di vigliacchi ancora senza nome. A 38 anni di distanza.
In quel momento non potevamo esserne ancora pienamente consapevoli, ma stavamo muovendo i primi passi in un mondo che non sarebbe mai più tornato ad essere quello che era, o sembrava, “prima”. Eravamo come sospesi in un tempo senza tempo, come assistessimo dall’esterno a scene in cui vedevamo noi stessi muoverci,  e qualcuno di noi non muoversi più, restare esanime, al suolo. Sembrava un incubo, una situazione irreale, era come non riuscissimo a renderci conto che, quello che era avvenuto, era avvenuto veramente, non era un film, ma una terribile realtà.  Sentimmo chiamarci dal primo piano del palazzo soprastante la sede, da una voce concitata ed atterrita: una signora ci disse che un altro ragazzo era a terra, dall’altra parte della rampa di scale, verso via delle cave.

Mi mossi più veloce che potei, con un nodo in gola ed un buco nello stomaco, saltai i gradini a grandi balzi, e mi ritrovai sul marciapiede… Franco Ciavatta era lì, steso, sofferente, il mio inseparabile amico e camerata aveva bisogno di me:  “aiutami Maurì me brucio tutto dentro”, così mi disse, con una voce flebile, risoltasi in un sussurrìo. Gli avevano sparato, e sparato ancora,  non paghi di averlo ferito, vollero ucciderlo. Lo presi fra le braccia, chiamammo un’ambulanza … finchè l’ambulanza non arrivò, continuai a parlargli, tentando di celare il mio smarrimento, tenendolo stretto in un abbraccio fraterno, sul mio cuore. E non si è mai mosso, infatti, dal mio cuore. Né lui, né gli altri Nostri Caduti, di quegli anni, molti dei Quali Amici miei.

Morirà in ospedale, Franco, al San Giovanni, poco dopo il ricovero,  per una “emorragia causata da arma da fuoco”. E’ quel che scrissero, ma non rende l’idea della sua sofferenza, della sua morte e della nostra Perdita.Né di quel che sarebbe seguito. La reazione fu veemente e militanti accorsero in via Acca Larentia, dove lo sbigottimento  seguiva l’angoscia con cui si arrivava, ed a questo, si sostituiva man mano l’indignazione, incanalandosi, fino a quel momento, in una presenza militante che andava a dare il via ad una manifestazione spontanea, ed un corteo cominciava a muoversi, ma il fato avverso non era ancora sazio.

Qualcuno degli operatori del mondo dei mass media gettò una cicca di sigaretta nel sangue versato,  che neanche si era rappreso, era ancora fresco. E, comprensibilmente, l’indignazione crebbe, cominciò a rumoreggiare … Evidentemente non tutti coloro preposti al controllo della situazione avevano il controllo di se stessi e delle proprie azioni, oppure erano stati impartiti ordini precisi, da eseguire. Non posso saperlo, ancora adesso mi domando quando potrò, potremo, accedere alla verità, ma sta di fatto che un colpo sparato dalla pistola che, fu detto,  aveva in mano il Capitano dei Carabinieri, Sivori, attinse in piena fronte Stefano Recchioni, 19 anni,  militante di un’altra storica sezione del M.S.I  e chitarrista del gruppo di musica alternativa “Janus”.  Sarebbe dovuto partire all’indomani, per vestire la divisa dei “parà”,  morirà, invece, dopo due giorni di agonia.   Ed all’indignazione seguì la rabbia.

Ero completamente ricoperto del sangue di Francesco Bigonzetti, quando rientrai a casa solo per lavarmi e cambiarmi, poi, contro il parere dei miei, tornai ad Acca Larentia, ancora camminando come in una situazione fuori della realtà,  dove, però, cominciai lentamente, inesorabilmente, a calarmi, assumendo piena e compiuta consapevolezza di quel che era accaduto, e del nel dolore immenso  che mi si propagava dentro.

Una ferita mi si era aperta, una ferita che non si sarebbe potuta  richiudersi mai più. Una ferita per una intera comunità militante, un trauma scolpito maledettamente nella mia, anzi nella nostra psiche di ragazzi ventenni. Affiggemmo uno striscione fuori la sede, con una scritta che è rimasta impressa nella mia mente: “LA LIBERTA’ NON PUO’ MORIRE A VENTANNI! Grazie, D.C.!”….
Sono passati tanti anni, troppi anni …trentotto anni. E non ho mai smesso di lottare, lottare per quei valori per quegli ideali  che vorrei trasmettere alle nuove generazioni per mantener vivo il ricordo, e la speranza. Ho dedicato ogni giorno della mia vita, da allora fino a che Dio vorrà, per Loro, che quel giorno passarono sulla riva di un altro mare.

Anche quest’anno, la nostra comunità, doverosamente fuori da ogni ipocrisia ed ogni retorica, rinnoverà ed onorerà la Memoria di FRANCO, FRANCESCO e STEFANO con un Rito religioso, in Roma, questa sera,  presso la Cripta dei  Sette SS. Martiri Fondatori di Piazza Salerno, alle ore 18,00. Sarà anche un’occasione per ritrovarsi e sentire che, come sappiamo, sono al nostro fianco.

sabato 2 gennaio 2016

Nuovo mercatino a Piazza Navona, un suk regno degli abusivi...


da iltempo.it

Piazza Navona si trasforma in suk sotto le feste di Natale. Anzi, no. Perché i suk, quelli veri, sono delle realtà saldamente ancorate alle tradizioni e alle culture del territorio; tutto quello che manca a questa piazza Navona 2.0. Del suk ha preso l'aspetto che a noi occidentali può dare più fastidio, la confusione e l'ha fatto diventare legge: a piazza Navona ognuno può fare quello che vuole. E allora, mentre il I Municipio presenta in pompa magna le onlus che hanno partecipato e vinto il bando e che hanno preso il posto dei mancati banchi commerciali e dei presepi, poco più in là ci sono decine di abusivi che vendono borse, porta selfie, sciarpe e occhiali da sole, mimi di ogni genere, artisti di strada con le bombolette spray, cinesi con banchetti di bigiotteria e altra paccottiglia. Nulla che ricordi neanche lontanamente lo storico mercatino della Befana, appuntamento amato dai romani e soprattutto dai bambini. Infatti di bambini se ne vedono pochissimi e quasi tutti ammassati sul lato della piazza dove ci sono le postazioni degli spettacoli viaggianti, giostra inclusa, la cui idoneità a stare lì è stata messa in discussione qualche mese fa dai vigili urbani, nonostante dal Municipio continuino a ripetere che ìgli uffici hanno svolto tutti gli accertamenti del caso».
Fatto è che sulla piazza da oggi monteranno gli stand di alcune delle più importanti onlus tra cui Unicef, Croce Rossa, Greenpeace e Sant'Egidio, mancherà lo stand del Gay center, forse per il polverone di polemiche che l'iniziativa aveva suscitato, si cercherà di dedicare qualche gioco e qualche laboratorio ai bambini per circa 4 ore ogni giorno fino al 6 gennaio, con l'obiettivo di archiviare le polemiche e guardare al futuro perché, come ha dichiarato a Il Tempo la presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, «da domani si pensa al prossimo bando».
Soddisfatto Gianfranco Mascia dei Verdi che ha fortemente voluto le onlus in piazza ma che non può fare a meno di sottolineare il dispiacere per «la mancanza di artigiani del presepe a piazza Navona». A rappresentarli c'è Paolo Padovani, presidente dell'associazione Fiera di Piazza Navona e preseparo storico. Arriva con un presepe fatto con le sue mani e continua a ripetere «mi hanno detto dal Municipio che non eravamo in possesso dei requisiti di qualità, questa non è qualità forse?». Poi la presidente Alfonsi lo avvicina e gli dice che devono iniziare la conferenza, lui ascolta le sue parole dal palco ma poco più tardi se ne va, perché ha accusato un leggero malore. Alfonsi si dichiara contenta del lavoro svolto ma poi si rammarica p er «la non presenza degli artigiani sulla piazza», anche se si affretta a sottolineare che «sono stati loro a non voler montare l'anno scorso, forse se lo avessero fatto oggi starebbero qui, come la giostra». Gli stand intanto sono lì, a zero costi per l'amministrazione ma anche a zero ricavi, visto che non hanno pagato l'occupazione di suolo pubblico. Lì ci sono gli spettacoli viaggianti, che non hanno affatto, come avevano invece dichiarato, tolto di mezzo fucili e pistole a salve, nonostante l'invito a farlo di Tronca. Il motivo? Lo spiega l'assessore al commercio Jacopo Pescetelli «non si può fare amministrativamente». Perché quelle postazioni hanno vinto un bando per l'attività che svolgono e se cambi qualcosa in corso d'opera devi modificare loro il titolo. Si è scoperto solo adesso? In piazza c'è pure il Babbo Natale che aveva vinto il bando ma che non potrebbe esserci visto che il bando è stato sospeso. Ma lui sintetizza bene il perché è arrivato con tanto di slitta e palloncini, sebbene il Natale sia già passato «tanto in piazza, di tradizionale, non è rimasto più nulla”.

giovedì 31 dicembre 2015

Viva l'Italia


L’Italia occupa lo 0,5% della Terra, e ci vive lo 0,83% dell’umanità.

Le condizioni bio climatiche sono uniche al mondo, 
permette alla penisola di essere la prima nazione 
al mondo per biodiversità:

7.000 differenti vegetali, segue il Brasile con 3.000
58.000 specie di animali, segue la Cina con 20.000
1.800 vitigni spontanei da uva, segue la Francia con 200
997 tipi di mele, in tutto il mondo ne esistono 1.227
140 tipi di grano, seguono gli USA con 6

L’Italia possiede il 70% del patrimonio artistico e umano,
il rimanente 30% è sparso in tutto il resto del pianeta.

Viva l'Italia!
Buon anno di Lotta e Vittoria.

lunedì 28 dicembre 2015

Roma la città dove non è Natale: niente freddo, luci spente e negozi vuoti


da romatoday.it
Poche luminarie, addobbi miseri, marciapiedi ricoperti di guano, un Capodanno incerto, piazza Navona senza festa, il commercio che arranca, le temperature autunnali e la cappa di smog sulla città, il Giubileo orfano di turisti e pellegrini, forse frenati dagli allarmi bomba. A Roma non è Natale.
Un mix di fattori spazza via l'aria di festa, quella che nelle grandi capitali non manca mai.
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TURISMO IN CALO - Le strade sono vuote, è un dato di fatto. I primi numeri dell'Osservatorio dell'ente bilaterale del turismo del Lazio (Ebtl) parlano da soli: 216 mila e 500 arrivi e 490 mila presenze con un calo rispettivamente del 1,45 per cento e dell'1 per cento sullo stesso periodo del 2014. Cifre al di sotto delle aspettative anche per Capodanno con 202 mila arrivi e 536 mila presenze e un calo rispettivamente dello 0,49 e dello 0,37 sul 2014. Il tutto con il carico da novanta dall'allerta smog, che pesa e peserà sull'economia cittadina.

SMOG E TARGHE ALTERNE - Settimane di stop per i veicoli inquinanti e quattro blocchi del traffico con targhe alterne hanno impedito ai romani le consuete compere natalizie.
Macchine a casa, e soldi spesi fuori dalla Fascia Verde. Perché si sa, piuttosto che avventurarsi su bus di periferia che passano ogni mezz'ora, meglio rifugiarsi nei centri commerciali, unici a beneficiare delle misure messe in campo dal commissario Tronca.

COMMERCIO IN CRISI - "Le targhe alterne rischiano di costare oltre 100 milioni di euro al commercio di prossimità romano" tuona la presidente di Cna Commercio, Giovanna Marchese Bellaroto. In queste ore un primo calcolo, registri alla mano, delle perdite subite dagli esercizi.
Su undici giorni di commercio natalizio, dal 16 al 24 dicembre, quattro sono stati ammazzati dal blocco del traffico, due nel weekend. "Sono i giorni in cui i negozi puntano a recuperare le perdite dell'anno. Io personalmente con la mia attività ho perso 11mila euro questo mese.
E' stata una mannaia".

CAPODANNO E CONCERTONE - Negozi vuoti, strade un po' tristi, e un Capodanno ancora tutto da organizzare. Il concertone è salvo, come confermato dal commissario Tronca che ha fatto un passo indietro rispetto alla decisione iniziale di non spendere risorse per i festeggiamenti.
Ma il tempo stringe e sul grande evento ci sono solo ipotesi. Sarà ospitato certamente in una delle piazze centrali di Roma, forse piazza del Popolo, forse ancora una volta il Circo Massimo. Per i nomi si è parlato dei Negramaro, dei Litfiba, ma ancora senza conferme. Della consueta diretta Rai non si sa niente.
E non manca chi invita a premere sull'acceleratore.

PIAZZA NAVONA SENZA MERCATO - Grande assente della tradizione natalizia, lo ricordiamo, anche piazza Navona. Per il secondo anno di seguito, nella corsa a trasparenza e legalità delle concessioni, i bambini restano senza festa. Il bando partorito dal I municipio per la Befana 2016 è stato annullato dall'Anticorruzione. Postazioni ai soliti noti, leggi Tredicine&Co, e qualità della merce tutt'altro che garantita dalle nuove regole. Insomma, il solito pasticciaccio alla romana, con toppa dell'ultimo minuto: un'altra gara rivolta ad associazioni di beneficenza e onlus per proposte di animazione e iniziative ludico culturali. Onde evitare la desolazione.

LUCI E ADDOBBI - Un Natale fantasma, che non si sente e non si vede, poco illuminato e poco addobbato. Tanto che il bando lanciato dalla Camera di Commercio per aiutare le imprese romane a ravvivare strade e vetrine, è ancora attivo. Non è bastata la prima gara di fine novembre.
In corso ne abbiamo un'altra, partita il 14 e in scadenza il 28, per ottenere un contributo ulteriore di 3 mila euro. Ma, nel migliore dei casi, le lucine non saranno installate prima del 30 dicembre, già a metà del periodo festivo.

I FORI CON IL GUANO E SENZA SAMPIETRINI - A fare compagnia alle passaggiate dei romani invece non manca il guano. Vie e piazze "addobbate" da patine di escrementi di uccello che non risparmiano le macchine parcheggiate, i marciapiedi, gli arredi urbani. Zaffate fetide e amare e carreggiate scivolose, vero pericolo per le due ruote.  Il guano e la tristezza non risparmiano neanche i Fori Imperiali, già sfregiati dalla colata di asfalto del cantiere metro C. Nel tratto tra la fermata Colosseo e Largo Corrado Ricci, i sampietrini non ci sono più, gli scavi sono stati ricoperti in via provvisoria con del semplice bitume. Un'autostrada, più che l'asse del sito archeologico più famoso al mondo. 

giovedì 24 dicembre 2015

Buon Natale Italia


di Giorgia Meloni

Amo il Natale. Amo le luci della città in festa; amo la messa di mezzanotte e le canzoni della mia infanzia; amo l’impazienza dei bambini al mattino e la loro faccia spiaccicata contro il vetro della stanza in cui è sceso Babbo Natale; amo il pranzo in famiglia, il calore dei tortellini in brodo e i racconti di mia nonna, già sentiti mille volte; amo lo scambio dei regali con gli amici, l’asta del Mercante in fiera e la sfigatissima carta del “lattante”; amo i film di buoni sentimenti in tv, 
sempre gli stessi, ogni anno; amo i piccoli presepi artigianali con il fabbro che picchia col martello sulla botte; amo l’atmosfera di casa, la tradizione che si rinnova.
 
Amo l’Italia, e non voglio che tutto questo si perda nel tempo o che venga sconfitto. Per questo mi batto. Per questo ci battiamo.
 
Buon Natale Italia.

lunedì 21 dicembre 2015

Rinnova te stesso.


da azionetradizionale.com

È impossibile poter parlare del Solstizio d’Inverno con le stesse parole che ognuno aveva dentro di sé l’anno precedente, così per ognuno saranno inopportune, al prossimo Solstizio, le parole e le vicissitudini interiori del Solstizio presente.

Per i neo-pagani, i new age e ogni altro genere di neospiritualisti, uno scienziato o un astrologo dei nostri tempi – gente questa che fa tutta parte della stessa paccottiglia, avanguardia più o meno consapevole del “materialismo dirompente”- questo non è che un fenomeno naturale; da studiare o “celebrare” in quanto tale, con una sterile adorazione all’occorrenza, alimentando ancor di più l’ego nei suoi aspetti intellettivo o emozionale. È un vivere, questo, il momento nella maniera esattamente opposta a quella che il simbolo, che in questo momento irrompe nella storia, ci comunica.

Al semplice quesito su quale sia il significato del Solstizio d’Inverno, non si potrebbe non rispondere con quella Verità universale che già Ezra Pound rese celebre e monolitica nella frase «Rinnovatevi col Sole, e con ogni Sole rinnovatevi». Proprio in virtù di questo rinnovamento non è mai possibile vivere il Solstizio ogni anno con la stessa consapevolezza; sempreché il lavoro che di anno in anno si conduce sia reale ed effettivo: agente sulla nostra anima.

“Celebrare” semplicemente, o forse sarebbe meglio dire “semplicisticamente”, il Solstizio nella singola data del 21 dicembre, in particolare lì ove vi fosse una consapevolezza più elevata rispetto a quella dei neospiritualisti, sarebbe un po’ fare come quelle persone che nel giorno conclusivo della guerra vogliano salire sul carro con i vincitori, per spartirvi un’immeritata vittoria. Questo perché il Solstizio d’Inverno rappresenta invece simbolicamente la battaglia finale di una guerra, che dura tutto l’anno, tra la Luce e la sua assenza; battaglia che vive il suo momento più drammatico dal momento in cui le tenebre cominciano a prevalere apparentemente sulla luce. Sappiamo infatti che in base al Principio del “Come in alto così in basso”, la natura non è che l’espressione manifestata e simbolica della Realtà metafisica, dalla quale procede. Ciò che accade naturalisticamente è quindi l’immagine di ciò che accade metafisicamente, durante il Solstizio.

Combattere col Sole vuol dire affermare la sua presenza nel nostro cuore, prendendo anche noi parte, nella nostra interiorità, a quella battaglia. Un’attenzione particolare, delle rinunce a qualcosa di materiale che ci rendiamo conto abbia particolare presa sulla nostra anima, una determinata sobrietà, delle astinenze, non sono altro che le armi con cui possiamo, nel nostro intimo, affrontare e sconfiggere le tenebre che singolarmente ci attanagliano. Sono le lame con cui recidere i nodi dell’attaccamento alla mondanità. Tengono alto il nostro grado di difesa contro tutti quei nemici, tutte quelle scorie, che durante l’anno, quando splende il Sole, “potendoci permettere di abbassare un po’ la guardia”, cercano di annidarsi, si annidano in noi. Sono queste le armi con cui l’uomo riafferma la sua sovranità e la sua virtù sulla sua dimensione infera, trasfigurando quelle forze e quegli impulsi in nuova semenza da far fiorire in sé, con cui affrontare i nuovi progetti che si pone, per l’anno che verrà.

Capiamo così che vivere il Solstizio non è partecipare al momento culminante, visibile come fenomeno naturale, ma è prendere parte alla battaglia che inizia già tempo prima, con l’irrompere dell’autunno: momento in cui la luce si accorcia rispetto al buio.
Interiorizzare il Sole Nuovo è accorgersi che tutto quel che di superfluo prima ritenevamo parte integrante e determinante delle nostre vite e nel trascorrere dei nostri giorni, d’un tratto non lo è più, sciolto, come la neve dell’inverno dal Sole che trionfa. Senza alcun rimpianto, come un qualcosa di totalmente naturale.

L’ascesi solstiziale è dunque tornare a scoprirsi nudi dai vestimenti indossati dall’ego per coprire le sue debolezze, per assecondare quell’aspetto istintuale e naturalistico che è il suo più ghiotto “auto-nutrimento”.
Vivere con lucidità questa battaglia è poter rispondere sempre più serenamente e con chiarezza al quesito che in ogni momento della nostra giornata dovremmo porci «Sono io la situazione/l’emozione/il condizionamento/lo stato d’animo che sto ora vivendo/il lavoro che sto compiendo/il desiderio per l’oggetto che sto ora bramando?». Guardarsi intorno e capire che, pur potendolo vivere, tutto ciò che ci circonda ci è del tutto estraneo, come per un guerriero è del tutto indifferente un nemico ormai neutralizzato. Dopotutto siamo nati del tutto privi dei condizionamenti e dei vizi che ogni giorno ci mettiamo addosso; allo stesso modo possiamo serenamente vivere senza.
Sia nostro, nei confronti del mondo, non il disgusto di chi lo fugge, ma il sorriso di chi, dall’alto di un monte, guardi una fiera di nani, divertito ed egualmente, romanamente, impietosito dalla loro impotenza.

Hic et nunc. Come il Sole che, oggi, sta!

Gioventù nazionale in corteo a Firenze contro Renzi, marionetta delle banche




da secoloditalia.it

A casa del premier per tirargli le orecchie. Centinaia e centinaia di ragazzi di Gioventù nazionale, l’organizzazione under trenta di Fratelli d’Italia, sono scesi in piazza a Firenze contro il governo Renzi, mai come in queste ore sprofondato nelle sabbie mobili del trasformismo e dell’ipocrisia con il corto circuito sociale scaturito dal provvedimento “salvabanchieri”.

A Firenze contro Renzi

«Nella città dove ha mosso i primi passi politici la marionetta delle banche e dei poteri forti Renzi, abbiamo ribadito che questa generazione non arrende – ha dichiarato Marco Perissa, leader di Gioventù nazionale – slogan contro la “buona scuola”, che è l’ennesima presa in giro nei confronti degli studenti, contro il nuovo Isee, che uccide il merito e il diritto allo studio,  contro la mancanza di vere politiche sul lavoro, che condannano i nostri coetanei alla precarietà, alla disoccupazione o peggio alla fuga dall’Italia per trovare fortuna. Noi non ci stiamo.  Arrabbiati, liberi e fieri di sventolare le nostre bandiere, raccontiamo una generazione che si riappropria del futuro negato. «Con i piedi nel fango e lo sguardo rivolto alle stelle, lanciamo la nostra sfida», dicono i ragazzi arrivati da tutta Italia nel capoluogo toscano.

Gioventù nazionale non molla

L’obiettivo della grande mobilitazione popolare nella città di Dante è quello di lanciare un forte messaggio contro l’emergenza dell’immigrazione clandestina, gestita in modo fallimentare da una sinistra che ha aperto i confini dell’Italia con rischi enormi per il tessuto sociale, economico e culturale dell’Italia che, dopo gli attacchi di Parigi, deve confrontarsi con il pericolo del terrorismo. Lunga la lista degli errori dell’ex rottamatore ,inquilino abusivo di Palazzo Chigi. «Il pericolo dell’infiltrazione del fondamentalismo islamico, lo Ius soli e la cittadinanza rapida, le cooperative rosse che gestiscono il business milionario dell’accoglienza, lo sfruttamento della manodopera a basso costo, l’abbandono delle nostre periferie, l’assenza di un futuro per i nostri giovani, l’abolizione del reato di clandestinità, l’insicurezza e la criminalità – si legge in una nota di Gioventù nazionale – la subordinazione verso un’Europa che non tutela i nostri interessi, la concessione di diritti agli stranieri che i nostri connazionali si vedono negati, l’abusivismo e il degrado nei nostri centri storici, l’assenza di una politica estera di respiro mediterraneo e continentale sono solo alcuni dei problemi che, da italiani, abbiamo il dovere di affrontare e risolvere».

Casaggì: prima gli italiani

Violata la roccaforte di Renzi al grido di “Prima gli italiani”. «Una grande mobilitazione identitaria che ha centrato l’obiettivo: rappresentare il dissenso popolare e portarlo nelle strade, nella città del premier», spiegano i ragazzi di Casaggì Firenze (centro sociale di destra) che hanno sfilato per le vie di Firenze insieme a Gioventù nazionale. «Il riscatto dei tantissimi italiani che il buonismo ipocrita ha lasciato indietro: una maggioranza silenziosa e stanca, composta dai tanti lavoratori che mantengono in piedi questo sistema con le proprie tasse e si vedono scavalcati nelle graduatorie per le case popolari da chi è arrivato in Italia pochi mesi prima, dalle tante famiglie povere che si sacrificano silenziosamente per sbarcare il lunario, dai pensionati senza più una dignità, dai residenti di quelle periferie che stanno subendo la crisi economica e la violenza di un immigrazione incontrollata che viene pagata soltanto dagli ultimi». La marcia dei giovani di destra a Firenze è stata un messaggio chiaro al governo del “Boldrini-pensiero”.