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martedì 16 maggio 2017

La storia. Trent’anni di Fare Verde e le intuizioni di Paolo Colli



da barbadillo.it 
(Sandro Marano)
 
Nel 1990, dopo quattro anni di esperienza in Legambiente e nelle Liste verdi, cercavo un’associazione ambientalista che meglio rispecchiasse la mia visione del mondo organica e spiritualista. M’imbattei per caso in un lucido preciso pregnante articolo apparso sul Secolo d’Italia del 5 novembre 1990 nel quale si annunciava che Fare Verde (associazione ambientalista che era nata ufficialmente il 17 febbraio 1987 e aveva sede in Roma a via Sommacampagna, 29) aveva lanciato una petizione rivolta al Parlamento per introdurre il vuoto a rendere con cauzione per liquidi alimentari e vietare gli imballaggi in materiale non biodegradabile. 
Era la via maestra, tuttora disattesa dal legislatore, per risolvere il problema dei contenitori e degli imballaggi che costituiscono ben il 40% dei rifiuti solidi urbani. Presi contatto con Paolo Colli, che ne era il presidente, avviando anche a Bari la raccolta di firme con vari banchetti e fondai nel 1991 il gruppo barese di Fare Verde. Ripensavo a tutto questo leggendo nel libro di Adalberto Baldoni “Destra senza veli” (edizioni Fergen) il conciso e compendioso paragrafo dedicato a Fare Verde (pp. 398-402). 
Quest’anno ricorrono ben trent’anni dalla nascita di Fare Verde e non si contano le iniziative, le manifestazioni, i convegni, le proposte di legge (tra cui quella diventata legge sulla messa al bando dei cotton fioc non biodegradabili), di cui l’associazione è stata protagonista. E tutto questo è stato reso possibile dalla straordinaria intuizione che ebbe nel 1986 Paolo Colli e dalla comunità umana che egli seppe mettere assieme per vivere l’ambiente.

domenica 22 marzo 2015

Nel nome di Paolo Colli un convegno a Montecassino a dieci anni dalla morte


di Gloria Sabatini

Dieci anni. Tanti ne sono passati  (era il 25 marzo 2005)  da quando Paolo Colli,   fondatore e anima di Fare Verde, occhi celesti, sorriso sornione, energia incontenibile,  ci ha lasciati per una leucemia folgorante contratta in Kosovo.  Terra martoriata dove Poldo aveva organizzato tante iniziative di solidarietà dopo la guerra nella quale la Nato utilizzò armamenti all’uranio.

Domenica il ricordo di Paolo Colli

Domenica 22 marzo l’associazione ambientalista Fare Verde ne  ricorda la figura e l’impegno  con un convegno dal titolo “Paolo Colli dieci anni dopo: un futuro dalle radici profonde” che si svolgerà a partire dalle ore 10, a Montecassino, in provincia di Frosinone, davanti alla storica abbazia, nel corso dell’assemblea nazionale degli iscritti. “Non sarà il semplice ricordo di un uomo che ha dedicato la sua vita per l’ambiente e per gli altri – spiega Francesco Greco, presidente nazionale di Fare Verde – partiremo dal suo esempio costante per rilanciare battaglie in difesa dell’ambiente e di chi non vota,  gli animali, il mare, le generazioni future, i beni culturali e le tradizioni. Infine daremo nuove prospettive all’attività associativa: efficientamento energetico, “vuoto a rendere” degli imballaggi, lotta agli Ogm,  tutela e valorizzazioni dei prodotti agricoli tradizionali, ferma opposizione allo scellerato progetto del governo Renzi di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato”.

Una storia che viene da lontano

Nata da una costola del Fronte della Gioventù di Roma, Fare Verde è stata vissuta fin dal principio come  un modo di essere, una missione, un’attività autonoma vissuta da decine di volontari ben al di là degli esperimenti mordi e fuggi dell’associazionismo cosiddetto “parallelo”,  che negli anni ’80 occupava le riflessioni dei giovani di destra. La natura come l’altra faccia del sacro, la sua conservazione vista come un dovere per tutelare un patrimonio unico da tramandare di padre in figlio. Un’avventura nella quale Paolo Colli si tuffò anima e corpo: camicie a quadretti,  jeans preistorici, superga taroccate ai piedi, borse di juta, agende in carta riciclata, sacchetti di compost a portata di mano. Bicicletta o scooter quasi mai in giacca e cravatta. Sempre fedele a se stesso anche quando divenne vicedirettore dell‘Arpa del Lazio. Nessuna differenza – dice chi ha avuto l’onore di conoscerlo – tra il quindicenne Paolo Colli fiduciario del Fronte della Gioventù  nel rosso liceo “Socrate” della Capitale e il quarantenne vicedirettore dell’Arpa Lazio e presidente di Fare Verde.

La battaglia contro i cotton fioc e gli incendi

Paolo Colli ha vinto la pluriennale lotta contro i cotton fioc che mandavano in tilt i depuratori e inondavano le nostre spiagge:  il divieto di produzione e commercializzazione dei bastoncini netta-orecchie  in materiale non biodegradabile è diventata legge nel 2002. Paolo Colli si è arrampicato sopra le vette ferite dai piromani per spegnere i fuochi della speculazione e delle mafie locali con decine di campi antincendio nel Lazio, in Campania, in Sicilia. Ha  guidato la battaglia per l’energia pulita con presìdi, picchetti, comizi, e con l’esempio ha messo all’angolo il finto ambientalismo di sinistra e i suoi cliché. Mai stanco, a macinare chilometri in macchina in giro per l’Italia. Sempre di corsa non ha trovato neppure il tempo per curarsi, per il trapianto di midollo – diceva- “non c’è fretta”.